Parlare di questo tema sicuramente non è semplice e alle volte rischioso, poiché su questo si gioca gran parte della diatriba fra preparatori fisici (o atletici) e allenatori in tutto il mondo.
Qualsiasi tipo di estremismo non va bene: fare solo allenamento tradizionale o solamente la periodizzazione tattica, intesa come allenamento fisico, tecnico, tattico e psicologico solo con palla?

Nell’ annual plan proposto da Bompa, 2015 si legge come il calcio sia uno sport di grande tecnica e di richiesta fisica nel quale i risultati sono determinati dalla potenza, dalla velocità, dall’agilità e dalla resistenza specifica.
Il modello di periodizzazione per una squadra amatoriale (stagione Europea) ad esempio ci indica come nei vari periodi della stagione si debbano allenare le diverse qualità fisiche, nel periodo preparatorio, della durata di sei settimane, due settimane sono dedicate all’allenamento della capacità aerobica e all’allenamento della potenza aerobica, nelle restanti quattro settimane si continua con la potenza aerobica, si introduce l’allenamento della potenza alattacida, la potenza lattacida short, e l’aerobic compensation.
Nel periodo competitivo (13 settimane) gli allenamenti enfatizzano i sistemi energetici delle precedenti 4 settimane, quelli sono e non ci si può inventare nulla, a cui segue un periodo di scarico (cessation) e si riprende con un periodo preparatorio (quello invernale a Dicembre) a cui segue un nuovo periodo competitivo fino al termine della stagione, seguito da un periodo di transizione. Lo stesso discorso sviluppato per i sistemi energetici si potrebbe fare per la forza, dagli adattamenti anatomici, alla forza massima alla potenza.
In questo articolo non voglio parlare di volumi di allenamento, anche se potrebbe essere appropriato, ma voglio focalizzare l’attenzione su questa domanda: a questo punto è’ ancora giusto parlare di periodizzazione “classica” che prevede questi determinati periodi e ricerchi il picco di forma in uno sport situazionale come il calcio?
La risposta istintivamente sembrerebbe no, allenare in maniera disgiunta i sistemi energetici dal contesto tattico sembrerebbe non opportuno ma ragioniamoci, e arriviamoci passo dopo passo, come abbiamo fatto nel Webinar – Complex Football (vedi qui).

Gli impegni di gara per una squadra di calcio si susseguono di settimana in settimana, a volte di 3 giorni in 3 giorni come succede nei professionisti del Milan e dell’Atalanta, e diventa poi difficile capire quale e come il carico delle singole partite influisca sul recupero della squadra e dei singoli atleti e quanto pesi sul totale del volume di carico settimanale.

Conta la qualità del come e dove corro, la qualità della mia organizzazione tattica in campo e il lavoro in allenamento svolto ad esempio richiamando i macroprincipi di gioco e le sue diverse sottocategorie, che definiscono l’identità della squadra e dai quali poi l’allenamennto fisico ne è una diretta conseguenza del lavoro svolto.

Attraverso esercitazioni molto specifiche, quali small sided games con o senza portiere, giochi di posizione e possessi palla, l’intensità di esercizio e di interazione tra i giocatori è sempre massima.

Queste tipologie di esercizio, manipolando alcune variabili come lo spazio dei giocatori, le dimensioni del campo, il numero dei giocatori e organizzandole in modo che siano strettamente legate al modello di gioco che si vuole attuare, sono già molto allenanti sia per le componenti neuromuscolari sia per le componenti fisiche e non sembrerebbero necessari ulteriori lavori a secco per l’allenamento dei sistemi energetici.

Ma pensate veramente che proporre solamente esercitazioni con palla, secondo quanto prevede la periodizzazione tattica, monitorate con sistemi tecnologici quali GPS e organizzate in maniera minuziosa (durante la settimana) controllando tutte le variabili del caso, possa bastare per avere giocatori in forma tutto l’anno e/o ridurre l’incidenza del rischio infortuni?
Lascio a voi i commenti, e ci vediamo per la seconda parte, in cui capiremo anche verso quale direzione è orientata la letteratura scientifica.

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ cultore della materia di Basi del Movimento Umano e Teoria e Storia della Metodologia di Allenamento per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.

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