Small sided games: cosa serve conoscere?

Small sided games: cosa serve conoscere?

La moderna metodologia degli small sided games

Oggi riprendiamo a parlare di small sided games presentando un nuovo studio originale pubblicato su Italian Journal of Sport Rehabilitation and Posturology, in collaborazione con Sergio Roci, autore della tesi, e del Prof. Matteo Romanazzi.

La moderna metodologia dell’allenamento degli small sided games, presentata già nel seguente articolo prevede l’utilizzo di esercitazioni tecniche, con palla, nella forma di partite a ranghi ridotti per lo sviluppo delle capacità fisiche dei calciatori. Queste proposte di allenamento specifico vengono solitamente denominate nella letteratura scientifica come Small-Sided-Games (SSG) [18,29, 30,31,32,35].

Gli Small-Sided-Games sono delle partite su campi ridotti e con numero di giocatori limitato [52]. Questo tipo di allenamento permette ai calciatori di ricreare situazioni di gioco che incontreranno durante la partita. L’impiego di queste situazioni durante l’allenamento aiuta a migliorare la tecnica, la tattica e la condizione fisica [46]. In letteratura è stata sottolineata l’importanza di utilizzare queste esercitazioni specifiche nell’allenamento del calciatore, data l’importanza di riprodurre il pattern delle attività che si svolgono in partita e di utilizzare gli stessi gruppi muscolari che si utilizzano durante la competizione [4,24].

Attualmente numerosi autori [3,28] hanno potuto constatare che le intensità con le quali vengono realizzate alcune partite a tema (small-sided-games) in spazi ridotti rappresentano uno stimolo appropriato per l’allenamento di resistenza. Infatti, gli SSG rappresentano un’ottima metodologia di allenamento che può essere applicata sia negli adulti sia nei giovani calciatori. 

È importante ricordare che gli SSG posseggano un grande potenziale per migliorare le sedute e di conseguenza la qualità dell’allenamento a patto che siano organizzati in maniera specifica in base al contesto in cui ci si trova, al livello dei giocatori e agli obiettivi che si vogliono raggiungere.  Il primo fattore importante per determinare quale sia il formato di small-sided-games più funzionale, è quello di classificare e individuare le dimensioni del campo nei diversi formati.

La natura degli Small-Sided-Games non prevede come base la distinzione per ruoli e selettive sollecitazioni possono essere indotte variando le regole dell’esercitazione, questo imponendo o meno a ciascuno degli attori del gioco una attiva partecipazione alle manovre tecnico-tattiche [32,52]. Questa condizione rende gli SSG un mezzo utile per imporre richieste fisiologiche e biomeccaniche avulse dalle costrizioni tecniche tattiche di comparto solitamente riscontrabili in partita [8,12,41,42,43;].

Promuovendo la partecipazione di gioco gli SSG si propongono come mezzo utile per il condizionamento fisico del giocatore, questo riducendo la variabilità inter-soggetto solitamente rilevata nelle partite e attribuibile in parte al ruolo. I primi a dimostrare l’efficacia dell’uso degli SSG per il condizionamento fisico dei calciatori sono stati scegliendo esercitazioni in grado di indurre un’intensità media di gioco pari al 90-95% della frequenza cardiaca massima individuale [35]. I rilevanti miglioramenti della funzionalità aerobica osservati sono stati ruoli di gioco indipendenti ottenuti in tempi brevi [35].

Small sided games: caratteristiche

Gli SSG pertanto risultano passibili di caratterizzazioni pratiche le cui variazioni dipendono dagli obiettivi programmatici dell’allenatore (strutturazione di costrutto) [34]. Queste solitamente variano nello spettro delle esigenze condizionali e tecnico-tattiche della squadra [32,34,52].

Dal punto di vista pratico questi orientamenti contestuali possono essere perseguiti variando il numero di giocatori coinvolti, le regole di gioco, dalla partecipazione o meno dell’allenatore alle esercitazioni o dalle dimensioni del campo. Quest’ultima variabile riveste una notevole importanza per la definizione del costrutto operativo e si è dimostrata altamente influenzante l’esito globale degli SSG [32,52]. 

Inoltre, i dati sperimentali indicano che, a parità di superficie di gioco, l’intensità sia influenzata negativamente da un maggior numero di giocatori [52]. Queste due risultanze ci portano a considerare il concetto di densità di gioco, definibile come la superficie di gioco relativa al numero dei giocatori, una variabile determinante per l’intensità di gioco [32,52]. Infatti, per aumentare la specificità degli small-sided-games hanno suggerito l’utilizzo di superfici prossime a quelle della partita (300 m² per giocatore) definendole come proprie del gioco reale e potenzialmente in grado di stimolare il movimento dei calciatori durante lo svolgimento dell’esercitazione [15].

Proprio per la loro ridotta densità queste esercitazioni sono state denominate Super Small-Sided-Games (S-SSG). Gli S-SSG, nelle loro varie, sono stati valutati per la ripetibilità dimostrandosi in possesso di una eccellente costanza nelle sollecitazioni di gioco sia relativamente al carico esterno che interno e questo particolarmente per le variabili descriventi l’alta intensità di gioco [15]. Una recente sperimentazione ha evidenziato come gli S-SSG siano di fatto in grado, anche quando giocati spontaneamente, di indurre sollecitazioni di gioco superiori a quelle riscontrate in partita e comunque nel novero di quelle indicate per lo sviluppo delle caratteristiche aerobiche e neuromuscolari dei giocatori. [32,35,52]

Small sided games e tecnologia

Applicando agli small sided games, anche i mezzi più tecnologici quali sistemi GPS o accelerometri, alcuni autori [26] hanno dimostrato come le richieste ad alta intensità nell’allenamento del calcio siano state sottostimate precedentemente. Infatti, analizzando la stima della potenza metabolica espressa, durante alcuni SSG, è risultato utile per informare l’allenatore sulle reali esigenze di una sessione d’allenamento. L’uso del sistema di monitoraggio tramite GPS [6,7] con un campionamento adeguato, può essere utile per la conoscenza approfondita dell’attività che svolge il calciatore, ma può contribuire anche allo sviluppo di programmi di allenamento per migliorare ulteriormente le prestazioni e ridurre l’insorgenza di infortuni.

Con le opportune modifiche apportate al regolamento di gioco, sono stati utilizzati per proporre ai giocatori situazioni di gioco similari alla competizione vera e propria, così da prepararli sia sul piano fisico che su quello cognitivo [32]. Grazie agli SSG si è riusciti a dimostrare che giocatori esposti costantemente a queste situazioni di gioco migliorano il loro processo decisionale, il condizionamento fisico, le competenze tecniche e le conoscenze tattiche tramite esercizi funzionali [46,49,53]

L’obiettivo dello studio e l’influenza delle diverse aree di gioco

L’obiettivo del nostro progetto di ricerca è stato quello di verificare, tramite analisi con un sistema GPS, come differenti aree per giocatore influenzino i parametri metabolici e neuromuscolari negli Small-Sided-Games con un gruppo di giovani calciatori. Nel prossimo articolo scenderemo nel dettaglio del disegno di studio, delle caratteristiche delle esercitazioni e della statistica utilizzata nell’analisi. Per saperne di più sugli SSG iscriviti al nostro Webinar, clicca qui.

 

 

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ cultore della materia di Basi del Movimento Umano e Teoria e Storia della Metodologia di Allenamento per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.

Performance Model: il modello della potenza metabolica

Performance Model: il modello della potenza metabolica

Come già detto nell’articolo precedente,  è importante conoscere il modello di prestazione, partendo da una revisione sistematica della letteratura fino a creare un modello personalizzato per la propria categoria.

Inoltre, nella nostra pubblicazione Analisi della prestazione di una squadra giovanile professionista di calcio mediante l’utilizzo di GPS,  potete trovare, in modo dettagliato la descrizione dell’obiettivo dello studio, del materiale e delle procedure utilizzate per la raccolta dati. 

Il modello della potenza metabolica

Il modello della potenza metabolica, descritto nel dettaglio nel Corso Base GPS nel Calcio, è stato utilizzato e pubblicato per la prima volta nell’articolo di Osgnach et al, nel 2010 (29).  Da quel momento, oltre al calcolo delle accelerazioni, il calcolo del costo energetico e della potenza metabolica ha rivestito un ruolo chiave nella quantificazione della spesa energetica. Questo nuovo approccio ha permesso di poter conoscere il costo energetico delle azioni in accelerazioni partendo dal modello della corsa continua in salita a varie velocità e pendenze pubblicato da Minetti et al, 2002 (27).

Da un punto di vita dei calcoli nel sistema utilizzato dal software LagalaColli è stata modificata l’equazione di Minetti, riadattandola al costo energetico della corsa dei calciatori sull’erba (4.6 j/m/kg).  Pertanto, è stato verificato un coefficiente di correlazione di 0.9991 tra i valori di questa nuova formula e quelli edotti dalla formula di Minetti, riportando divergenze per il costo energetico (e per la potenza metabolica) con quest’ultima formula non superiori al 3% medio (11).

Analisi cinematica del movimento dei calciatori

L’attività dei giocatori durante la gara è stata determinata usando il tempo (s) della prestazione e la distanza (m) percorsa nelle diverse categorie di velocità (i.e., Walking, <6 Km/h; Jogging, 6-11 Km/h; Low Speed Running, 11-16 Km/h; Intermediate Speed Running, 16-20 Km/h; High Speed Running, 20-24 Km/h; Maximum Speed Running, >24 Km/h) e potenza metabolica (i.e., Very Low Metabolic Power, 0-5 W·Kg⁻¹; Low Metabolic Power, 5-10 W·Kg⁻¹; Intermediate Metabolic Power, 10-20 W·Kg⁻¹; High Metabolic Power, 20-35 W·Kg⁻¹; Elevate Metabolic Power, 35-55 W·Kg⁻¹; Max Metabolic Power, >55 W·Kg⁻¹).

Inoltre, la potenza metabolica è calcolata anche come media di ciascun tempo di gioco e in funzione delle fasi di gioco: fase di possesso, fase di non possesso e fase con la palla inattiva.

L’accelerazione non è stata classificata in maniera tradizionale, bensì, per tale finalità, si è scelto di utilizzare il modello creato da Colli e colleghi (11) atto a quantificare l’entità sia delle accelerazioni che delle decelerazione, rilevate tramite il GPS.

Tale modello ha permesso di generare una classificazione in funzione di un indice di accelerazione massimale dipendente dalla velocità. In base all’algoritmo utilizzato dal software, sono state selezionate come accelerazioni intense solamente quelle oltre il 50% della massima accelerazione possibile a qualsiasi velocità, mentre tutte le altre azioni sono state classificate come accelerazione moderate (11).

A titolo esemplificativo, se l’atleta si sta spostando a velocità estremamente ridotte (0-8 km/h) accelererà in modo elevato anche per arrivare ad una velocità di 5-7 m/s2; diversamente, se l’atleta si sta spostando già ad una velocità di 18-22 km/h, la sua accelerazione sarà solo di 2-3 m/s2, sebbene massimale (figura 1). Invece, un discorso diverso è stato sviluppato per le decelerazioni, considerate moderate o intense secondo una soglia di demarcazione posta a -2 m·s⁻².

Figura 1. Modello rielaborato nel quale se aumenta la velocità massima raggiunta dal soggetto,
la pendenza della retta tra velocità ed accelerazione non cambia (Colli et al., 2014).

Il tempo e la distanza nelle categorie di velocità e potenza metabolica, la distanza totale, la potenza metabolica media in tutte le fasi, il dispendio energetico totale, le accelerazioni, le decelerazioni, la % dei W>VAM t>=3″, la % della distanza equivalente, la % >20 W/tempo totale, la distribuzione del recupero passivo (0-5 W·Kg⁻¹) nelle varie zone (20-40 s, 40-60 s e >60 s) e i cambi di direzioni maggiori e minori di 30° sono stati divisi registrati separatamente per l’analisi del primo e secondo tempo.

Inoltre, è stata utilizzata un’applicazione per dispositivi Android, denominata App Tattica (Spinitalia SRL, Roma, Italia) per valutare il tempo nelle fasi di possesso e di non possesso di pausa con palla inattiva (i.e., periodo di sospensione del gioco dovuto a infortuni, falli, gol, rimesse laterali, interventi arbitrali o di altra natura in cui il pallone non è giocabile).

Nello studio, sono stati analizzati il tempo di possesso, non possesso e di palla inattiva per ogni singolo incontro (Tabella 1).

Tabella 1. Andamento del tempo (s) nelle fasi di possesso, non possesso e palla inattiva durante le partite monitorate. Le fasi di possesso palla sono suddivise per 1° e per 2° e la somma è rappresentata nel gruppo ‘’Partita’’. I dati ‘’Totali’’ sono presentati come media e deviazione standard.

Nel prossimo articolo  vi descriveremo, in modo dettagliato, tutti i risultati del nostro studio sulla categoria giovanile, under 16, per poi confrontarli con i dati under 15, già pubblicati e spiegati nel Corso Online.

 

 

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ cultore della materia di Basi del Movimento Umano e Teoria e Storia della Metodologia di Allenamento per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.

Performance Model: basta conoscere la velocità?

Performance Model: basta conoscere la velocità?

Il calcolo della velocità

Nel corso degli anni è stata molto utilizzata la tecnica della match analysis, descritta anche nel nostro Corso Base sui GPS nel calcio per analizzare la prestazione dei calciatori durante le partite. Gli studi sono partiti nell’osservare e analizzare la gara suddividendo la distanza percorsa del calciatore nelle fasce di velocità, poichè si pensava che fosse il modo più adatto per calcolarne tale impegno.

Analizzando e cercando di determinare non solamente la distanza totale percorsa in ciascun ruolo, descritta in questo articolo, alcuni autori hanno cercato di quantificare l’alta intensità. Withers et al. , ha notato che i terzini sprintano più del doppio delle volte rispetto ai difensori centrali, mentre i centrocampisti e gli attaccanti sprintano significativamente più volte rispetto ai difensori centrali.

Ci sono differenze individuali maggiori nelle richieste fisiche dei giocatori, in parte correlate al loro ruolo nella squadra. Un gran numero di studi ha comparato la prestazione rispetto ai vari ruoli (Bangsbo, 1994; Bangsbo et al., 1991; Ekblom, 1986; Reilly & Thomas, 1979).

In uno studio sui giocatori di alto livello (Mohr et al 2003) trova che i difensori centrali coprono minori distanze totali di corsa ed effettuano meno corse ad alta intensità rispetto ai giocatori in altre posizioni, la quale cosa è probabilmente è strettamente connesso con il ruolo tattico del difensore centrale (Bangsbo, 1994; Mohr et al, 2003).

Anche Mohr (2003) ha riportato che i terzini coprono una distanza considerevole ad alta intensità e sprintando maggiormente, mentre effettuano un minor numero di colpi di testa e di contrasti rispetto ai giocatori delle altre posizioni di gioco. Gli attaccanti coprono distanze ad alte intensità uguali ai terzini e ai centrocampisti, ma sprintano significativamente più a lungo dei difensori centrali e dei centrocampisti.

Ma anche la necessità di sprintare è dettata dalle richieste dell’allenatore. Inoltre Mohr e collaboratori, nello stesso studio del 2003 mostra che gli attaccanti hanno un più marcato declino nella distanza di sprint rispetto ai difensori e ai centrocampisti.

Il centrocampista compie molti contrati e copre una distanza totale e una distanza ad alta intensità simile ai terzini e agli attaccanti ma sprintando meno. Studi precedenti hanno mostrato che i centrocampisti coprono una grande distanza di corsa durante una partita rispetto ai terzini e gli attaccanti (Bangsbo, 1994; Bangsbo et al, 1991; Eblom, 1986; Reilly &Thomas, 1979).

Queste differenze possono essere spiegate dallo sviluppo delle richieste fisiche dei terzini e attaccanti, poiché, in contrasto con studi recenti (Bangsbo, 1994), Mohr (2003) osserva che i giocatori subiscono un calo significativo nella corsa ad alta intensità verso la fine della partita.

Questo indica che quasi tutti i giocatori d’elite utilizzano la loro completa capacità fisica durante la partita. Le differenze individuali non sono solo relative alla posizione in campo.

All’interno di ogni posizione di gioco vi sono variazioni significative nelle richieste fisiche che deriva dal ruolo tattico e dalla capacità fisica del giocatore.

Le differenze individuali nello stile di gioco e nella prestazione fisica possono essere prese in considerazione quando si deve pianificare l’allenamento o la strategia nutrizionale.

Nel nostro studio da noi condotto, che potresti realizzare anche tu come spiegato qui, la velocità è stata classificata nelle sei classi (i.e., Walking; Jogging; Low Speed Running; Intermediate Speed Running; High Speed Running; Maximum Speed Running) è stata registrata in relazione alla durata trascorsa (rispettivamente di 3068 ± 284, 994 ± 139, 529 ± 151, 133 ± 49, 45 ± 22 e 16 ± 13 s) e alla distanza percorsa (rispettivamente di 2834 ± 255, 2283 ± 335, 1917 ± 552, 654 ± 242, 270 ± 132 e 113 ± 97 m). 

Il tempo trascorso e la distanza percorsa nelle varie classi di velocità sono stati anche esaminati in relazione ai due tempi di gioco ed alla vittoria e sconfitta, come rappresentato di seguito nel grafico 1 e nel grafico 2. 

 

Grafico 1. Distanza (m) e tempo (s) secondo le classi di velocità durante una partita vittoriosa nei due tempi di gioco.

Grafico 2. Distanza (m) e tempo (s) secondo le classi di velocità durante una partita persa nei due tempi di gioco.

Nella tabella 2 i parametri di tempo e distanza sono stati suddivisi per ruoli tattici e classificati anch’essi in funzione del risultato finale.

Tabella 2. Distanza (m) e tempo (s) in relazione alle classi di velocità, occorrenti durante una partita vittoriosa (V) e perdente (S), specificatamente per i difensori (DC), esterni difensivi (ED), centrocampisti (CC) e attaccanti (AT).

Ma basta tenere in considerazione solo la velocità?

Da qualche anno, perfortuna, alcuni autori sia italiani che internazionali si sono interrogati su questa domanda. Grazie agli studi condotti in letteratura scientifica dal Prof. di Prampero e all’idee del Prof. Colli, si è visto che tutte le apparecchiature di rilevazione elettronica della match analysis e i sistemi GPS (per saperne di più), ormai ampiamente diffuse, che si limitano nell’analisi solamente dei tratti percorsi a diverse velocità, ad esempio > 20 km/h, si dimenticano che per andare a 20 km/h bisogna arrivarci accelerando e soprattutto, dopo, bisogna anche frenare (Colli, 2011). 

Da qui, negli studi condotti negli ultimi 5-6 anni, si è compreso ancora di più che la sola velocità non può considerare il reale impegno del calciatore, bensì è fondamentale conoscere il costo energetico delle fasi di gioco e conoscere la potenza metabolica.

Inoltre, queste corse ad alta intensità/ad alta potenza, cioè con impegni esplosivi di forza, si combinano spesso con cambi di direzione che, a seconda dell’angolo che si stabilisce fra la prima fase di corsa e la successiva, possono anche divenire dei cambi di senso dove la capacità di decelerazione risulta essere di estrema importanza.

Per la corretta conoscenza del modello di prestazione risulta fondamentale conoscere si la velocità raggiunta dai giocatori nelle diverse fasce, eventualmente il picco di velocità massima, ma completare l’analisi, come vedrete nel prossimo articolo, con il modello accelerativo/decelerativo e l’analisi della potenza metabolica nelle diverse fasi di gioco e categorie di potenza metabolica. Ciò forse, però non potrebbe ancora bastare….

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. Docente di Sport di Squadra per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.

Performance Model: introduzione all’analisi del modello

Performance Model: introduzione all’analisi del modello

Dopo gli articoli sulla Football Periodization e il Webinar – Complex Football, che ha avuto un successo che mai mi sarei aspettato, oggi ho deciso di inaugurare una serie di articoli sul Modello di prestazione, facendo con voi un passo indietro. 

Introduzione al modello di prestazione e analisi della letteratura scientifica

La match analysis è una metodica di rilevamento dati che, attraverso l’indagine scientifica e statistica, consente di valutare, in modo oggettivo, il rendimento fisico e tecnico-tattico del singolo atleta e dell’intera squadra (24).
Un calciatore durante una partita è impegnato in uno sforzo di circa 90 min a cui si devono aggiungere gli eventuali min di recupero.

Attraverso l’utilizzo della time motion analysis, una tecnica che ha descritto l’attività cinematica dell’atleta, è noto che il calciatore di alto livello percorre circa 9-12 km (3; 27). Questo metodo di indagine ha mostrato come circa 2200-2400m siano percorsi ad alta intensità (considerata come la velocità di corsa maggiore di 15.0 km/h), 850-950m ad altissima intensità (>19 km/h) e 250-350m sprintando (> 25.0 km/h) (30; 31) (es. figura 1).

Figura 1. Esempio di distrubuzione della distanza percorsa ad alta velocità (21-24 Km/h e >24 Km/h). Physical and technical activity of soccer players in the French First League – with special reference to their playing position

Lo sforzo del calciatore è da considerarsi di tipo intermittente (18), poiché cambia attività ogni 4-6s (4), determinando l’effettuazione di circa 1300 patterns motori durante partita (26).

Nella squadra coesistono giocatori con diversi ruoli tattici e la loro posizione in campo influenza la prestazione fisica (14). L’organizzazione della squadra prevede i seguenti ruoli: difensori centrali (DC), esterni difensivi (ED), centrocampisti centrali (CC), esterni di centrocampo (EC) e attaccanti (A).

Analizzando le distanze totali percorse in relazione al ruolo tattico ci accorgiamo di come i C, gli ED e EC siano i giocatori che percorrono maggiore distanza (>11 km), a differenza di A e DC che ne percorrono circa 9-10km. Ciònonostante, sono i centrocampisti esterni e i terzini, ovvero gli esterni difensivi, che percorrono una maggiore distanza (circa 1000) ad intensità elevatissima (velocità di corsa > 19.8 km/h) rispetto a C (circa 900m), i A (circa 800m) e DC (circa 600m).

Per moltissimi anni la valutazione della performance del calciatore è stata legata solo alla distanza percorsa e alle relative soglie di velocità, non considerando il costo energetico della corsa (29) e la quantificazione delle accelerazioni e decelerazioni (16).

Tuttavia, a seguito dell’introduzione del new match analysis approach (29) (figura 2), si è potuto valutare e classificare non sono la distanza percorsa e le relative soglie di velocità, ma anche le soglie di accelerazione e decelerazione, e le fasce di potenza metabolica, prodotto del costo energetico (J/m/kg) per la velocità (m/s).

 

Figura 2. Metabolic Power vs. Speed. Il giocare è pigro o un grande lavoratore? Energy Cost and Metabolic Power in Elite
Soccer: A New Match Analysis Approach  

Inoltre, negli ultimi anni la letteratura scientifica e il gioco del calcio si sono occupati di studiare la prestazione non solamente tramite la video match analysis ma direttamente sul campo attraverso l’uso di dispositivi “Global Positioning System” (GPS).

Sull’onda di questa vera e propria rivoluzione moltissime aziende che sviluppano vari dispositivi per lo sport, come software e app, hanno costruito i propri GPS e i propri programmi di analisi, con modelli matematici differenti e quindi con dati spesso difficili da confrontare.

Sebbene limitazioni nelle misurazioni possano caratterizzare l’applicazione del GPS (19; 34), alcuni autori (6) hanno dimostrato come questo strumento, con un campionamento adeguato, possa essere importante per la conoscenza approfondita dell’attività del calciatore, per lo sviluppo di efficaci programmi di allenamento e per la riduzione dell’insorgenza degli infortuni. Infatti, secondo quanto riportato da studi precedenti (1; 14; 16), un’accurata valutazione dell’accelerazione risulta fondamentale per gli spostamenti veloci che l’atleta compie nel corso della gara.

Pertanto, da quanto esaminato in letteratura come “sul campo”, questa metodica di analisi consente una definizione specifica del modello di prestazione atta a quantificare accuratamente i carichi di lavoro del calciatore, favorendo, altresì la definizione di un programma di lavoro adeguato che consideri specificatamente carichi né troppo elevati, né scarso, ma allenanti in modo ottimale.

Lo studio da noi condotto, e pubblicato su Italian Journal of Posturology and Rehabilitation, ha descritto un modello di prestazione di una squadra giovanile di calcio mediante l’utilizzo di dispositivi GPS, con una conseguente quantificazione delle richieste metaboliche (i.e., potenza metabolica istantanea, media) e neuromuscolari (i.e., accelerazioni, decelerazioni).

Seguendo l’idee lanciate dal Prof. Colli e collaboratori sul blog laltrametodologia.com, abbiamo deciso di analisi le variabili fisiche, sopradescritte, in riferimento al possesso della palla (i.e., tempo di possesso palla vs tempo di non possesso palla), occorrenti durante una partita ufficiale.

Inoltre, lo studio che descriveremo nel dettaglio nei prossimi articoli, ha avuto lo scopo di verificare eventuali differenze tra diversi ruoli tattici (i.e., difensori centrali, esterni difensivi, centrocampisti, attaccanti) e prestazione vincente e perdente.

Per la bibliografia vi rimandiamo all’articolo Analisi della prestazione di una squadra giovanile professionista di calcio mediante l’utilizzo di GPS.

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ docente di Sport di Squadra per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.

Pallof Press: come e quando inserirlo in un allenamento

Pallof Press: come e quando inserirlo in un allenamento

Nel corso del Webinar – Complete Core Training abbiamo parlato di una variante degli esercizi di Core che ha riscosso molto successo negli ultimi anni: i pallof

Il Pallof press, prende il nome dal fisioterapista John Pallof che li ha introdotti per la prima volta nel 2006. È un esercizio di stabilizzazione di base che ha un’ampia applicazione per gli atleti e per i movimenti di forza e potenza.

Esercizi come lo squat, lo stacco da terra, le alzate olimpiche e tutti i movimenti sportivi richiedono una grande stabilizzazione del nucleo superiore per migliorare le prestazioni nel sollevare o nello spostare carichi più pesanti, in sicurezza, e per proteggere la colonna lombare e sostenere articolazioni del corpo da stress inutili (Dewar, 2016).

Come fare un Pallof Press?

Vi riportiamo, di seguito, una guida passo-passo su come insegnare ed eseguire correttamente un Pallof Press.

  • Inizia con lo scegliere una band/elastico (leggero o più rigido), in funzione del livello dell’atleta e del movimento che vogliamo eseguire, attaccando la fascia ad un ancoraggio fisso, all’altezza del petto. Inoltre, per un livello più avanzato come abbiamo riportato nel confronto sui pallof, è possibile utilizzare un sistema di cavi collegati al pacco pesi per impostare un vero e proprio lavoro di strength stabilization.

  • Imposta il tuo corpo in modo perpendicolare o frontale, inginocchiato o in piedi, in modo che quando le tue mani siano davanti a te la band sia ad un angolo di 90 gradi o sia posta frontalmente (come in figura 2). Allontani e/o fai allontare dal punto di ancoraggio i tuoi atleti, in modo che la tensione sulla loro band sia elevata già in partenza.

  • Se invece state usando i cavi, rimani semplicemente nella stessa posizione e aumenti il carico tramite il pacco pesi.

  • Impugna la band, adduci le scapole e parti nell’esecuzione del movimento, curando la respirazione e mantieni una postura corretta. Mantenendo gli addominali tirati, la parte inferiore della schiena piatta e le scapole depresse, esegui un’estensione lenta e controllata con i gomiti direttamente davanti al petto.

  • In tal modo, assicurarti di non lasciare in avanti il ​​busto o la spalla. Dovresti sentire tensione nella band e assicurati di mettere di mettere in tensione il nucleo centrale.

  • Esegui il pallof press in maniera controllata, o in serie da 20-30’’ o con 10-12 ripetizioni per lato. Come già anticipato in Complete Core Training, è importante inserirlo in un programma di sviluppo del core, a livello basic o advance, o collocarlo nelle attivazioni in palestra negli sport di squadra.

Noi consigliamo, ad un livello avanzato, di variare l’altezza e di inserire movimenti di press/alzata combinata. Infatti, quando ti senti in grado di combinare il movimento, varia l’altezza della band, o del cavo, spostandola verso l’alto o verso il basso per modificare leggermente il modo in cui i muscoli vengono reclutati e la seguente traiettoria di movimento.

È importante, nella progressione, aumentare la resistenza della band, la difficoltà del movimento, il mantenimento della stabilità per più tempo (eccentrica/concentrica molto lenta) o sviluppare l’esercizio in maniera più esplosiva.

Le differenti finalità, e l’evoluzione dei movimenti saranno descritti in modo più dettagliato nel prossimo articolo.

Bibliografia: https://barbend.com/the-pallof-press-how-when-and-why-it-should-be-in-your-training/

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ cultore della materia di Basi del Movimento Umano e Teoria e Storia della Metodologia di Allenamento per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.

Training Load: Sistemi di monitoraggio a costo zero

Training Load: Sistemi di monitoraggio a costo zero

Abbiamo descritto in precedenza che cosa si intende per training load, per carico interno e per carico esterno. Inoltre, nel corso delle nostre pubblicazioni abbiamo spesso di sistemi di monitoraggio quali frequenza cardiaca, GPS e accelerometria non soffermandoci molto sui sistemi a bassissimo costo o a costo zero. 

Grazie a Federico Fumagalli faremo una disamina dei principali sistemi di controllo del carico di allenamento e di recupero, esposti in letteratura scientifica o nei blog in cui si parla di allenamento, a costo zero, vedendone insieme pregi e difetti.

Per carico di allenamento s’intende la somma del lavoro richiesto all’atleta, in altre parole l’insieme delle sollecitazioni funzionali provocate da quest’ultimo in un determinato periodo”,  e abbiamo una successiva divisione:

-Carico Esterno: è la quantificazione oggettiva dei mezzi utilizzati in allenamento (km fatti, kg sollevati, serie e ripetizioni)

-Carico Interno: è la somma degli stress che subisce un organismo quando è sottoposto ad un determinato carico esterno.

Anche gli stimoli (o mezzi di allenamenti proposti) possono avere diverse caratteristiche:

Intensità dello stimolo: la FORZA dello stimolo (kg, km, le accelerazioni, la potenza metabolica espressa, ecc.)

Densità dello stimolo: è il rapporto temporale tra fase di carico e/o recupero

Durata dello stimolo: tempo di somministrazione dello stimolo

Volume dello stimolo: durata dello stimolo per unità di allenamento (m totali percorsi)

Frequenza dello stimolo: quante unità di allenamento previste settimanalmente o giornalmente

Complessità dello stimolo: Specificità

La combinazione di queste variabili viene chiamata carico di allenamento.

Abbiamo visto come il monitoraggio del carico nel corso degli anni diventi però sempre più indispensabile grazie all’uso di diversi strumenti che permettono di controllare l’intensità fisica sostenuta da parte dei giocatori in un allenamento. Esistono degli strumenti, gratuiti e utilizzabili da chiunque, che secondo noi sono molto importanti per valutare l’efficacia degli allenamenti proposti.

L’obiettivo che ha il preparatore atletico in una squadra è quello di saper gestire tutti questi parametri, sia quelli qualitativi che quantitativi, per ottenere sempre una migliore performance. La gestione del carico negli ultimi anni è uno (se non il) problema più importante nel calcio moderno. 

Il monitoraggio quindi permette:

  • verificare la correttezza delle attività proposte

  • verificare i benefici ottenuti dalle attività

  • valutazione della progressione delle proposte

  • valutare effetti negativi (overreaching o overtraining) in modo da “risolvere” al meglio queste situazioni

  • Diversificare gli allenamenti (proposti sempre con mezzi diversi)

Inoltre il monitoraggio dovrò essere eseguito in modo:

  • regolare

  • riproducibile

  • con coerenza

  • non invasivamente ma rispettando i giusti tempi individuali

Tutte metodiche o caratteristiche che non incidono a livello economico ma sono fruibili a qualsiasi persona; infatti ora vi presenteremo degli strumenti gratuiti che possono essere utilizzati e utilizziamo tutt’ora, ad esempio nel webinar pre-campionato si è parlato molto dell’importanza del monitorare l’allenamento e di come gestire i carichi proposti.

Questi strumenti sono le SCALE DI VALUTAZIONE; esse hanno finalità diverse e valutano numerosi aspetti:

  • La scala VAS: scala visuo-analogica del dolore che è uno strumento di misurazione del dolore muscolare soggettivo nei calciatori provato all’inizio dell’allenamento successivo. Si chiede al giocatore di indicare quanto dolore prova in quel momento; questa scala va da 0 (nessun dolore) a 10(peggior dolore possibile). È anche possibile applicare la vas ai vari distretti muscolari.

  • NRS (Scala Numerica)Si considera una scala da 0 a 10 in cui a 0 corrisponde l’assenza di dolore e a 10 il massimo di dolore immaginabile.

  • Scala TReS: valuta la condizione dei giocatori pre-allenamento: GQR (qualità globale di recupero) e TIA (Formazione Intensity disponibilità), dove la domanda da porre è:“in base al tuo recupero quale è la disponibilità all’allenamento?” È importante rispettare sempre il livello GQR perché è la fotografia reale del giocatore.

    Questa scala è stata proposta nel 2013 da Castagna e Bizzini dopo numerosi studi e attualmente è l’unica validata a differenza di un’altra scala di recupero (TQR: total quality of recovery)

  • Scala  di Borg (Cr10): è incentrata su 10 livelli e misura lo sforzo soggettivo di ogni giocatore ad ogni allenamento, partita

 

Rate of perceived exertion – RPE

La RPE scale, già descritta in precedenza, è stata associata e messa in relazione con la frequenza cardiaca. Ogni livello di questa scala, infatti, è messo in relazione con la frequenza cardiaca durante lo sforzo; un RPE “5/6” corrisponde all’85% Fc Max, invece ai livelli “7/8” corrisponde il 90-95% dell’FC Max.

Moltissime ricerche hanno utilizzato l’RPE e la S-RPE (RPE x minuti di allenamento) per calcolare il training load. Uno studio pubblicato dal titolo Use of RPE-Based Training Load in Soccer, gli autori hanno dimostrato scientificamente l’importanza di monitorare l’allenamento mediante tale scala e gli altri metodi basati sulla frequenza cardiaca (FC) (Impellizzeri FM, Rampinini E, Coutts AJ, Sassi A e Marcora S., 2004)

In uno studio, non ancora pubblicato, Licciardi et al, hanno trovato delle interessanti correlazioni tra la spesa energetica e la S-RPE durante metà stagione. Seguiranno ulteriori studi su questo argomento, in accordo con lo studio di Montini et al., 2017.

La familiarizzazione è molto semplice: dopo 25’-30’ a fine della seduta ogni giocatore, in maniera INDIVIDUALE, indica sul foglio lo sforzo percepito; è importante che il giocatore indichi senza che gli altri sentano e non a voce, in questo modo si evita di influenzare gli altri e il dato risulta essere più veritiero possibile.

Da questo dato si ricava l’analisi del carico di allenamento (Training Load) che non è altro che il valore dato dal giocatore (RPE) x i minuti di allenamento svolti.

Grazie ai numerosi dati presenti in letteratura possiamo sapere che l’effetto allenante di una singola seduta è tra le 300 e 600 UA (unità arbitrarie); mentre la somma ideale di un carico settimanale è tra le 2000 e 3000 unità. Per la partita i dati sono leggermenti diversi: >700Ua (carico alto) tra 500 e 700Ua (carico medio-alto), tra 400 e 500 Ua (medio), tra 300 e 400Ua (medio basso) e < 300 (basso).

Inoltre grazie alla letteratura posso avere ulteriori informazioni a riguardo:

  • -Monotonia (media del carico settimanale/ dev.st del carico) : attenzione se >1,5

  • -Fatica (training load x monotonia): attenzione se >3600 Ua

Grazie agli ultimi studi di Gabbett, si può anche trovare:

  • Carico Acuto (Acute Training Load /ATL) rappresenta il carico degli ultimi 7 giorni, rappresenta inoltre il livello di fatica prodotto negli allenamenti

  • Carico Cronico(Chronic Training Load/CTL) rappresenta quanto allenamento siamo abituati a sostenere, e per questo motivo si usa un tempo più lungo, 42 giorni. esso rappresenta una stima degli effetti positivi del lavoro svolto sulla performance ( livello di fitness)

  • La Training Balance: viene calcolata semplicemente come la differenza tra carico cronico e acuto (CTL – ATL) [Coggan A., 2008]

L’area verde (“sweet spot”) rappresenta il rapporto tra training load acuto:cronico dove il rischio di infortuni è basso.

 L’area rossa (‘danger zone’) rappresenta il rapporto tra carico di allenamento acuto:cronico dove il rischio di infortunio è elevato. 

Per ridurre al minimo il rischio di infortuni, gli allenatori dovrebbero mirare a mantenere il rapporto di training load acuto:cronico in un intervallo di circa 0,8-1,3.

Ma qual è il carico corretto da somministrare durante la settimana? Oltre al modello proposto di training load unidimensionale ne esistono altri multi-dimensionali e a basso costo?

Continuate a seguirci e lo scoprirete nel prossimo articolo dedicato al training load e ai sistemi a costo zero.

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Federico Fumagalli Laureato in scienze motorie presso l’Università Cattolica di Milano, Laurea specialistica in scienze tecnica e didattica degli sport (LM 68) ottenuta con il massimo dei voti con una tesi riguardante test per valutare i giocatori dopo la partita.
Conseguito il master di 1° Livello di preparatore atletico di settore giovanile, patentino di allenatore Uefa C e Preparatore Atletico FIGC.
Attualmente lavora all’FC Lugano