Abbiamo deciso di parlare di un argomento spesso molto a cuore ai preparatori atletici tradizionali e agli amanti dell’allenamento riduzionista nel calcio.

Il calcio è uno sport intermittente, caratterizzato da un’alternanza tra azioni di alta e bassa intensità, che includono sprint, salti, tackles, e molti cambi di direzione (CdD). Carling et al. 2008; Ade et al. 2016) hanno dimostrato che i giocatori di calcio non corrono prevalentemente in linea retta, bensì effettuando curve, cambi di direzione, correndo all’ indietro, e via dicendo. Infatti, secondo alcuni autori (citare), nel gioco nel calcio i giocatori compiono circano 1200-1400 CdD, 30-40 tra tackles e salti, e coprano circa l’1-11% della loro distanza sprintando, con gli sprint brevi sui 10 metri che sono circa il 49% (2,34,41).

Molti autori sono concordi nell’affermare che l’allenamento di forza e potenza, in sala pesi, sia molto utile per la prestazione fisica e sostengono anche che l’allenamento dei cambi di direzione possa essere incluso nell’allenamento di forza sul campo.

Ma ci siamo mai chiesti come vengono svolti questi cambi di direzione in campo? A che intensità, con che angoli e potenze vengono affrontati e rilasciati?

Nel gioco del calcio per cambio di direzione (CdD) si intende sia una curva il cui raggio è variabile a seconda delle esigenze di gioco, un cambio repentino, che necessita di una frenata e di una ripartenza con angolo determinato dalle condizioni del gioco. Questa abilità di veloce attenuazione di un esercizio eccentrico per produrre un’energica azione concentrica deve essere importante per la velocità di esecuzione del CdD [Young et al., 2002]. Attraverso lo studio dei sistemi GPS (tabella 1 e tabella 2), delle video-analisi e tramite i sistemi integrati con gli accelerometri, si è cercato di capire e si sono potuti calcolare i numeri dei cambi di direzione, le velocità a cui sono raggiunti e le potenze a cui essi sono erogati.

Tabella 1: I cambi di direzione in gara (Pompa, 2016)

Tabella 2: I cambi di direzione in una U-17

Tabella 3: I cambi di direzione intensi (W>20) in una U-17

Ma quanto è importante conoscere il proprio modello di prestazione (di categoria e/o di squadra) per creare poi l’allenamento dei CdD?

Da sempre, queste esercitazioni rappresentano il fulcro principale dell’allenamento della forza e anche della saq, del nostro programma di preparazione fisica. Infatti, in esse sono racchiuse molte delle richieste di tipo funzionale, tecnico-coordinativo, biomeccaniche e neuromuscolari necessarie alla prestazione del giocatore di calcio moderno (Sassi e Tibaudi).

Nel corso degli anni si sono visti metodi differenti per l’allenamento dei CdD; ad esempio il metodo proposto da Capanna (2000), costituisce una tipologia di allenamento che impone elevate sollecitazioni di tipo prevalentemente anaerobico, e consente l’incremento della capacità di recupero in tempi brevi.

Noi crediamo che sia fondamentale conoscere il proprio modello per riuscire a costruire in modo minuzioso e dettagliato una programmazione su questa tipologia di mezzo. Infatti, durante questa attività si sottopongono i muscoli ad elevate sollecitazioni in regime eccentrico, dove la fase di decelerazione risulta impegnativa, ed in regime concentrico dove ci sono importanti accelerazioni dopo aver cambiato direzione.

L’idea che sosteniamo è quella di utilizzare l’allenamento dei CdD, durante la programmazione settimanale con intensità e volume adeguata a categoria e approccio metodologia.

Attraverso di esso si avranno elevati e reiterati impegni di forza esplosiva, e il calciatore potrà imparare dopo una propedeutica adeguata, a rendere questo movimento più economico ed efficiente possibile.

Su cosa ci dobbiamo soffermare nell’analisi? Partiamo dal tronco….

Sapendo, dal modello di prestazione della propria categoria, che Il calciatore effettua molti sprint, salti, accelerazioni, decelerazioni e in questo caso cambi di direzione talvolta intensi bisognerà curarne la tecnica e la gestualità nella settimana di allenamento.

L’analisi biomeccanica è essenziale per valutare la prestazione in ambito calcistico. Infatti, le principali misure biomeccaniche delle prestazioni descrivono la cinematica (cioè le caratteristiche del movimento) o la cinetica (cioè le caratteristiche di forza) del comportamento del movimento. Questo approccio biomeccanico è ideale per l’analisi dettagliata della tecnica relativa alle prestazioni sportive sul campo (Carling et al., 2009). Alcuni studi biomeccanici (Dempsey et al., 2007; 2009; Houck, 2003; Patla et al., 1999;) hanno ottenuto dati sulla cinematica del tronco durante il cambio di direzione in modo da esaminare la prevenzione delle lesioni al ginocchio; pur non soffermandosi sulla qualità del cambio di direzione.

Bisogna considerare che il carico possa essere adeguato alle capacità di sforzo e recupero degli atleti che andiamo ad allenare e sarà poi utile confrontare un pre e post sia a livello quantitativo (misurazione attraverso fotocellule) sia a livello qualitativo (attraverso video-camere).

La priorità con questo mezzo è la tecnica, e l’esecuzione durante la fase di arresto e di cambio di direzione.

Ad esempio, per valutare le relazioni tra le prestazioni del cambio di direzione e la cinematica del tronco in relazione alla tecnica del cambio di direzione, l’angolo di inclinazione del tronco in tre fasi (contatto del piede, inclinazione massima del tronco e del piede) e lo spostamento durante le due fasi (tra il contatto del piede e la massima inclinazione del tronco e tra la massima inclinazione del tronco e del piede) è stato utilizzato in

The Relationship between Performance and Trunk Movement During Change of Direction.

Il punto di contatto del piede, la massima inclinazione del tronco e del piede libero sono considerati periodi (o fasi) caratteristiche per la valutazione di ciascun movimento del cambio di direzione. I risultati relativi all’angolo di inclinazione del tronco e allo spostamento angolare del tronco sono presentati qui di seguito:

 

Sheppard et al. (2006) hanno suggerito che l’inclinazione in avanti e un baricentro basso fossero essenziali per ottimizzare l’accelerazione e la decelerazione. Infatt, i soggetti hanno cambiato direzione con un’inclinazione in avanti di 56.4 ° ± 11.6 ° su un’inclinazione media e una inclinazione laterale di -14.4 ° ± 14.4 ° su una media alla massima inclinazione del tronco.

Un’altra fase da valutare e quella della decelerazione, che deve essere effettuata con il corretto abbassamento del baricentro, gestendo l’ampiezza degli ultimi passi per controllare il corpo nel cambio di direzione, e la successiva ripartenza; l’esecuzione dell’ultimo appoggio, che serve ad ammortizzare l’energia cinetica del corpo e per questo scopo deve essere più ampio dei precedenti e realizzato con l’arto esterno rispetto alla successiva direzione di corsa; – una immediata ri-accelerazione con spinte a terra efficaci.

Molti autori, in accordo, suggeriscono che la stabilità del tronco durante un cambio di direzione è un fattore importante nelle prestazioni del cambio di direzione. Sheppard et al. (2006) ha proposto che il cambio di direzione durante lo sprint richiedesse aggiustamenti posturali, mentre Markovic, nel 2007, ha anche riferito che cambiare direzione durante gli esercizi di forza o agility richiedesse il mantenimento dell’equilibrio del corpo.

Risulta, inoltre fondamentale avere una buona stabilità del core e del tronco per massimizzare tutte le catene cinetiche e le funzioni degli arti superiori e inferiori (Kibler et al., 2006). Come tale, la regolazione della postura e il mantenimento dell’equilibrio corporeo sono necessari per un cambio di direzione.

E come possiamo creare un programma adeguato?

La stesura del programma di allenamento, richiede molto tempo, così come la valutazione sia qualitativa sia quantitativa. Abbiamo pensato che sia opportuno entrare ancora più nello specifico attraverso una serie di articoli e con un webinar molto dettagliato, quindi vi consiglio di continuare a leggere i prossimi articoli per approfondire l’argomento.

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ cultore della materia di Basi del Movimento Umano e Teoria e Storia della Metodologia di Allenamento per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.