Beta Alanina: che cos’è?

Beta Alanina: che cos’è?

Tempo di lettura: 4 minuti

Cos’è la Beta alanina?

La Beta-Alanina è un aminoacido non essenziale, in quanto sintetizzabile a partire dall’Alanina attraverso specifiche vie enzimatiche. Esso è componente di peptidi come la carnosina, anserina e balenine, presenti nelle carni e nel pesce essa sotto forma di integratore si presenta alla vista sotto forma di cristalli.

Perchè è importante usare la beta alanina?

Beta alanina e capacità tampone

Resistenza con conseguente antifatica: viene usato anche nel bodybuilding e può rivelarsi utile durante un allenamento che prevede esercizi ad alta intensità in cui c’è una produzione massiccia di ioni di idrogeno (H+) cui aumento comporta una diminuzione del pH intracellulare e pertanto una minor capacità di contrazione muscolare con affaticamento precoce. Se si riesce a tamponare l’accumulo di H+, si può mantenere la forza muscolare per un tempo più lungo prima di accusare l’affaticamento.

Questa capacità di mantenere di più a lungo il lavoro nel tempo è stato dimostrato sia correlata direttamente con i livelli di carnosina muscolare.

Per quanto riguarda l’allenamento, la capacità di aumentare lo sforzo indica un maggiore stimolo per l’adattamento per la forza e per la crescita muscolare (quindi non diretta ma indiretta per l umento della resistenza), efficace soprattutto nelle fibre di tipo 2 aventi maggiore capacità di stoccaggio di carnosina.

Beta alanina per il recupero neurale

I benefici verso il recupero neurale dovuti all integrazione di β-alanina pare siano conseguenti all’effetto protettivo che conferisce su quella che viene chiamata pompa di sodio,responsabile della trasmissione di ogni segnale che percorre le cellule nervose.

Essa è piuttosto sensibile allo stress ossidativo (effetto negativo sulla prestazione). In questo contesto, la β-alanina si converte in carnosina, la quale protegge la pompa da questo tipo di stress. Attraverso questo effetto profilattico, la β-alanina può attenuare uno stress superfluo sulle cellule nervose e pertanto aumentare il tasso di recupero.

Beta alanina per il recupero generale

Consumando/integrando β-alanina nel post-allenamento, si stimolano i recettori del neurotrasmettitore chiamato GABA, che ha l’effetto di rallentare il sistema nervoso permettendo di innescare la fase di recupero attraverso un effetto inibitorio sul sistema nervoso facilitando il rilassamento del corpo intero.

Quale relazione c’è tra Beta alanina e carnosina

Fino ad ora abbiamo citato più volte la Carnosina, capiamo ora un po più nello specifico di cosa si tratta:la Carnosina è un dipetide (una molecola formata dall’unione di due singoli amminoacidi tramite un legame peptidico) formato da B-alanina e L-istidina presente in elevate concentrazioni all’interno del muscolo scheletrico umano.

E’ stato chiaramente dimostrato che il fattore limitante per la sintesi muscolare di Carnosina non è l’Istidina, bensì la Beta-alanina pertanto più beta-alanina è a disposizione, più carnosina viene sintetizzata (Studi dimostrano che l’integrazione di beta-alanina incrementa la concentrazione di carnosina nei muscoli). La carnosina agisce come un tampone nei muscoli e aiuta a ridurre l’acido che si forma durante l’allenamento e presenta la proprietà di eliminare i radicali liberi dai muscoli.

L’integrazione con la beta-alanina può aumentare la concentrazione di carnosina del 58% in sole 4 settimane e dell’80% in 10 settimane. Per quanto riguarda invece l’aumento di massa magra con l’aiuto della beta-alanina, la ricerca non ha prodotto risultati se non quelli relativi all’effetto placebo.

Inoltre la carnosina ha anche la capacità di stimolare l’attività della pompa sodio, che ha ulteriori implicazioni per migliorare le prestazioni.

Quanta beta alanina assumere?

Il dosaggio di beta alanina è compreso fra 4-5 gr al giorno, lontano dai pasti e separatamente da altri integratori proteici, poiché ad esempio compete con la taurina per lo stesso meccanismo di assorbimento.

Il mio consiglio, dato che i suoi livelli ematici raggiungono il loro massimo nel sangue dopo 30-45 minuti, è quello di assumerla o nel pre-workout (tra i 20 e i 10 minuti prima contando anche il riscaldamento) o intra-workout per sfruttare l effetto antifatica in maniera piu dilungata.

Assumerne una quantità superiore alle dosi consigliate non sembra aumentare gli eventuali benefici sulla performance. L’aggiunta di zuccheri semplici è stata suggerita allo scopo di stimolare la secrezione insulinica e accelerare l’ingresso della B-alanina nei miociti.

La Beta Alanina può provocare sensazioni di calore, prurito e rossore in alcune persone , tale sensazione, chiamata parestesia, è dovuta al fatto che la Beta Alanina si lega ai recettori nervosi. In questi casi ci consiglia di iniziare l’assunzione a piccole dosi per poi aumentarle gradualmente, in base alla tolleranza personale. Molti body builders sostengono che, dopo diverse settimane di assunzione costante, tale sensazione tende a diminuire.

Cosa dice la scienza sulla beta alanina?

Dato l’elevato interesse che ha suscitato negli ultimi anni, l’ISSN ( International Society of Sport Nutrition ) ha pubblicato nel 2015 un position stand in cui si affermava in sintesi che, basandoci sulla letteratura attuale si può dire che:

  • la supplementazione di beta alanina per 4 settimane (4-6g/day) aumenta in modo significativo la concentrazione di carnosina muscolare
  • la supplementazione di beta alanina pare essere sicura nelle dosi raccomandate per la popolazione sana
  • l’unico effetto collaterale riportato è stato il formicolio avvertito dagli atleti, che può essere attenuato assumendo l’integratore in più dosi
  • la supplementazione quotidiana con 4-6g per 2-4 settimane ha provocato miglioramenti nella performance, con effetti più pronunciati in esercizi di durata da 1 a 4 minuti
  • la beta alanina ha dimostrato ridurre la fatica neuromuscolare, soprattutto nei soggetti più anziani, inoltre potrebbe migliorare la performance tattica
  • combinare la beta alanina con altri supplementi può essere utile per ottenere gli scopi desiderati, e non è dannoso
  • ulteriori ricerche devono essere effettuate per determinare gli effetti del supplemento sulle prestazioni di forza, endurance e performance di durata superiore ai 25 minuti.

Se sono uno sportivo devo assumere beta alanina?

In questo specifico articolo dedicato alla supplementazione di beta alanina, ti diamo delle indicazioni sugli effetti e sulla capacità nell’atleta.

Stai attento però che l’efficacia come ergogenico rimane equivoca, ed è difficile trarre conclusioni chiare sull’uso negli allenamenti e competizioni.

Nella review è abbiamo aggiornato, sintetizzato e valutato criticamente i risultati ottenuti dalle ricerche sulla beta alanina, basandoci molto sul punto di vista degli autori.

Per leggere l’articolo intero clicca qui.

Come posso sapere se mi serve assumere beta alanina?

Se vuoi sapere, perchè, come e quanta beta alanina dovresti assumere tu o i tuoi giocatori ti consigliamo di visionare il nostro Webinar completo che è interamente dedicato all’integrazione sportiva al seguente link: https://goo.gl/JEvBR9

Alessandro Lonero

Il modello di prestazione e la potenza metabolica

Il modello di prestazione e la potenza metabolica

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Come già detto nell’articolo precedente,  è importante conoscere il modello di prestazione, partendo da una revisione sistematica della letteratura fino a creare un modello personalizzato per la propria categoria.

Inoltre, nella nostra pubblicazione Analisi della prestazione di una squadra giovanile professionista di calcio mediante l’utilizzo di GPS,  potete trovare, in modo dettagliato la descrizione dell’obiettivo dello studio, del materiale e delle procedure utilizzate per la raccolta dati. 

Come utilizzare la potenza metabolica?

Il modello della potenza metabolica, descritto nel dettaglio nel Corso Base GPS nel Calcio, è stato utilizzato e pubblicato per la prima volta nell’articolo di Osgnach et al, nel 2010 (29).  

Da quel momento, oltre al calcolo delle accelerazioni, il calcolo del costo energetico e della potenza metabolica ha rivestito un ruolo chiave nella quantificazione della spesa energetica. 

Questo nuovo approccio ha permesso di poter conoscere il costo energetico delle azioni in accelerazioni partendo dal modello della corsa continua in salita a varie velocità e pendenze pubblicato da Minetti et al, 2002 (27).

Da un punto di vita dei calcoli nel sistema utilizzato dal software LagalaColli è stata modificata l’equazione di Minetti, riadattandola al costo energetico della corsa dei calciatori sull’erba (4.6 j/m/kg).  

Pertanto, è stato verificato un coefficiente di correlazione di 0.9991 tra i valori di questa nuova formula e quelli edotti dalla formula di Minetti, riportando divergenze per il costo energetico (e per la potenza metabolica) con quest’ultima formula non superiori al 3% medio (11).

In quante categorie si suddivide la potenza metabolica?

L’attività dei giocatori durante la gara è stata determinata usando il tempo (s) della prestazione e la distanza (m) percorsa nelle diverse categorie di velocità (i.e., Walking, <6 Km/h; Jogging, 6-11 Km/h; Low Speed Running, 11-16 Km/h; Intermediate Speed Running, 16-20 Km/h; High Speed Running, 20-24 Km/h; Maximum Speed Running, >24 Km/h) e potenza metabolica (i.e., Very Low Metabolic Power, 0-5 W·Kg⁻¹; Low Metabolic Power, 5-10 W·Kg⁻¹; Intermediate Metabolic Power, 10-20 W·Kg⁻¹; High Metabolic Power, 20-35 W·Kg⁻¹; Elevate Metabolic Power, 35-55 W·Kg⁻¹; Max Metabolic Power, >55 W·Kg⁻¹).

Inoltre, la potenza metabolica è calcolata anche come media di ciascun tempo di gioco e in funzione delle fasi di gioco: fase di possesso, fase di non possesso e fase con la palla inattiva.

Quanto è determinante l’accelerazione per la potenza metabolica?

L’accelerazione non è stata classificata in maniera tradizionale, bensì, per tale finalità, si è scelto di utilizzare il modello creato da Colli e colleghi (11) atto a quantificare l’entità sia delle accelerazioni che delle decelerazione, rilevate tramite il GPS.

Tale modello ha permesso di generare una classificazione in funzione di un indice di accelerazione massimale dipendente dalla velocità. In base all’algoritmo utilizzato dal software, sono state selezionate come accelerazioni intense solamente quelle oltre il 50% della massima accelerazione possibile a qualsiasi velocità, mentre tutte le altre azioni sono state classificate come accelerazione moderate (11).

La nuova equazione per calcolare l’intensità delle accelerazioni

A titolo esemplificativo, se l’atleta si sta spostando a velocità estremamente ridotte (0-8 km/h) accelererà in modo elevato anche per arrivare ad una velocità di 5-7 m/s2; diversamente, se l’atleta si sta spostando già ad una velocità di 18-22 km/h, la sua accelerazione sarà solo di 2-3 m/s2, sebbene massimale (figura 1).

Invece, un discorso diverso è stato sviluppato per le decelerazioni, considerate moderate o intense secondo una soglia di demarcazione posta a -2 m·s⁻².

Figura 1. Modello rielaborato nel quale se aumenta la velocità massima raggiunta dal soggetto,
la pendenza della retta tra velocità ed accelerazione non cambia (Colli et al., 2014).

Il tempo e la distanza nelle categorie di velocità e potenza metabolica, la distanza totale, la potenza metabolica media in tutte le fasi, il dispendio energetico totale, le accelerazioni, le decelerazioni, la % dei W>VAM t>=3″, la % della distanza equivalente, la % >20 W/tempo totale, la distribuzione del recupero passivo (0-5 W·Kg⁻¹) nelle varie zone (20-40 s, 40-60 s e >60 s) e i cambi di direzioni maggiori e minori di 30° sono stati divisi registrati separatamente per l’analisi del primo e secondo tempo.

Inoltre, è stata utilizzata un’applicazione per dispositivi Android, denominata App Tattica (Spinitalia SRL, Roma, Italia) per valutare il tempo nelle fasi di possesso e di non possesso di pausa con palla inattiva (i.e., periodo di sospensione del gioco dovuto a infortuni, falli, gol, rimesse laterali, interventi arbitrali o di altra natura in cui il pallone non è giocabile).

Quanto è importante sapere il tempo nelle fasi di gioco?

Nello studio, sono stati analizzati il tempo di possesso, non possesso e di palla inattiva per ogni singolo incontro (Tabella 1).

Tabella 1. Andamento del tempo (s) nelle fasi di possesso, non possesso e palla inattiva durante le partite monitorate. Le fasi di possesso palla sono suddivise per 1° e per 2° e la somma è rappresentata nel gruppo ‘’Partita’’. I dati ‘’Totali’’ sono presentati come media e deviazione standard.

Nel prossimo articolo  vi descriveremo, in modo dettagliato, tutti i risultati del nostro studio sulla categoria giovanile, under 16, per poi confrontarli con i dati under 15, già pubblicati e spiegati nel Corso Online.

L’alta velocità è l’alta intensità nel calcio?

L’alta velocità è l’alta intensità nel calcio?

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Nel corso degli anni è stata molto utilizzata la tecnica della match analysis, descritta anche nel nostro Corso Base sui GPS nel calcio per analizzare la prestazione dei calciatori durante le partite.

Gli studi sono partiti nell’osservare e analizzare la gara suddividendo la distanza percorsa del calciatore nelle fasce di velocità, poichè si pensava che fosse il modo più adatto per calcolarne tale impegno.

Nel nostro articolo completo, qui per leggerlo tutto, sul modello di prestazione potete trovare molte informazioni interessanti da conoscere subito ed applicare con i vostri calciatori!

Oggi però vediamo un argomento cruciale e fondamentale per tutti gli sport scientist il mito del calcolo della velocità!

Perchè è stata importante la velocità?

Analizzando e cercando di determinare non solamente la distanza totale percorsa in ciascun ruolo, descritta in questo articolo, alcuni autori hanno cercato di quantificare l’alta intensità. Withers et al. , ha notato che i terzini sprintano più del doppio delle volte rispetto ai difensori centrali, mentre i centrocampisti e gli attaccanti sprintano significativamente più volte rispetto ai difensori centrali.

Che differenze ci sono tra i ruoli per la velocità?

Ci sono differenze individuali maggiori nelle richieste fisiche dei giocatori, in parte correlate al loro ruolo nella squadra. Un gran numero di studi ha comparato la prestazione rispetto ai vari ruoli (Bangsbo, 1994; Bangsbo et al., 1991; Ekblom, 1986; Reilly & Thomas, 1979).

In uno studio sui giocatori di alto livello (Mohr et al 2003) trova che i difensori centrali coprono minori distanze totali di corsa ed effettuano meno corse ad alta intensità rispetto ai giocatori in altre posizioni, la quale cosa è probabilmente è strettamente connesso con il ruolo tattico del difensore centrale (Bangsbo, 1994; Mohr et al, 2003).

Che distanze coprono i terzini?

Anche Mohr (2003) ha riportato che i terzini coprono una distanza considerevole ad alta intensità e sprintando maggiormente, mentre effettuano un minor numero di colpi di testa e di contrasti rispetto ai giocatori delle altre posizioni di gioco. Gli attaccanti coprono distanze ad alte intensità uguali ai terzini e ai centrocampisti, ma sprintano significativamente più a lungo dei difensori centrali e dei centrocampisti.

Ma anche la necessità di sprintare è dettata dalle richieste dell’allenatore. Inoltre Mohr e collaboratori, nello stesso studio del 2003 mostra che gli attaccanti hanno un più marcato declino nella distanza di sprint rispetto ai difensori e ai centrocampisti.

Che distanze coprono i centrocampisti?

Il centrocampista compie molti contrati e copre una distanza totale e una distanza ad alta intensità simile ai terzini e agli attaccanti ma sprintando meno. Studi precedenti hanno mostrato che i centrocampisti coprono una grande distanza di corsa durante una partita rispetto ai terzini e gli attaccanti (Bangsbo, 1994; Bangsbo et al, 1991; Eblom, 1986; Reilly &Thomas, 1979).

Che distanze coprono gli attaccanti?

Queste differenze possono essere spiegate dallo sviluppo delle richieste fisiche dei terzini e attaccanti, poiché, in contrasto con studi recenti (Bangsbo, 1994), Mohr (2003) osserva che i giocatori subiscono un calo significativo nella corsa ad alta intensità verso la fine della partita.

Questo indica che quasi tutti i giocatori d’elite utilizzano la loro completa capacità fisica durante la partita. Le differenze individuali non sono solo relative alla posizione in campo.

All’interno di ogni posizione di gioco vi sono variazioni significative nelle richieste fisiche che deriva dal ruolo tattico e dalla capacità fisica del giocatore.

Le differenze individuali nello stile di gioco e nella prestazione fisica possono essere prese in considerazione quando si deve pianificare l’allenamento o la strategia nutrizionale.

Cosa succede nel nostro studio?

Nel nostro studio da noi condotto, che potresti realizzare anche tu come spiegato qui, la velocità è stata classificata nelle sei classi (i.e., Walking; Jogging; Low Speed Running; Intermediate Speed Running; High Speed Running; Maximum Speed Running) è stata registrata in relazione alla durata trascorsa (rispettivamente di 3068 ± 284, 994 ± 139, 529 ± 151, 133 ± 49, 45 ± 22 e 16 ± 13 s) e alla distanza percorsa (rispettivamente di 2834 ± 255, 2283 ± 335, 1917 ± 552, 654 ± 242, 270 ± 132 e 113 ± 97 m). 

Il tempo trascorso e la distanza percorsa nelle varie classi di velocità sono stati anche esaminati in relazione ai due tempi di gioco ed alla vittoria e sconfitta, come rappresentato di seguito nel grafico 1 e nel grafico 2. 

 

Grafico 1. Distanza (m) e tempo (s) secondo le classi di velocità durante una partita vittoriosa nei due tempi di gioco.

Grafico 2. Distanza (m) e tempo (s) secondo le classi di velocità durante una partita persa nei due tempi di gioco.

Nella tabella 2 i parametri di tempo e distanza sono stati suddivisi per ruoli tattici e classificati anch’essi in funzione del risultato finale.

Tabella 2. Distanza (m) e tempo (s) in relazione alle classi di velocità, occorrenti durante una partita vittoriosa (V) e perdente (S), specificatamente per i difensori (DC), esterni difensivi (ED), centrocampisti (CC) e attaccanti (AT).

Basta tenere in considerazione solo la velocità?

Da qualche anno, perfortuna, alcuni autori sia italiani che internazionali si sono interrogati su questa domanda. Grazie agli studi condotti in letteratura scientifica dal Prof. di Prampero e all’idee del Prof. Colli, si è visto che tutte le apparecchiature di rilevazione elettronica della match analysis e i sistemi GPS (per saperne di più), ormai ampiamente diffuse, che si limitano nell’analisi solamente dei tratti percorsi a diverse velocità, ad esempio > 20 km/h, si dimenticano che per andare a 20 km/h bisogna arrivarci accelerando e soprattutto, dopo, bisogna anche frenare (Colli, 2011). 

Da qui, negli studi condotti negli ultimi 5-6 anni, si è compreso ancora di più che la sola velocità non può considerare il reale impegno del calciatore, bensì è fondamentale conoscere il costo energetico delle fasi di gioco e conoscere la potenza metabolica.

Inoltre, queste corse ad alta intensità/ad alta potenza, cioè con impegni esplosivi di forza, si combinano spesso con cambi di direzione che, a seconda dell’angolo che si stabilisce fra la prima fase di corsa e la successiva, possono anche divenire dei cambi di senso dove la capacità di decelerazione risulta essere di estrema importanza.

Cosa dobbiamo sapere sul modello di prestazione?

Per la corretta conoscenza del modello di prestazione, qui puoi leggere che cos’è, risulta fondamentale conoscere si la velocità raggiunta dai giocatori nelle diverse fasce, eventualmente il picco di velocità massima, ma completare l’analisi, come vedrete nel prossimo articolo, con il modello accelerativo/decelerativo e l’analisi della potenza metabolica nelle diverse fasi di gioco e categorie di potenza metabolica. Ciò forse, però non potrebbe ancora bastare….

Tutti gli sport sono uguali?

Tutti gli sport sono uguali?

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Tutti gli sport sono uguali

Quando leggo questo assunto, molto in voga e frainteso, mi viene sempre da storcere un po’ il naso…

Questa frase non significa realmente che non ci sono differenze ma che quando parliamo di schemi motori ci sono delle grosse similitudini sport-aspecifiche.

Prendiamo, ad esempio, un classico salto verticale o vertical jump in cui la componente motoria si può ricollegare alla cosiddetta tripla estensione (caviglia – ginocchio-anca), descritta in pesistica olimpica e riportata qui in figura 1.

Figura 1. Esempio di tripla estensione con similitudine al gesto motorio del salto da fermo

Credete che si sarà differenza tra un salto verticale in un giocatore di basket o in un pallavolista? Riflettendoci la risposta corretta è no!!

Quello che varia può essere invece il numero di salti verticali che fanno in campo, la frequenza degli stessi e magari la modalità del salto (single leg o bipodalico), la direzionalità e l’impatto/contatto con il pallone che differisce enormemente tra le due discipline.

Fatta questa premessa del concetto di sport-aspecificità, termine coniato per intendere che spesso nella preparazione atletica tradizionale è importante lavorare anche in modo aspecifico su alcuni gesti motori, che in seguito, verranno trasformati in skills tecniche specifiche e in elementi allenanti sport-specifici.

A questo punto risulta, di importanza fondamentale, conoscere il modello prestativo, caratterizzato da tutti gli elementi tecnici della disciplina e da molti altri fattori:

  1. ERGOGENESI
  2. INTERVALLI SPECIFICI
  3. FORZE SPECIFICHE IN GIOCO
  4. RANGE ARTICOLARE SPECIFICO
  5. PIANI DEL MOVIMENTO AZIONI DEI MUSCOLI PRIMARI

Per la nostra analisi che abbiamo voluto condurre, abbiamo deciso di focalizzarci sulle forze specifiche in gioco, il range articolare specifico e piani del movimento.

L’analisi sull’ergo genesi e sugli intervalli specifici di lavoro (o timing di lavoro) sono stati già ampiamenti descritti daAndrea, Alessandro e Paolo nelle discipline che allenano, mentre si è parlato poco di queste altre caratteristiche.

Che cosa fa il nostro atleta durante il gioco?

A che velocità sviluppa le sue azioni intense? Con che effort?

Con questo punto va di necessità creata una distinzione fra ruoli negli sport di squadra, ad esempio un lineman nel football americano avrà sicuramente richieste specifiche differenti rispetto ad un running back stessa cosa rispetto ad uno sport differente come il basket. Qua sotto si può chiaramente vedere la differenza tra ruoli di uno stesso sport come il calcio.

Figura 2. Physical Demands of Different Positions in FA Premier League Soccer Jonathan Bloomfield 2007

Gli sport sono tutti simili?

QUINDI NO GLI SPORT NON SONO UGUALI!!! HANNO PERO’ CARATTERISTICHE COMUNI!

Il risultato di questa review è chiaro, le differenze tra gli sport ci sono e sono anche evidenti, come si può notare da tabella la richiesta di ‘’sprint’’ durante una partita classificando secondo livello e sesso è differente sia all’ interno dello stesso sport che in riferimento a sport differenti.

Figura 3.  Activity Demands During Multi-Directional Team Sports: A Systematic Review Jeffrey B. Taylor1 2017

In questa tabella possiamo avere un riferimento ancora più chiaro di quello che succede sul campo da gioco con confronto non dolo sulla distanza percorsa ma anche per i movimenti laterali e per la frequenza di salto.

Tabella 1.  Activity Demands During Multi-Directional Team Sports: A Systematic Review. Jeffrey B. Taylor1 2017

Altro parametro da considerare e caratteristica fondamentale di ogni sport di squadra è il range articolare.

Ad esempio, un pallavolista che si prepara ad un salto partirà mai in deep squat? La risposta è chiaramente no, ma raggiungerà una profondità specificità in funzione delle sue caratteristiche morfologiche, dello spazio che dovrà percorrere il pallone nella fase di volo, delle sue capacità tecniche e delle capacità tecniche del suo palleggiatore.

Questo significa che, per ricercare un transfer motorio, anche se è un termine improprio ma meglio considerare una similitudine tra cosa facciamo in palestra e poi quello che fa il giocatore sul campo, dobbiamo allenare sonomezzi squat o quarter squat?

Anche qui la risposta è no, ma dipende.

Hagen Hartmann 2012

Influence of Squatting Depth on Jumping Performance

“Lo scopo di questa ricerca era di confrontare gli effetti di diverse varianti dello squat sull’aumento dello 1-RM, della loro influenza su counter movement jump e altezza dello Squat Jump (SJ) nonchè massima contrazione volontaria (MVC) e massimo RATE OF FORCE DEVELOPMENT (MRFD).

Dallo studio si è ricavato che gli squat profondi (sia front che back) garantiscono gli effetti di transfer migliori riguardo le prestazioni di massima forza dinamica alla capacità di resistenza dinamica alla velocità degli estensori dell’anca e del ginocchio rispetto ai quarti squat.”

La mia idea è che dobbiamo fare, nelle sedute dedicate alla strength, lavori ad alta specificità che possano prevedere lavori a range articolari ridotti per lavorare sulle porzioni del gesto che possono esserci utili magari ricercando un effort particolare.

Che cos’è l’alta specificità?

Quando parliamo di ALTA SPECIFICITA’ abbiamo parlato di proporzioni tra sprint, salti, movimenti laterali, range specifico ma ci manca ancora qualcosa…dobbiamo coinvolgere le forze specifiche classificate secondo RFD quindi:

  • FORZA MASSIMALE
  • CIRCA MAX STRENGTH
  • ACCELERATIVE STRENGTH
  • STRENGTH SPEED
  • SPEED STRENGTH
  • STARTING STRENGTH

Il tasso di sviluppo della forza (RFD) è una misura della forza esplosiva, o semplicemente quanto velocemente un atleta può sviluppare la forza. Gli atleti con più alti tassi di sviluppo della forza hanno dimostrato di avere prestazioni migliori durante numerosi test di prestazione fisica. Questo, quindi, evidenzia l’importanza potenziale che questo valore ha nel ruolo dello sviluppo atletico. Mentre molte forme di allenamento hanno dimostrato di migliorare il tasso di sviluppo della forza in individui non allenati, solo la resistenza e l’allenamento balistico hanno dimostrato di migliorare questa qualità negli atleti allenati.

RFD [N·s-1] = Peak Force [N] / Time to achieve peak force [s]

Grafico 1. Possiamo collocare ciascuna tipologia di forza sopracitata ad una tempistica per cui essa si va a sviluppare che risulta direttamente collegata al sovraccarico utilizzato.

Come possiamo comprende da questoto articolo, la parte di strength può ritenersi simile intesa come scelta degli esercizi per sviluppare una particolare forza specifica (es SQUAT forza massimale/POWER CLEAN strength speed).

Di massima importanza è il ricordarsi del fatto che i nostri ATLETI non praticano il loro sport in sala pesi, ma sul campo (salvo powerlifting ecc ma non è di questo che si parla qui) questo per dire che in questo caso le nostre sedute in sala pesi non devono sovrastare la parte tecnica e di conditioning.

Ogni sport dunque differisce non solo dagli altri ma anche tra ruoli all’interno dello stesso, certamente ci sono sport più simili di altri ma rimane comunque presente, ad una attenta analisi, una netta differenza.

Mi sento dunque di suggerire un’attenta analisi del gioco stesso per comprendere appieno le modalità e le intensità richieste ma soprattutto per valutare appieno le progressioni didattiche per permettere ai nostri atleti di essere performanti al 100%.

Nei prossimi articoli vedremo come i piani e gli angoli di lavoro influenzano la corretta attivazione muscolare e diversi angoli di lavoro, durante il gioco, richiedono anche un’attenzione particolare durante la programmazione dell’allenamento. Se vuoi saperne di più sul nostro metodo e sulla nostra idea di allenamento, segui il nostro webinar qui.

Niccolò Balboni

Varicocele: quali sono i sintomi?

Varicocele: quali sono i sintomi?

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Che cos’è il varicocele?

Il varicocele è un in grandimento delle vene scrotali che causa una problematica dilatazione patologica delle vene testicolari (o spermatiche), che hanno il compito di drenare il sangue dal testicolo. Si manifesta spesso nel tempo e può provare dei problemi funzionali nell’atleta, come descritto nel nostro articolo sul Varicocele e sport.

Quali sono i sintomi del varicocele?

Il varicocele non causa né segni né disturbi, raramente, può provocare dolore. Infatti, il dolore può variare da acuto a sordo, può aumentare stando in piedi (ad esempio per chi fa attività sul campo sempre in piedi), o dopo uno sforzo fisico prolungato, fare attenzione a chi fa sport molto intenso. Alcune volte, il fastidio che genera può peggiorare nel corso del giorno e può essere alleviati stando sdraiati in posizione supina.

Come può una persona accorgersi di avere il varicocele?

La domanda sembrerebbe banale, ma da una prima attenta analisi e valutazione possiamo definire alcune sintomatologie e osservare alcuni segni:

1. Dimensione dei testicoli: la dilatazione di un vaso se di notevole importanza, può essere palpata e/o vista ad occhio nudo. In questo caso è importante mettere in diagnosi differenziale con cisti all’epididimo o con un’epididimite.

2. Dolori Testicoli – Fastidi. I principali segnali in questo caso sono fitte, stilettate improvvise, ripetute pulsazioni della zona. Anche in questo caso è importante mettere in diagnosi differenziale con cisti all’epididimo o con un’epididimite. Dolori acuti e che non scompaiono dopo poco tempo, sono se pur più rari, da non sottovalutare, poiché potrebbe celarsi un’ostruzione importante.

3. Fertilità: è possibile che un varicocele silente, non visibile ad occhio nudo possa creare infertilità, proprio per questo lo spermiogramma è un esame fondamentale per capire cosa si ha davanti prima e come comportarsi poi.

Questi tre punti sono solamente un macroscopico focus sui segni e i sintomi. 

Perchè si forma un varicocele?

Succede che il fenomeno colpisca per il 90% il testicolo sinistro, come già descritto qui in questo articolo.

Quanti tipi di varicocele ci sono?

Tuttavia, il fenomeno è già stato studiato dagli anni 80.

Colsaet, che studiò studiò questi fenomeni mediante indagini radiologiche flebografiche, ha suddiviso il varicocele in tre tipologie differenti:

  • varicocele di tipo I (o reflusso reno-spermatico): ostacolo al deflusso venoso esercitato dall’arteria, con ostacolo allo sbocco della vena spermatica nella vena renale sinistra con secondario deficit valvolare. Situazione molto frequente
  • varicocele di tipo II: compressione dell’arteria iliaca comune di destra sul sistema venoso destra. Questa causa è molto più rara
  • varicocele di tipo III: coesistono i due meccanismi insieme

I varicocele esclusivamente destri sono un fenomeno raro e deve sempre far sospettare una trombosi o occlusione della vena cava inferiore, e solo un 5-10% possiede un varicocele bilaterale, quindi negli atleti è molto più raro.

Che cosa deve fare il medico?

Il medico di competenza infatti procederà con la visita specialistica, ed eventualmente con una ecografia con color doppler. Se sei arrivato qui perchè hai questa problematica o hai i sintomi ti consiglio di approfondire anche l’articolo sullo sport, così da prendere le giuste precauzioni quando ti alleni.