Per ciò che concerne lo sviluppo della performance fisica, abbiamo notato nello scorso articolo che molti nostri lettori sono concordi nel dire che sviluppare una metodologia di allenamento molto specifica, con gran parte degli allenamenti svolti utilizzando il pallone, risulti fondamentale per allenare le capacità tecnico-tattiche e le componenti di resistenza specifica in relazione a quello che succede in gara.

Altri invece affermano l’impossibilità di svolgere tutte le sedute e le singole esercitazioni con la palla, poiché sarebbe difficile riprodurre azioni di altissima velocità e/o intensità le quali sono più facilmente raggiungibili a “secco”, e che bisognerebbe inoltre specificare il contesto in cui si opera, settore giovanile o prime squadre, prima di poter decidere da quale metodologia poter attingere in parte o integralmente.

Potrebbe aver senso pensare che la periodizzazione tattica (PT) in contesto giovanile non sia la metodologia più adatta, poiché essa si concentra sullo sviluppo delle capacità tecnico-tattiche e fisiche in relazione al modello di gioco proposto, senza considerare una fase di sviluppo e crescita a tutto tondo, nella quale è necessario ricercare anche e soprattutto la varietà degli stimoli proposti, così da poter formare un atleta, prima che un giocatore, dal bagaglio di esperienze motorie più ampio possibile. Nonostante tutto quasi tutti sono concordi nell’affermare come la PT abbia dei limiti d’insieme ma un enorme pregio, ossia quello di aver riportato il gioco al centro di tutto.

“Siamo in grado di differenziare tra l’allenamento tradizionale in cui i diversi fattori differenti sono allenati in isolamento, l’allenamento integrato, che utilizza il pallone in cui gli obiettivi fondamentali non sono molto diversi da quello tradizionale; e c’è la mia strada di allenamento, che si chiama periodizzazione tattica. Non ha nulla a che fare con i due metodi precedenti, anche se molte persone potrebbero pensare così”(Mourinho, 2006).

Provando a rispondere alle domande dei lettori vediamo insieme i punti su cui si basa la periodizzazione tattica dal punto del preparatore fisico, e cerchiamo di capire se lo 0% a secco sia una percentuale realizzabile sul volume globale dell’allenamento o se sia più appropriato collocare in alcuni parti di allenamento lavori più aspecifici,ad esempio quelli di forza in ottica ‘’preventiva’’.

La periodizzazione tattica (PT) nasce in Portogallo circa trent’anni fra dalle intuizioni del Professor Vitor Frade, che lo ha sviluppato tra l’Università di Oporto e i campi di allenamento del Porto. Si tratta di una metodologia che ha principi metodologici propri e che concepisce il processo di allenamento come un processo di insegnamento-apprendimento (Maciel, 2011)

La PT concepisce il calcio come un sistema costituito da componenti (i giocatori) che si inter-relazionano tra di loro con il fine di raggiungere un obiettivo di interesse comune, e dalle interazioni-relazioni che si instaurano tra i componenti del sistema stesso (la squadra).

Si basa su quattro dimensioni: la dimensione tattica che ha il ruolo di guida in tutte le esercitazioni diventando una propria sovradimensione che ingloba le altre, poi quella psicologica, tecnica e fisica.

Gli elementi tattici, tecnici, fisiologici e psicologici non sono mai allenati individualmente. Tutto è incluso, con la preoccupazione principale che ogni esercizio sia organizzato attorno (a almeno) uno dei quattro momenti del gioco e dei principi tattici. 
I principi tattici di gioco si riferiscono ad un modello di gioco che l’allenatore vuole adottare con la squadra e a quello che vuole sviluppare nei quattro momenti del gioco (fase di possesso, non possesso, transizione positiva e negativa). 
Questa metodologia si basa su alcuni principi metodologici: principio delle propensioni, dell’alternanza orizzontale e della progressione complessa.

Ogni sessione di allenamento è progettata per adattarsi al modello di gioco dell’allenatore. La ripetizione sistematica dei principi tattici di gioco dovrebbe consentire ai giocatori di trasformare il modello che l’allenatore vuole in abitudini. 

Struttura

Il microciclo settimanale di lavoro, dalla gara alla gara successiva, viene chiamato morfociclo (unità di tempo fondamentale), che all’interno rispetta tutti i principi metodologici. La programmazione annuale non prevede cicli particolari di carico o di scarico, non seguendo periodi preparatori e non utilizza picchi di forma ma ricerca un rendimento costante.
Nell’allenamento si ricercano le azione di gioco, a prescindere dei quattro momenti del gioco (fase di possesso, non possesso, transizione positiva e negativa) in cui potrebbe accadere, e comportano una 
decisione (dimensione tattica), un’azione o abilità motoria (dimensione tecnica) che ha richiesto un particolare 
movimento (dimensione fisiologica) ed è diretto da stati volitivi ed emotivi (dimensione psicologica) (Oliveira, 2004).  Un buon esecutore (vale a dire, un buon giocatore di calcio) è un individuo in grado di selezionare l’azione più appropriata per rispondere ai diversi scenari di gioco, e queste azioni sono sempre determinate da un contesto tattico (Garganta e Pinto, 1998). 
La dimensione tattica dovrebbe essere la componente dominante dell’allenamento. Tuttavia, la dimensione tattica non esiste per sé; ha senso solo quando avviene attraverso l’interazione delle altre tre dimensioni (Oliveira, 2004). 
Detto questo l’obiettivo settimanale è che la creazione di abitudini sia possibile solo quando il cervello ha sperimentato le stesse o simili situazioni di gara e le ha “registrate”.  Grazie agli studi di Haggard & Libet (2001) si è visto come che il cervello si prepara alle risposte di movimento prima quando una persona è consapevole che si verifichi quel movimento.
Le azioni e le decisioni che vengono prese ogni giorno, sembrano essere consapevoli e immediate, ma sono in realtà il risultato di processi inconsci nel cervello. Così, attraverso queste abitudini, tempi decisionali e di reazione possono essere ridotti sostanzialmente (McCrone, 2002).

Questo metodo di allenamento ha lo scopo di preparare l’atleta a comprendere e reagire più rapidamente ad ogni possibile situazione di gioco, e aggiungerei di sviluppare quelle richieste abilità tecnico-tattiche in specificità che sono poi strettamente legate alle richieste bio-motorie, sia metaboliche sia neuromuscolari.

Durante il morfociclo settimanale (vedi figura 1), la struttura ci porta ad evidenziare come ogni giorno sia diverso dall’altro sia per caratteristiche strutturali sia per macro-obiettivi.

Il primo giorno, chiamato Recupero Attivo, in cui si allenano sotto-principi, e sotto sotto-principi le esercitazioni hanno un basso impegno cognitivo e alta discontinuità favorendo il recupero. L’obiettivo è di recuperare psico-fisicamente quindi si tralasciano tutti i tradizionali lavori da lunedì (dalla potenza aerobica, al fartlek in regime aerobico) preferendo costruire insieme all’allenatore esercitazioni semplici più ludiche e con un impegno cognitivo ridotto.

Il secondo giorno, chiamato Tensione, prevede una seduta in cui sono sollecitati gli stessi regimi di contrazioni e gli stessi profili metabolici che il gioco stimola. Si possono prevedere esercitazioni, di durata breve seguite da pause più lunghe o esercitazioni all’interno della struttura abbiano grossa discontinuità. Tutto non deve avere una eccessiva complessità di contenuti e il focus (a livello fisico) è sullo sviluppo in specificità delle componenti accelerative, decelerative e dei cambi di direzione. Il numero dei giocatori per esercitazione è ridotto, il recupero tra le serie è ampio da consentire quasi un recupero completo.

Il terzo giorno, chiamato Durata, è uno dei giorni più importanti dove le caratteristiche delle esercitazioni somigliano alla gara. Le esercitazioni, allenanti i principi di gioco, sono collettive a numeri grandi, in spazi ampi e con una bassa discontinuità. Questo è il giorno migliore dove replicare le richieste della gara allenando la vera resistenza specifica, con micropause tra le serie che non abbassino troppo i parametri di potenza metabolica.

Il quarto giorno, chiamato Velocità, è l’ultimo per l’allenamento settimanale (escludendo la gara) e si allenano i sotto-principi e i sotto sotto-principi di gioco soprattutto in scala individuale. Le esercitazioni proposte saranno in un regime di elevata velocità di contrazione muscolare e prevedono adeguati recuperi all’interno delle serie di lavoro.

Organizzazione e valutazione della seduta

Cercando di trovare la giusta via di mezzo, tra una preparazione atletica tradizionale e la periodizzazione tattica, ci sembra che la strada da percorrere ci porti a selezionare alcune forme di allenamento più basate sul gioco escludendo in parte o totalmente lavori a secco, ad esclusione del pre-campionato.

La nuova idea è cercare di far sposare la componente fisica e la periodizzazione tattica ancora di più.

L’approccio all’organizzazione dell’allenamento e del morfociclo, rifacendosi ai principi sopra elencati e alla struttura prima delineata, farà sì che l’idea di gioco e l’organizzazione tattica sia alla base di tutto.

Infatti come possiamo leggere dalle ricerche attuali, gli indicatori di performance tattica dovrebbero riflettere l’importanza del lavoro di squadra, ritmo, fitness e movimento (Hughes & Bartlett, 2002).

Si è visto come l’utilizzo degli small sided games (SSG-G) con pochi giocatori (3vs3 o 4vs4) risulti efficace sia per il miglioramento delle abilità tecniche (Silva B,2014) sia per lo sviluppo e il mantenimento di elevati parametri di forza (Los Arcos A, 2015), ma a mio modo di vedere seppure rimanendo elevati i parametri di forza alcuni lavori quali esercizi di pesistica adattata (in palestra), core stability e agility sul campo dovrebbero essere svolti anche durante la stagione, con un importante se pur non primario volume all’interno della settimana, nell’ottica anche di ridurre l’incidenza di infortuni muscolari.

Dall’analisi condotta da Gaudino, 2014 si è visto che attraverso i possessi palla (SSG-P) e le partite (SSG-G) si possono ottenere alcuni adattamenti, aggiungerei in situazione allenando i nostri principi di gioco, specifici per via delle importanti richieste metaboliche. Infatti da questa analisi al crescere del numero dei giocatori, per una durata similare di 4 minuti, i parametri di potenza metabolica incrementano aumentando il numero dei giocatori e la relativa area di gioco, mostrando valori più elevati per SSG-P rispetto a SSG-G.

Da questa analisi puramente fisica, che si può effettuare utilizzando i GPS e un software di analisi dedicato si può spostare il focus cercando di integrare il più possibile le variabili tattiche.

Infatti, si può notare come questa metodologia abbia avuto il pregio di riportare il gioco al centro, e l’interpretazione del controllo e dell’organizzazione dell’allenamento ha generato una nuova idea di valutazione non solo tenendo in considerazione la distanza percorsa, le accelerazioni, decelerazioni, i picchi di velocità, la potenza metabolica e l’alta intensità ma una nuova integrazione di indicatori fisici con dati derivanti dall’analisi posizionale.

Sapendo che il comportamento dei giocatori in campo ha un grande grado di variabilità, essendo dipendente dall’interazione tra giocatori e compagni di squadra (Davids, Araújo, & Shuttleworth, 2005), questo approccio più olistico basato su variabili collettive come il baricentro di squadra, l’area coperta o la forma geometrica, a mio modo di vedere risulta più idoneo per ampliare la valutazione durante un allenamento.

Il fattore spazio e l’area per giocatore se utilizzati in modo corretto potrebbero determinare lo sviluppo o il non sviluppo di alcuni parametri, cercando di enfatizzarne altri ad esempio le azioni ad alta velocità poco raggiunte durante i possessi palla.

Si presume che le prestazioni tattiche nel calcio dipendano da come i giocatori siano posizionati dinamicamente secondo una distribuzione nello spazio e secondo i vincoli funzionali dinamici che si vengono a creare con l’ambiente (Araújo, Davids, & Hristovski, 2006). Cercando quindi una variabile collettiva che definisca una variabile dinamica negli sport di squadra (Frencken et al. 2011) si è arrivati ad esaminare la posizione del baricentro, monitorata con il GPS, e la superficie coperta dal singolo giocatore all’interno di esercitazioni (in questo caso di 4vs.4).

Sono state trovate forti relazioni lineari tra i movimenti avanti-indietro del baricentro, e si è compreso come valutare il baricentro possa essere una variabile collettiva per catturare la dinamica di squadra. Altri studi si sono orientati ad identificare il baricentro longitudinalmente e lateralmente, analisi che per fortuna si può effettuare con i GPS, per valutare il movimento nello SSG (Frencken & Lemmink, 2008, Frencken 2012).

Si è visto proprio che ci siano maggiori distanze, all’interno della squadra, legate alle azioni difensive e alla riorganizzazione della squadra nei momenti palla persa piuttosto che nei tentativi di andare a fare goal (Folgado, Lemmink, et al. 2014), conoscere e utilizzare il rapporto lunghezza / larghezza (lpwratio) nello strutturare gli esercizi rappresenta un utile strumento per valutare e per misurare poi le prestazioni tattiche.

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ cultore della materia di Basi del Movimento Umano e Teoria e Storia della Metodologia di Allenamento per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.