GPS e attivazioni tecniche: analisi di alcune proposte situazionali

GPS e attivazioni tecniche: analisi di alcune proposte situazionali

In letteratura è ormai piuttosto semplice reperire articoli che siano incentrati sull’analisi di proposte esercitative di tipo situazionale legate al gioco del calcio sia in modo integrato che destrutturato7.

Con la stessa semplicità però non è semplice reperire proposte che riguardino l’avviamento motorio o riscaldamento nel calcio. E’ infatti possibile imbattersi in parecchie proposte “a secco” e in altrettante, generalmente collocate successivamente a queste ultime identificate come “attivazioni tecniche”9.

La possibilità di sollecitare contemporaneamente gli aspetti entrambe le modalità di lavoro può essere rappresentata da esercitazioni di avviamento motorio integrate11 che però conservino, per non lasciarle fini a se stesse, un orientamento tattico4 almeno di uno o alcuni dei macro principi di gioco10.

In questo modo, in particolare nei dilettanti e nei settori giovanili, dove problematiche di “educazione” al lavoro, spazi ed attrezzature, l’esercitazione integrata nell’avviamento motorio rappresenta un mezzo per ottimizzare la seduta. Scegliendo però questa modalità operativa in sede di programmazione e verifica dell’attività in campo si incontra una prima problematica relativa al fatto che non esiste nessuna indicazione o protocollo (come per esempio accade per il “FIFA+11”) che offra parametri o indicazioni di lavoro per essere sicuri che l’attività proposta sia “controllata”. In linea generale infatti è noto che un’attività di avviamento motorio deve prevedere una durata non inferiore ai 10’ un innalzamento della temperatura di 1°-3°C e un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria per aumentare la viscosità muscolare, nonché l’apporto sanguini ai muscoli e migliorare la qualità della trasmissione degli stimoli nervosi al fine di migliorare la successiva performance 1,5,8,12,13,14,15.

Quello che è inoltre altresì noto è come l’avviamento motorio abbia anche una valenza “piscologica”. Infatti, aiuta l’atleta a prepararsi mentalmente5 all’attività che dovrà svolgere, senza dimenticare che anche nei bambini l’attività iniziale è utile per contestualizzare il momento della giornata. Nei bambini e spesso anche negli adulti, l’attività ludica inziale permette di “scaricare le tensioni” della giornata e di diventare più recettivi e predisporli all’apprendimento che dovrà verificarsi nelle attività successive. Quello che invece manca sono indicazioni e un’analisi di quello che deve essere il livello accettabile delle sollecitazioni se si considera il modello prestativo di un calciatore2,6.

Non è infatti disponibile nessuna analisi di quale carico dal punto di vista metabolico o neuro muscolare si possa ritenere accettabile e corretto per ritenere un’esercitazione adeguata ad essere considerata attività di riscaldamento nel calcio e quindi non eccessivamente “blanda” ne, soprattutto, eccessivamente “intensa”. Di seguito vengono quindi riportate delle esercitazioni che sono state utilizzate durante il periodo pre-competitivo con i relativi dati rilevati dal G.P.S. Disponendo solo della semplice “osservazione empirica” e constatando l’assenza di eventi traumatici, queste esercitazioni sono state ritenute quindi idonee allo scopo, pur presentando parecchie differenze quantitative.

L’ESERCIZIO 1 che si svolgeva all’interno dell’area di rigore, quindi uno spazio rettangolare di 16,5 mt x 40,3 circa, prevedeva un possesso palla con vincoli di psicocinetica dove le squadre composte da 8 giocatori ciascuna erano divisi in due sotto gruppi di colori differenti. Il possesso poteva avvenire solo a colori alternati. Lo scopo era quello di effettuare senza intercetto un numero prestabilito di passaggi.

L’ESERCIZIO 2 che si svolgeva in uno spazio di dimensioni 25 x 25 mt, invece prevedeva che due squadre da 10 giocatori dovessero mantenere il possesso di palla utilizzando gli arti superiori e al raggiungimento di un numero prestabilito di passaggi, senza subire intercetto, dovessero effettuare una transizione veloce, con conduzione o passaggio diretto per realizzare una segnatura nella porta collocata nella metà campo opposta a dove si conclude la serie di passaggi

L’ESERCIZIO 3 che si svolgeva in uno spazio di dimensioni 25 x 25 mt, invece prevedeva che due squadre da 10 giocatori dovessero mantenere il possesso di palla utilizzando gli arti superiori e al raggiungimento di un numero prestabilito di passaggi, senza subire intercetto, dovessero effettuare un passaggio con “calcio profondo” per un compagno che doveva ricevere in una zona delimitata tipo football americano.

L’ESERCIZIO 4 che si svolgeva in uno spazio di diviso come in figura delle dimensioni di 50 x 40 mt prevedeva che due squadre da 10 giocatori dovessero mantenere il possesso di palla utilizzando gli arti superiori, senza potere entrare in area di rigore e al raggiungimento di un numero prestabilito di passaggi, senza subire intercetto, dovessero effettuare un passaggio nelle zone evidenziate in figura dove un compagno accorrente doveva effettuare un cross per effettuare una segnatura.

L’ESERCIZO 5 che si svolgeva in uno spazio di dimensioni 25 x 25 mt, invece prevedeva che due squadre da 10 giocatori dovessero mantenere il possesso di palla utilizzando gli arti superiori e al raggiungimento di un numero prestabilito di passaggi, senza subire intercetto, dovessero tentare di realizzare una segnatura in una delle 4 porticine collocate sui 4 lati del campo.

L’ESERCIZIO 6 che si svolgeva all’interno dell’area di rigore, quindi uno spazio rettangolare di 16,5 mt x 40,3 circa, prevedeva un possesso palla dove le due squadre composte da 10 giocatori dovevano mantenere il possesso e riuscire a creare, per la realizzazione di un punto la concatenazione mani-piede-testa.

Nella Tabella 1 e nella Tabella 2 di seguito riportata sono visibili i valori di ogni singola esercitazione e la media degli stessi. In fondo alla tabella poi è stato inserito un valore dove è riportata la differenza percentuale rispetto ai valori medi delle proposte esercitative e il valore del modello prestativo di una squadra Juniores Regionale di Fascia A o Elitegià analizzata precedentemente in questo articolo sul recupero.

Tabella 1: Valori medi della sinottica dei parametri di carico esterno

Tabella 2: Valori medi della sinottica del recupero

Come evidente per quanto riguarda i valori metabolici e neuro-muscolari si riscontra come ad eccezione della percentuale di decelerazioni intense (%Dec Intense) dei cambi di direzione maggiori di 30° al minuto (CdD/min >30°) e dei Tempi di recupero passivi al minuto (Trpass/min) mediamente le proposte svolte risultino al di sotto dei valori che si raggiungono in partita.

Valutando in modo specifico poi i recuperi durante le esercitazioni i valori legati alla durata dei tempi di recupero passivo siano inferiori rispetto a quelli di gara confermando di fatto che durante le esercitazioni proposte, sebbene a bassa intensità i giocatori siano sempre in movimento.

Quello che è possibile concludere da una semplice analisi dei valori è che delle 6 esercitazioni è che solamente l’esercitazione n°1 presenta dei valori sia metabolici che neuromuscolari vicini e spesso superiori , a quelli della partita e che essa però è una di quella che presenta meno specificità rispetto al gioco del calcio. Tutte le altre esercitazioni, molto più specifiche, restano invece sempre con valori al di sotto di quelli del modello prestativo compresa la n°4 che si avvicina facendo registrare in particolare un valore relativo al Tempo di recupero passivo al minuto (Trpass/min) più basso di quello della partita ma per il resto resta “al di sotto” del modello prestativo specifico. Quello che a questo punto sarebbe bene appurare è se le differenze percentuali tra Modello Prestativo e Esercitazioni di riscaldamento nel calcio possano essere tali da rendere le esercitazioni stesse totalmente inutili o migliorabili attraverso la manipolazione di spazi, numero di giocatori e vincoli regolamentari oppure considerale adeguate allo scopo che resta di avviamento all’attività fisica coniugando aspetti puramente ludici e seppur parzialmente tattici.

Vuoi saperne di più e imparare ad usare il GPS nel calcio?

 

 

Bibliografia

  1. Asmussen, O.Bøje. “Temperatura corporea e capacità di lavoro”, Acta Physiol Scand. 1945; 10 (1): 1-22.
  2. Azzone, R. Colli, E. Marra, C. Savoia; “La Rivoluzione della Misurazione della Potenza Metabolica nel Calcio Tramite GPS o Videoanalisi”, laltrametodologia.com, 2011
  3. Bellini, “Il modello prestativo di una squadra Juniores Regionale e la sua inutilità”, laltrametodologia.com, 2017
  4. Bovenzio, P.Piscitelli, A.Genco, “La potenza Metabolica al servizio della Periodizzazione Tattica”, laltrametodologia.com, 2013
  5. Clark, Lucett, Corn, “NASM Essentials of Personal Fitness Training”, Lippincott Williams & Wilkins, 2007
  6. Colli, “Valutare la potenza media di squadra come analisi dell’impegno contemporaneo di giocatori”, laltrametodologia.com, 2015
  7. Ferrante e D. Mattiaccia, “L’Allenamento Strutturato nel Gioco del Calcio e negli Sport di Squadra”, Universitas Studiorum, 2015
  8. Grooms, Dustin, Palmer, Thomas; Onate, James, “Soccer-specific warm-up and lower extremity injury rates in collegiate male soccer players”, Journal of athletic training, 11/2013, Volume 48, Fascicolo 6
  1. Lucchesi, “Organizzazione Geometrica”,allenatore.net edizioni, 2013
  2. Monteleone e M.A. Ortega Jimenez, “La Costruzione di un Modello di Gioco”, allenatore.net edizioni, 2013
  3. Tarsi, “SSG Metabolici”, n°158/5 allenatore.net, 2017
  4. Reed J., Banks A., Brathwaite R.,”Benefits of a Sport-specific Warm-up in Physical Education”Strategies; Nov/Dec 2004; 18, 2; Social Science Premium Collection
  5. Racinais, J.Oksa, “Temperatura e funzione neuromuscolare”, Scand J Med Sci Sports. 2010; 20 (3): 1-18
  6. Kenney, Wilmore, Costill. “Physiology of Sport and Exercise”, Human Kinetics, 2011.
  7. Weineck, “L’Allenamento Ottimale”, Calzetti e Mariucci, 2001

Docente a Contratto di T.T.D. degli Sport di Squadra Calcio e Rugby (Modulo di Calcio), Scuola di Scienze Motorie, Università degli Studi di Milano, Laureato Magistrale in Scienza dello Sport, Master Universitario di II° livello in Didattica delle Attività Motorie, Allenatore di Base U.E.F.A. – B

Wearable Technologies: storia e ricerca per la programmazione dell’allenamento

Wearable Technologies: storia e ricerca per la programmazione dell’allenamento

Introduzione

La quantificazione degli aspetti dell’allenamento per migliorare la programmazione e la valutazione degli atleti è un tema ricorrente. Ma recentemente l’interesse scientifico è aumentato, dovuto ai progressi tecnologici (1).

Negli ultimi anni c’è stato un aumento nel numero di studi che valutano il carico di allenamento in modo soggettivo, vedi RPE, e attraverso quantificazioni del carico esterno: mancano studi longitudinali che impiegano misurazioni oggettive del carico interno, probabilmente a causa del costo e dell’invasività delle misurazioni necessarie. I progressi nella tecnologia dovrebbero contribuire allo sviluppo di strumenti portatili migliori per facilitare le misurazioni ed abbattere i costi associati alla realizzazione di studi osservazionali longitudinali. Tenendo conto dei recenti sviluppi tecnologici, l’obiettivo di questo articolo è quello di fare una review rispetto alle diverse tecnologie portatili.

Un po’ di storia

La wearable technology è probabilmente l’area più interessante della tecnologia al momento, ma i suoi inizi sono molto più datati di quanto ci potremmo aspettare. Facendo un breve excursus riguardo i primi apparecchi della storia, troviamo:

  • Anello dell’Abbaco, XVII secolo: L’abaco fatto di argento e collocato all’interno di un anello, una reliquia della dinastia Qing che governò la Cina tra il 1644 e il 1912. Secondo quanto riferito, potrebbe essere la prima forma conosciuta di tecnologia indossabile che non fosse semplicemente qualcosa da appuntare ai vestiti;

  • Pedometro, 1780: Leonardo da Vinci aveva previsto un dispositivo meccanico per contare i passi, ma fu solo nel 1780 che un uomo svizzero di nome Abraham-Louis Perrelet modificò il suo meccanismo di orologio a carica automatica per misurare i passi e la distanza percorsa camminando;

  • Orologio digitale, 1972: I primi orologi meccanici da polso digitali erano disponibili negli anni ’20, ma fu solo negli anni ’70 che fu sviluppato il primo orologio da polso elettronico digitale;

  • Auricolare Bluetooth, 2000: il primo auricolare Bluetooth non era disponibile fino al 2000, anche se la specifica Bluetooth 1.0 c’era già nel 1999 ed è stato il primo telefono bluetooth con auricolare abilitato.

Queste sono solo alcuni degli esempi di tecnologia che hanno portato allo sviluppo attuale.

Perché un approccio scientifico

La ragione di questo interesse risiede nella necessità di migliorare e individualizzare i programmi di allenamento, progettato con lo scopo di produrre stimoli capaci ad innescare le risposte fisiologiche per la stimolazione dei vari sistemi biologici.

Le prime ricerche di Selye (4) sullo stress hanno permesso di delineare il pensiero del moderno allenamento e delle metodologie di identificazione degli esercizi (5) e hanno gettato le basi per un approccio sistematico alla quantificazione delle risposte ai vari stimoli. È assodato che l’allenamento altera l’omeostasi e induce uno “stress” che il corpo bilancia per recuperare ed adattarsi allo stimolo successivo. Tuttavia, il risultato di una programmazione inappropriata può causare problemi di salute e disadattamento (6), immunosoppressione, alterazioni del profilo ormonale (7) e, generalmente, causa una diminuzione delle prestazioni (8).

Impellizzeri et al. (2005) differenziato tra gli aspetti interni ed esterni del carico di formazione. Il carico interno si riferisce agli aspetti più fisiologici, mentre il carico esterno rappresenta le attività eseguite dall’atleta. L’adattamento è la conseguenza del carico di allenamento interno determinato principalmente dal carico di allenamento esterno a cui l’atleta è esposto (9).

Nonostante ciò, non tutti apprezzano o utilizzano tecnologia, anche perché per alcune la validità non è ancora così riscontrata. Dovuto al facile accesso, al basso costo e alla semplicità di utilizzo, la session-RPE è uno dei metodi più utilizzati, come i metodi classici (lattato, HRV). In studi recenti invece predominano principalmente studi sul carico esterno, grazie all’accessibilità dei sistemi di misurazione inerziale (IMU) che possono essere utilizzati dagli atleti durante l’allenamento e le competizioni.

Monitoraggio del carico interno ed esterno

Dato il crescete numero di applicazioni e tecnologia indossabile per il monitoraggio, cerchiamo di fare un po’ di luce su ciò che può essere utile e ciò che ancora non lo è. Dopo aver effettuato una ricerca su Pubmed, ho scelto principalmente 3 articoli che hanno testato l’efficacia di queste tecnologie.

  1. Current State of Commercial Wearable Technology in Physical Activity Monitoring 2015-2017 (Bunn et al. 2018)

I trackers indossabili sono un metodo popolare e utile per raccogliere informazioni biometriche a riposo e durante l’attività fisica. Lo scopo di questa revisione sistematica era di riassumere le recenti scoperte di dispositivi indossabili per informazioni biometriche relative a passi, frequenza cardiaca e dispendio calorico per diversi dispositivi che detengono una grande porzione della quota di mercato. Le ricerche sono state condotte sia su PubMed che su SPORTdiscus. Gli articoli sono stati conservati se includevano un allenamento di almeno 5 minuti o superiore e se avevano 20 o più partecipanti (10 in totale). Cosa si è visto è che nel complesso:

  • i dispositivi indossabili tendono a sottostimare il dispendio energetico rispetto alle misure di laboratorio, tuttavia a intensità più elevate la sottostima della spesa energetica è maggiore. In questo senso il più affidabile è la famiglia dei FitBit, quello meno affidabile il Jawbone (rispetto ad Apple Watch, Garmin, Samsung Gear). In ogni caso si precisa che in nessuno degli studi valutati c’è stato uno studio della validità test-retest;

  • Tutti i sensori da polso-braccio avevano una tendenza a sottostimare la frequenza cardiaca, e questo errore era generalmente maggiore con intensità di esercizio più elevate, compreso un maggiore movimento del braccio. La valutazione del criterio negli studi valutati includeva un elettrocardiogramma (ECG) o una fascia toracica polare. I monitor di attività polso e avambraccio avevano una vasta gamma di precisione, con Apple iWatch con l’errore percentuale medio assoluto più basso (MAPE) e i dispositivi Fitbit con il MAPE più elevato. Anche la misurazione della frequenza cardiaca era in genere migliore a riposo e durante l’esercizio su un cicloergometro rispetto all’esercizio su un tapis roulant o su una ellittica. Uno studio ha incluso una fascia toracica Polar come dispositivo testato rispetto a un ECG, e la fascia toracica aveva il MAPE più basso e la concordanza più elevata rispetto ai dispositivi da polso-avambraccio;

  • Il conteggio dei passi è stato sottostimato a velocità di camminata più basse, ma è risultato una misurazione più precisa a velocità più elevate. Fitbit One e Fitbit Zip hanno dimostrato con continuità un MAPE <5% e sono stati notati da diversi studi come i più precisi. Al contrario, diversi studi hanno rilevato che Nike + FuelBand e Polar Loop sono i meno precisi, con un MAPE >10%.

  1. Evaluating the Impact of Physical Activity Apps and Wearables: Interdisciplinary Review (McCallum et al. 2018)

Dei 111 studi inclusi, circa la metà sono stati pubblicati tra il 2015 e il 2017, il 55,0% erano RCT (randomize control trials) e solo 2 studi hanno utilizzato rapid designs. Quasi tutti gli studi hanno misurato l’attività fisica in modo obiettivo utilizzando sensori (interni o esterni), con RCT che hanno maggiori probabilità di utilizzare sensori esterni (accelerometri).

Meno di un terzo degli studi ha esaminato l’efficacia, l’impegno e l’accettabilità insieme. In base alle nostre definizioni operative, gli studi che hanno misurato l’impegno hanno utilizzato principalmente i registri generati dai dispositivi per valutare la frequenza, la profondità e la durata dell’impegno. Gli studi che hanno esaminato l’accettabilità hanno spesso utilizzato questionari e metodi qualitativi per valutare l’apprezzamento, l’efficacia percepita e l’utilità, la soddisfazione, l’intenzione degli utenti di continuare a utilizzare l’app o il dispositivo e l’accettabilità sociale.

La MOST, ad esempio, come design di studio, richiede che siano prese diverse decisioni prima di condurre lo studio (ad esempio, decidere quali componenti specifici dell’intervento basati sulla teoria devono essere testati e valutare la fattibilità di realizzare un progetto di ricerca che può richiedere spesso un campione ampio). Questi requisiti possono essi stessi richiedere tempo e risorse. Le barriere all’utilizzo di progetti di ricerca rapida possono anche essere concettuali: prove preliminari suggeriscono che il valore e i requisiti per i progetti di casi singoli non sono stati completamente compresi dagli operatori sanitari clinici, che possono essere applicati anche ai ricercatori di mHealth.

Oltre all’efficacia, la valutazione dell’impegno e dell’accettabilità degli utenti è importante:

  1. per generare una migliore comprensione dell’impatto complessivo;

  2. spiegare la variazione dei risultati;

  3. rivelano influenze (potenzialmente interattive) sull’efficacia.

Nonostante ciò, solo circa un terzo degli studi (32,0%) ha esaminato tutti e 3 gli obiettivi insieme. Inoltre, il 40,0% di questi non ha utilizzato statistiche inferenziali per valutare l’efficacia (utilizzando invece le statistiche descrittive e l’analisi visiva) e quasi un quinto di tutti gli studi (18,9%) conteneva meno di 13 partecipanti.

Molte valutazioni di app e wearable technologies sembrano avvalersi di metodi efficienti di raccolta dati: due terzi degli studi hanno impiegato sensori in-device in smartphone e dispositivi indossabili per misurare l’attività fisica. Il fatto che gli RCT usassero sensori esterni validati più spesso di altri progetti di studio ne acuisce la loro inefficienza. Inoltre, l’uso di sensori esterni spesso comporta procedure di misurazione che possono ridurre la generalizzazione dei risultati a contesti del mondo reale.

La maggior parte degli studi che hanno misurato l’impegno, ha utilizzato i registri generati dai dispositivi: questi possono essere più efficienti dei metodi di autovalutazione qualitativa, che possono richiedere molto tempo e complicazioni. Al contrario, l’accettabilità è stata generalmente valutata tramite questionari e/o metodi qualitativi face to face. I ricercatori dell’HCI hanno sottolineato la necessità di raccogliere dati qualitativi soggettivi accanto ai registri generati dai dispositivi per comprendere pienamente non solo “cosa” fanno le persone, ma “perché”. Hanno rilevato che una manciata di studi (11%) utilizzava i dati di registro (ad esempio, registri di utilizzo generati dal dispositivo o registri di testo immessi dall’utente) per valutare alcune dimensioni di accettabilità. La validità di questo approccio (vale a dire, se una delle due forme di dati di registro può sufficientemente catturare i ricchi dettagli contestuali tipicamente offerti dai metodi qualitativi tradizionali) dovrebbe essere esplorata.

Nonostante il rapido aumento delle valutazioni dell’impatto di app di attività fisica e indossabili, pochi sono ottimizzati in relazione all’efficienza e alla valutazione dei costrutti chiave di efficacia, impegno e accettabilità.

  1. Trends Supporting the In-Field Use of Wearable Inertial Sensors for Sport Performance Evaluation: A Systematic Review (Camomilla el al. 2018)

I recenti sviluppi tecnologici hanno portato alla produzione di sensori magneto-inerziali miniaturizzati economici, non invasivi, ideali per ottenere misure di prestazioni sportive durante l’allenamento o la competizione. Questa revisione sistematica valuta le prove attuali e il potenziale futuro del loro uso nella valutazione delle prestazioni sportive. Gli articoli pubblicati sono stati cercati nei database Web-of-Science, Scopus, Pubmed e Sport-Discus hanno portato alla selezione di 286 studi e 23 recensioni. I lavori selezionati riguardavano la valutazione della capacità motoria (51 documenti), l’analisi tecnica, la classificazione dell’attività e la valutazione delle richieste fisiche. L’attenzione si è concentrata principalmente su atleti di élite e sub elite (59%) che praticavano il loro sport in campo durante l’allenamento (62%) e la competizione (7%). La misurazione del movimento all’aperto creava opportunità negli sport invernali (8%), negli sport acquatici (16%), negli sport di squadra (25%) e in altre attività all’aperto (27%). Vengono fornite indicazioni sull’affidabilità degli indicatori di prestazione basati sui sensori, insieme a considerazioni critiche e tendenze future.

figura 1. Distribuzione di recensioni e articoli nella revisione sistematica su riviste (in %) e in tempo

Questa recensione dimostra che la tecnologia magneto-inerziale, che sta guadagnando continuamente slancio nella biomeccanica sportiva, è uno strumento affidabile in grado di avvantaggiare gli atleti di tutti i livelli, specialmente se integrati in una rete di fusione di sensori. Ciò può alla fine estendere e migliorare la carriera degli atleti attraverso una migliore prevenzione degli infortuni e specificità di allenamento. Mentre questa affidabilità è pienamente sfruttata in laboratorio, deve esserci un compromesso tra il potenziale della tecnologia e la praticità sul campo. Quando questo compromesso non viene raggiunto, principalmente a causa della mancanza di un’adeguata standardizzazione dell’acquisizione dei dati e degli strumenti per l’analisi successiva, la tecnologia potrebbe risentire di bassi tassi di utilizzo tra gli allenatori. Una migliore collaborazione tra il biomeccanico sportivo e il professionista faciliterebbe il superamento di questo problema. La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sulla facilità d’uso e su una migliore compensazione degli errori e procedure di analisi in grado di fornire agli istruttori metriche informative, concise e facili da interpretare.

Conclusioni

Nonostante il crescente interesse per la quantificazione del carico, la pratica e la ricerca hanno valutato principalmente ciò che è facile da misurare e non hanno utilizzato un approccio olistico, con particolare riferimento alle risposte biologiche. I risultati attuali suggeriscono che molti parametri di carico interni ed esterni possono essere misurati utilizzando la tecnologia portatile con relativa precisione e affidabilità. Tuttavia, è importante notare che molti produttori non forniscono informazioni sull’accuratezza, validità e affidabilità delle loro apparecchiature o danno accesso a dati grezzi per ulteriori analisi. Per questo motivo, non è possibile fare generalizzazioni sulla precisione ed utilità della tecnologia utilizzata o del metodo scelto, e le conclusioni degli studi di ricerca dovrebbero essere sempre specifiche e dovremmo sempre prestare attenzione all’interpretazione dei dati.

Inoltre, con più dati, è necessario sviluppare database e sistemi di tracciamento facili da usare, in modo che gli atleti siano in grado di gestire, comprendere ed archiviare i dati in modo sicuro. Infine, questi sistemi dovrebbero essere in grado di generare report rapidi e significativi, oltre a consentire attività di analisi dei dati per facilitare e ottimizzare il processo decisionale sul campo.

Come raccomandazioni finali possiamo suggerire che:

  • Si devono conoscere i limiti di ciascun dispositivo e metodo utilizzato, e devono essere sviluppati meglio gli standard per garantire che la qualità dei dati generati dai dispositivi di misurazione sia sufficientemente elevata;

  • Gli studi dovrebbero dare informazioni sui dettagli delle versioni hardware e software utilizzate e restringere il significato dei risultati alle versioni utilizzate nella raccolta dei dati;

  • Sono necessari ulteriori studi longitudinali che forniscano agli allenatori sportivi e agli scienziati parametri di riferimento relativi ai carichi di allenamento interni ed esterni su più popolazioni;

  • Sebbene la scelta dei sistemi sia molto ampia, si dovrebbero utilizzare solo quelli che possono influenzare il programma di allenamento costruito.

Bibliografia:

  1. Bunn et al., Current State of Commercial Wearable Technology in Physical Activity Monitoring 2015-2017, Int J Exerc Sci 11(7): 503-515; 2018
  2. McCallum et al., Evaluating the Impact of Physical Activity Apps and Wearables: Interdisciplinary Review, JMIR Mhealth Uhealth, vol. 6, iss. 3, e58, p.1; 2018
  3. Camomilla el al., Trends Supporting the In-Field Use of Wearable Inertial Sensors for Sport Performance Evaluation: A Systematic Review, Sensors, 18, 873; 2018
  4. The Guardian 2017, 10 most influential wearable devices
  5. Cardinale M. and Varley M.C., Wearable Training-Monitoring Technology: Applications, Challenges, and Opportunities, International Journal of Sports Physiology and Performance 12, S2-55 -S2-62; 2017

 

Preparatore Atletico Professionista (FIGC). Laureatosi in Scienze Motorie (STAS) presso l’Università di Bologna, ha conseguito anche il Master in Preparazione atletica nel calcio con le Università di Pisa e Verona. Nel 2015 ha completato il Master di Coverciano per Preparatori Professionsti di Calcio. Sul campo vanta esperienze con diverse squadre di rilievo: gli Allievi nazionali del Modena Calcio, e col Padova, i Giovanissimi nazionali, gli Allievi regionali, gli Allievi élite, gli Allievi Nazionali (finale scudetto 2016/17) e la Prima squadra (serie B) di mister Pea a Padova. E’ stato responsabile dei Preparatori del Settore Giovanile del Padova nel periodo 2015/17. Oltre ad organizzare eventi con l’AIPAC Veneto, è il referente in Italia di una ditta americana che produce un treadmill subaqueo (HydroWorx) e il referente in Veneto di una ditta iltaliana di propriocezione che lavora stabilmente in NBA (Delos).

Variabilità cardiaca: idee per il monitoraggio del carico interno

Variabilità cardiaca: idee per il monitoraggio del carico interno

Heart rate variability nel calcio

Abbiamo visto nel corso dei mesi sulla football periodization l’importanza di misurare, monitorare e conoscere il carico esterno nella programmazione settimanale nel calcio. Nell’articolo scorso sul carico interno, e sulle misure come RPE e frequenza cardiaca. 

Una stagione di calcio dura tra 9 e 11 mesi, con i giocatore professionisti che sono impegnati mediamente in uno o due match a settimana per un totale di 50-80 partite all’anno (Mohr et al., 2016). Cercare di mantenere elevate prestazioni e proteggere la loro saluta in tutto ila stagione è quindi una sfida per il club, per l’area fisica e quella sanitaria.

A fianco alle classiche rilevazioni GPS, lattato e HR, negli ultimi anni si sono cercati nuovi indicatori affidabili e validi dell’adattamento dei giocatori all’allenamento e al carico.

Per conoscere meglio il carico soggettivo (ad esempio valutazione dello sforzo percepito tramite RPE) si sono usate scale psicometriche abbinate a questionari sullo stress di recupero (ad esempio REST-Q), o sulla qualita del recupero TQR, del dolore (VAS o NRS). Questi vengono spesso utilizzati per monitorare la reazione al carico di allenamento (Halson, 2014).

Al fine, però,  di studiare il sistema nervoso autonomo (SNA), che regola le principali funzioni del corpo attraverso le sue influenze parasimpatiche e simpatiche (Wehrwein, Orer, & Barman, 2016) si è pensato di vedere che effetti potesse avere sulla HR.

Alcuni studi hanno mostrato che praticare attività fisica regolare ha un impatto sull’attività del SNA (Aubert, Seps, &
Beckers, 2003) e che la funzione cardiaca è influenzata dal SNA.

Infatti il parasimpatico agisce riducendo la frequenza cardiaca (HR), mentre il simpatico la aumenta (Dong, 2016). Negli ultimi anni, due strumenti hanno reso possibile caratterizzare l’attività del SNA attraverso il monitoraggio del tasso di recupero del cuore (HRR) e della variabilità della frequenza cardiaca (HRV). 

Ma che cos’è la HRV?

L’HRR è la differenza tra frequenza cardiaca a riposo (HRrest) e frequenza cardiaca massima (HRmax), ed è caratterizzata dalla riattivazione parasimpatica. L’HRV, invece, viene monitorata dalla registrazione degli intervalli battito-battito, ed è caratterizzata dalle influenze parasimpatiche e simpatetiche del SNA

Come e quando avviene il monitoraggio?

Il monitoraggio può essere effettuato prima, durante e dopo gli allenamenti, di notte mentre si è addormentati o al mattino al risveglio. Si può mantenere una posizione del corpo supina, seduta o in piedi (Abad et al., 2017; Boullosa et al., 2014; Perini et al., 1993).

La lunghezza delle registrazioni può variare da pochi minuti (registrazione a breve termine – quick recovery test) a diverse ore (registrazione a lungo termine) (Boullosa, Abreu, Tuimil e Leicht, 2012; Boullosa et al., 2013; Nakamura et al., 2015).

Le misure di HRR e HRV sono ampiamente utilizzate nello sport perché possono essere facilmente eseguitae dal preparatore sul campo, durante l’allenamento o prima del training, o possono essere eseguite autonomamente dall’atleta al mattino appena sveglio.

Alcuni studi, in precedenza, hanno analizzato HRR e HRV negli sport aerobici, dove hanno mostrato la loro capacità di monitorare il livello di adattamento degli atleti all’allenamento, e quindi prevedere le future prestazioni (Plews et al., 2013; Schmitt et al., 2006; Vesterinen et al., 2015).

In seguito, passo dopo passo, il loro uso è stato esteso ad altre discipline, comprese quelle intermittenti come il calcio. Infatti, nonostante l’uso intensivo del monitoraggio nel calcio, si sa ancora poco su questo metodo di valutazione del carico interno e ci sono pochi studi in  squadre di calcio professionistiche.

Molti autori credono che la conoscenza scientifica dovrebbe aiutare i professionisti a identificare i diversi modi per misurare e analizzare questi parametri e scegliere il più appropriato e attendibile. 

Noi vi porteremo nei prossimi articoli alla scoperta della variabilità cardiaca e della sua applicazione per capire e vedere com’è la risposta ai carichi di lavoro, con dati alla mano, in atleti professionisti di calcio. 

 

 

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ cultore della materia di Basi del Movimento Umano e Teoria e Storia della Metodologia di Allenamento per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.

La Forza muscolare nel calcio: può essere predittiva degli infortuni?

La Forza muscolare nel calcio: può essere predittiva degli infortuni?

La forza nel calcio è un prerequisito fondamentale della prestazione

I test di forza alle estremità inferiori sono comunemente utilizzai come screen per valutare la probabilità di infortunio/ il rischio di infortunio in giocatori professionisti. Tuttavia, vi sono evidenze limitate circa l’affidabilità di questi test nell’ottica di prevenire gli infortuni. 

Lo scopo di questo studio è stato perciò quello di valutare l’associazione tra la forza dei muscoli dell’arto inferiore e il rischio di infortuni in giocatori professionisti di calcio, così da trovare un possibile collegamento e relazione fra la forza nel calcio ed il rischio di infortunio. 

Giocatori professionisti provenienti da 14 team Quatarioti hanno svolto una batteria di test di forza all’inizio della stagione sportiva 2013/2014 e 2014/2015. I test consistevano in forza isocinetica di hamstring e quadricipiti, adduzione e abduzione dell’anca in eccentrica, e squeeze test a 45°. Sono stati registrati gli infortuni che hanno comportato una perdita di partite ed il numero di partite totali e allenamenti totali durante le stagioni. 

In totale, 369 giocatori hanno svolto i test di forza nel calcio, e per tutti loro sono stati registrati i dati di infortuni. Di questi, 206 hanno subito 538 infortuni alle estremità inferiori durante le due stagioni; gli infortuni acuti erano i più frequenti. Delle 20 misurazioni nei test di forza nel calcio eseguiti, l’unico associabile ad un rischio aumentato di infortunio è stato il test isocinetico di forza del quadricipite. Anche una maggiore forza al test di forza bilaterale degli adduttori è stato associato, ma ad un rischio minore di infortunio. 

In conclusione, perciò, è stata riscontrata una scarsa associazione fra il rischio di infortunio alle estremità inferiori e i test di forza nel calcio, se non per il test di forza isocinetica del quadricipite. 

Di conseguenza, gli autori non si sentono di raccomandare i test di forza nel calcio nell’ottica della prevenzione infortuni. 

Link: http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0363546518756028

Vuoi saperne di più sull’allenamento della Forza nel calcio? Acquista ora!

Valutazione funzionale: analisi dei singoli segni di disfunzione

Valutazione funzionale: analisi dei singoli segni di disfunzione

Valutazione funzionale: analisi dei singoli segni di disfunzione

Nei due articoli precedenti abbiamo parlato in modo esaustivo di cos’è un OHSA, come si esegue e introdotto i segni che si evidenziano durante il suo svolgimento. In questo terzo articolo della serie analizziamo in modo più dettagliato gli 8 segni identificabili di questa valutazione funzionale.

  1. Feet Flatten

Il primo segno da considerare è il piede piatto. Equivale ad un’eccessiva eversione, e questo segno di compensazione è spesso guidato da una mancanza di dorsiflessione (dovrebbe esserci un allineamento corretto tra il tendine d’Achille ed il calcagno, dove quest’ultimo tende al valgo).

La domanda da porsi sempre è: perché?

Analizzando nella nostra valutazione funzionale la biomeccanica, se pensiamo ad un’eversione sappiamo che ci sono dei muscoli corti ed iper-attivi e altri allungati e ipo-attivi. In questo caso, se il piede everte (va verso l’esterno) abbiamo che il comparto esterno è corto ed iper-attivo (lateral gastrocnemius e peroneals) mentre il comparto interno degli inversori è lungo ed ipo-attivo (tibialis anterior e tibialis posterior). Si è però detto che questo è un compenso legato al deficit di dorsiflessione. Quindi anche in questo caso, chi sono i flessori plantari corti ed iper-attivi? Soleus e gastrocnemius, mentre il dorsiflessore lungo ed ipo-attivo è il tibialis posterior.

Dopo aver delineato questo quadro sappiamo che: per gli Eversors ed i Plantar Flexors ® release, lenghtening, mobilization (caviglia), per gli Inversors ed i Dorsiflexors ® activation

Piede piatto = eccessiva eversione

corti / iper-attivi

lunghi / ipo-attivi

 

 

Eversori:

Inversori:

 

Fibularis

Tibialis Anterior

 

Lateral Gastrocnemius

Tibialis Posterior

 

Flessori Plantari:

Dorsiflessori:

 

Soleus

Tibialis Anterior

 

Gastrocnemius

 

  1. Feet Turn Out

Il secondo segno è il piede ruotato all’infuori, che equivale ad una rotazione esterna della tibia, perché a livello di caviglia non ho rotazione esterna.

La domanda da porsi sempre è: perché?

Si pensi a quali sono i rotatori esterni di tibia: il TFL (tensor fascia latae), VL (vastus lateralis) e l’ITB (ileotibial band). Questi muscoli costituiscono un gruppo, tenendo conto che l’ITB è una banda di tessuto connettivo alla quale gli altri due muscoli sono collegati e che, essendo appunto un tessuto/fascia, non va usato il foam roll. Oltre a questi ci sono anche il BP (biceps femoris) ed il LG (lateral gastrocnemius).

Ed i nostri rotatori interni?

Nella nostra valutazione funzionale sono lunghi e ipo-attivi. E sono: gracilis, semis, popliteus, medial gastrocnemius (MG). I primi tre sono un gruppo, e c’è un esercizio specifico per attivarli assieme. Il medial gastrocnemius non ha un vero e proprio esercizio di attivazione, ma c’è un esercizio per il tibiale posteriore che comprende anche il Medial Gastrocnemius, perché non contribuisce alla rotazione interna di tibia, ma agisce come stabilizzatore mediale di ginocchio ed è quindi colpito da questa disfunzione.

Piede ruotato fuori = eccessiva rotazione tibiale

corti / iper-attivi

lunghi / ipo-attivi

 

 

Rotatori Tibiali Esterni:

Rotatori Tibiali Interni

 

TFL

Gracilis

 

Biceps Femoris

Semis

 

Lateral Gastrocnemius

Sartorius

 

 

Medial Gastrocnemius

 

 

Vastus Medialis Obliquus

 

Flessori Plantari:

Dorsiflessori:

 

Soleus

Tibialis Anterior

 

Gastrocnemius

 

 

  1. Knee Bow In

Il terzo segno da considerare è il valgo funzionale, che equivale ad un tibial external rotation che comporta di conseguenza un femoral internal rotation. La rotula deve essere allineata con il secondo dito del piede. Se il ginocchio “trema” è comunque un segno di knee bow in, come riscontrare che nel ritorno eccentrico il ginocchio tende a cedere verso l’interno.

A questo punto il quadro è già chiaro:

Corti/iper-attivi (release and lengthening)

  • i Tibial External Rotator sono, TFL/VL/ITB, Biceps Fempris short head (perché non attraversa l’articolazione dell’anca), lateral gastroc

  • i Femoral Internal Rotator sono, TFL, Gluteus Minimus e Anterior Adductors

Lunghi/ipo-attivi (activate and integrate)

  • i Tibial Internal Rotator sono, Gracilis, Semis, Popliteus (attivati come un gruppo), Sartorius, Medial Gastroc (stabilizzatore)

  • i Femoral External Rotator sono, Gluteus Maximus e Gluteus Medius

Knee bow in = Rotazione Tibiale Esterna  e Rotazione Femorale interna

corti / iper-attivi

lunghi / ipo-attivi

 

 

Rotatori Tibiali Esterni:

Rotatori Tibiali Interni

 

TFL

Gracilis

 

Biceps Femoris

Semis

 

Lateral Gastrocnemius

Sartorius

 

 

Medial Gastrocnemius

 

 

Vastus Medialis Obliquus

 

Rotatori Femorali interni:

Dorsiflessori:

 

TFL

Gluteus Maximus

 

Gluteus Minimus

Gluteus Medius

 

Adductors

 

 

  1. Knee Bow Out

Il quarto segno da considerare è il varo funzionale, che equivale ad un Femoral External Rotation e ad una ankle eversion. Non è molto comune: se si riscontra, non è molto evidente ed è quasi sempre asimmetrico. Se pensiamo ai rotatori esterni d’anca che agiscono sul ginocchio, pensiamo subito al Glute Max e Mid (agonisti). Ma come in ogni situazione, ci sono dei sinergici a contribuire, e in questa disfunzione troviamo:

Corti/iper-attivi (release and lengthening)

  • i Tibial External Rotator sono, Piriformis, Biceps Femoris, Adductor Magnus back head

  • gli Eversors sono, Peroneals, Lateral Gastroc (se penso al movimento di eversione, il piede ruota esternamente e la tibia piega verso l’interno, ma se riporto tutto ad una situazione in cui il piede non collassa all’interno ma ho il ginocchio che va verso l’esterno, la situazione è la stessa)

Lunghi/ipo-attivi (activate and integrate)

  • i Tibial Internal Rotator sono, Gluteus Maximus e Medius (mai iper-attivi)

  • gli Inversors sono, Tibialis Anterior e Posterior

Se si corregge il Bow Out, molto spesso si toglie questa dominanza sinergica e mi ritrovo in una condizione di Bow In.

Knee Bow Out = Rotazione Femorale Esterna ed Eversione

corti / iper-attivi

lunghi / ipo-attivi

 

 

Sinergici dei rotatori esterni:

Agonisti dei rotatori esterni:

 

Piriformis

Gluteus Maximus

 

Biceps Femoris

Gluteus Medius

 

Adductor Magnus

 

 

Eversori:

Inversori:

 

Fibularis

Tibialis Anterior

 

Lateral Gastrocnemius

Tibialis Posterior

 

Questi sono i primi 4 segni che abbiamo deciso di analizzare in questa parte di valutazione funzionale, nel prossimo articolo prenderemo in esame gli altri 4 per poi proseguire la disamina anche con esempi pratici. Sperando che la serie vi appassioni e piaccia, vi chiedo di scrivermi commenti, idee e opinioni su questo argomento e di continuare a seguirci.

Preparatore Atletico Professionista (FIGC). Laureatosi in Scienze Motorie (STAS) presso l’Università di Bologna, ha conseguito anche il Master in Preparazione atletica nel calcio con le Università di Pisa e Verona. Nel 2015 ha completato il Master di Coverciano per Preparatori Professionsti di Calcio. Sul campo vanta esperienze con diverse squadre di rilievo: gli Allievi nazionali del Modena Calcio, e col Padova, i Giovanissimi nazionali, gli Allievi regionali, gli Allievi élite, gli Allievi Nazionali (finale scudetto 2016/17) e la Prima squadra (serie B) di mister Pea a Padova. E’ stato responsabile dei Preparatori del Settore Giovanile del Padova nel periodo 2015/17. Oltre ad organizzare eventi con l’AIPAC Veneto, è il referente in Italia di una ditta americana che produce un treadmill subaqueo (HydroWorx) e il referente in Veneto di una ditta iltaliana di propriocezione che lavora stabilmente in NBA (Delos).

Training Load: Microcicli di allenamento e periodizzazione

Training Load: Microcicli di allenamento e periodizzazione

L’obiettivo che deve prefissarsi un preparatore atletico deve essere quello di saper gestire una frequenza, un volume e un’intensità di allenamento appropriata al fine di sommministrare i giusti stimoli, sia fisiologici che psicologici, per migliorare le performance di squadra. La combinazione di queste variabili è comunemente chiamata “carico di allenamento”. Questo può essere suddiviso in due sottoinsiemi chiamati rispettivamente carico interno (CI o ITL (internal training load)) e carico esterno (CE o ETL (external training load)) [1, 2, 3].

E’ possibile individuare i micro-cicli di allenamento, i carichi di lavoro e la periodizzazione
settimanale in una squadra di calcio da dati ottenuti tramite sistema GPS?

Indubbiamente, la gestione del carico è considerato dai club, dagli sport scientist e dai preparatori fisici uno dei problemi più importanti nel calcio d’elite moderno [4].
Il mondo scientifico negli ultimi anni ha affrontato questo problema in maniera differente rispetto alla visione che vuole dare questa tesi. Autori come Chelly, Iaia, Vacz, Alves e Christos solo per citarne alcuni, hanno voluto migliorare la performance non focalizzandosi sulle possibili variabili presenti nei micro-cicli settimali, ma bensì portando avanti dei protocolli di allenamento a breve termine (settimane/mesi) con il fine di allenare solo alcune capacità, come ad esempio la forza esplosiva o la capacità aerobica. I risultati hanno portato al miglioramento delle capacità prese in esame ma non sono riusciti a descrivere come questi protocolli si potessero integrare e quale
importanza potessero avere nei carichi di lavoro settimanali [5, 6, 7, 8, 9].

Finora per quantificare i carichisono state utilizzate diverse variabili e metodiche. La maggior parte degli articoli che vedremo analizzati successivamente hanno preso in considerazione le variabili di frequenza cardiaca (FC o HR (heart rate)) e di valutazione dello sforzo percepito (RPE) come variabili del carico interno, entrambe non riescono però a quantificare il carico esterno. Per colmare questa lacuna sono state individuate altre variabili come la distanza totale percorsa, la corsa a varie velocità (es. >16 km/h, >18 km/h ecc…), il numero di sprint, le accelerazioni, le decelerazioni e il dispendio energetico.

Da dove si è partiti? RPE, S-RPE e FC?

Dall’inizio degli anni 2000 fino ad oggi però lo sviluppo di accelerometri e monitoraggi, come il sistema multi camera semi-automatico e di posizionamento globale (GPS), hanno permesso un’analisi più approfondita e affidabile. 

Alcuni ricercatori come Little, Impellizeri e Gaudino nei loro lavori hanno mostrato che il monitoraggio sia del carico esterno (EL) che del carico interno (IL), è fondamentale per migliorare le performance degli atleti e che l’RPE-TL (rating of perceived exertion training load) si è dimostrato essere significativamente correlato al carico interno in allenamenti del calcio d’elite [10, 11, 12]. Per fornire però una valutazione globale del carico di allenamento Kelly consiglia di monitorate anche tutte le sessioni di forza, tecnica, condizionamento e tattica [13].

Jeong nel 2011, Malone nel 2014 e Owen nel 2017 si sono concentrati nell’analisi pre-season dei carichi di allenamento stagionali in calciatori professionisti. I risultati sono stati contrastanti. Malone e Owen hanno rilevato che il TL (training load) è rimasto simile in tutti i giorni con l’eccezione del giorno prima del match (MD-1) dove il carico si è ridotto.

Sia la FC che l’RPE analizzate sono state superiori rispetto a quella riportata da Jeong. Per quanto riguarda la distanza totale, i risultati mostrano che è maggiore all’inizio della stagione, questo può esser spiegato dalla maggior attenzione e risalto dato sia alle esercitazioni tecnico-tattiche che a quelle fisiche.

L’utilizzo del GPS infine ha mostrato ulteriori prove della propria efficacia per valutare appieno i modelli di allenamento durante una stagione competitiva [15, 3 ,4]. Castellano ha voluto utilizzare queste metodiche in esercitazioni quali gli SSG (small sided games). Gli indicatori del carico interno come l’HR hanno avuto molte correlazioni con la TD [16, 14].

L’RPE, invece, è stato fortemente correlato con la %HR media, ma non ha mostrato nessun’altra correlazione significativa con gli indicatori associati al carico esterno, come la distanza totale percorsa, le distanze coperte ad alta velocità >18 km/h e quelle percorse in sprint con velocità >21 km/h [16]. Viceversa Mc-Laren nella sua meta-analisi e Al Haddad nel suo lavoro hanno mostrato che l’intensità delle relazioni con le misure di TL esterno (TD e TD a varie velocità di percorrenza) è più forte con la sRPE-TL (sessionRPEtrainingload) [17, 18].

E ora, a che punto siamo con la ricerca?

Negli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti apportando delle modifiche e incrementando le variabili all’analisi: una di queste come già detto in precedenza è
l’accelerazione. Sempre con la tecnologia GPS sono state misurate le seguenti variabili: tempo di allenamento; distanza totale (TD); distanza di corsa ad alta velocità (HSR [> 5.8 m/s]); distanza percorsa in sprint (SPR [> 6.7 m/s]); variabili di accelerazione. I risultati hanno dimostrato numerose differenze tra i giorni in diverse variabili (P <0,05). Solo la distanza totale, l’accelerazione e la distanza di decelerazione sono stati in grado di distinguere i ruoli dei giocatori in campo. Le variabili relative al tempo di allenamento e alla TD (total distance), invece, hanno ridotto le differenze tra i giorni e cambiato l’ordine delle sessioni all’interno del micro-ciclo. Questo è stato dimostrato mettendo in evidenza il secondo giorno di allenamento settimanale in cui si sono registrati i valori più alti in tutte le variabili rispetto al giorno prima della partita [1, 19].

Jasper et al del 2016 hanno pubblicato una systematic review. Sono stati esaminati 11 articoli e i risultati sono stati che:
– è presente una relazione inversa tra carico muscolare percepito e i cambiamenti individuali del
fitness aerobico;
– maggiore è il tempo trascorso a frequenze cardiache elevate maggiore sarà il rischio di infortuni;
– maggiore è il tempo acccumulato in allenamenti e partite durante la pre-season e la prima
settimana di campionato minori saranno le prestazioni di sprint e CMJ (countermovement jump) [2].

Infine Barlett sempre nel 2016 ha provato a risolvere questo problema in modo differente. Lo scopo del suo studio è stato quello di quantificate e prevedere le relazioni tra RPE e le variabili di carico di allenamento ricavate dai dati GPS utilizzando il metodo statistico dei machine learning in giocatori professionisti di football Australiano. I risultati hanno mostrano che i metodi reputato la distanza percorsa durante la sessione come la variabile più importante nel determinare l’RPE. E’ stato specificato, però, che quest’ultima è influenzata dal ruolo ricoperto in campo e dall’esperienza del giocatore. Questo approccio è risultato essere un’ulteriore possibilità di individuazione del carico con una possibile valutazione più accurata dell’allenamento [20].

Tuttavia, un aspetto fondamentale che si può dedurre dall’analisi della letteratura appena fatta è che l’applicazione di un programma di periodizzazione e di carichi di allenamento in squadre professionistiche è molto complesso a causa delle differenze tra i giocatori, dalla varietà degli obiettivi giornalieri e dal periodo molto lungo di competizione.Una programmazione accurata se ben mantenuta durante l’anno potrebbe prevenire una diminuzione degli infortuni. Tale analisi è stata confermata da Pigott nel 2008, Gabbett nel 2010 e Jasper nel 2017, i quali rispettivamente hanno esaminato il rapporto tra i carichi d’allenamento e l’incidenza di infortuni in giocatori professionisti di Rugby, Football Australiano e calcio.

Gli studi hanno indagato questo rapporto nel corso di diverse stagioni competitive dimostrando un rapporto significativo tra carico di allenamento, distanza totale e incidenza di infortuni. Il monitoraggio accurato del carico e della programmazione, quindi, può aiutare a prevedere dove e quando potrebbero verificarsi lesioni o infortuni [21, 22, 2]. 

Riassumendo, la grande diversità di questi articoli presi in considerazione limita la possibilità di paragonarli nel migliore dei modi. Le variabili prese in considerazione per monitorare gli allenamenti sono sempre state solo HR, RPE, accelerazioni, distanza totale percorsa, corsa a varie velocità spesso analizzate attraverso tecnologia GPS e accelerometri. Tuttavia, la validità delle misure dell’HR per monitorare la quantità di lavoro nel calcio è stato dimostrato non essere una misura adeguata del carico a causa del diverso profilo di attività che ha il calcio, e cioè quello di essere caratterizzato da moltissime attività intermittenti [1, 23].

Tutti gli studi invece sono concordi nel dire che l’uso dell’ RPE come misura globale del carico è diventata una valutazione comune negli sport di squadra a causa della facilità di esecuzione e della possibile comparazione con una vasta gamma di parametri di allenamento. E’ stato percisato, però, che le variabili prima citate, potrebbero non essere sufficienti per comprendere la complessità della performance [1].

Il continuo monitoragggio di tutte le sessioni di allenamento e delle partite con un aumento delle variabili analizzate tramite tecnologia GPS, potrebbe essere una raccomandazione per le future ricerche al fine di fornire un visione più ampia e comprensibile del carico di lavoro eseguito. 

Bibliografia

[1] Akenhead, R., Harley, J. A., & Tweddle, S. P. (2016). Examining the external training load of an English Premier League football team with special reference to acceleration. The Journal of Strength & Conditioning Research, 30(9), 2424-2432.
[2] Jaspers, A., Brink, M. S., Probst, S. G., Frencken, W. G., & Helsen, W. F. (2017). Relationships between training load indicators and training outcomes in professional soccer. Sports Medicine, 47(3), 533-544.
[3] Malone, J. J., Di Michele, R., Morgans, R., Burgess, D., Morton, J. P., & Drust, B. (2015). Seasonal training-load quantification in elite English premier league soccer players. International journal of sports physiology and performance,  10(4), 489-497.
[4] Owen, A. L., Lago-Peñas, C., Gómez, M. Á., Mendes, B., & Dellal, A. (2017). Analysis of a training mesocycle and positional quantification in elite European soccer players. International Journal of Sports Science & Coaching, 12(5), 665-676.
[5] Chelly, M. S., Ghenem, M. A., Abid, K., Hermassi, S., Tabka, Z., & Shephard, R. J. (2010). Effects of in-season short term plyometric training program on leg power, jump-and sprint performance of soccer players. The Journal of Strength & Conditioning Research, 24(10), 2670-2676.
[6] Iaia, F. M., Ermanno, R., & Bangsbo, J. (2009). High-intensity training in football. International journal of sports physiology and performance, 4(3), 291-306.
[7] Váczi, M., Tollár, J., Meszler, B., Juhász, I., & Karsai, I. (2013). Short-term high intensity plyometric training program improves strength, power and agility in male soccer players. Journal of human kinetics, 36(1), 17-26. 63
[8] Alves, J. M. V. M., Rebelo, A. N., Abrantes, C., & Sampaio, J. (2010). Short-term effects of complex and contrast training in soccer players’ vertical jump, sprint, and agility abilities. The Journal of Strength & Conditioning Research, 24(4), 936-941.
[9] Kotzamanidis, C., Chatzopoulos, D., Michailidis, C., Papaiakovou, G., & Patikas, D. (2005). The effect of a combined high-intensity strength and speed training program on the running and jumping ability of soccer players. Journal of strength and conditioning research, 19(2), 369.
[10] Little, T., & Williams, A. G. (2007). Measures of exercise intensity during soccer training drills with professional soccer players. Journal of Strength and Conditioning Research, 21(2), 367.
[11] Gaudino, P., Iaia, F. M., Strudwick, A. J., Hawkins, R. D., Alberti, G., Atkinson, G., & Gregson, W. (2015). Factors influencing perception of effort (session rating of perceived exertion) during elite soccer training. International journal of sports physiology and performance, 10(7), 860-864.
[12] Impellizzeri, F. M., Rampinini, E., Coutts, A. J., Sassi, A. L. D. O., & Marcora, S. M. (2004). Use of RPE-based training load in soccer. Medicine & Science in sports & exercise, 36(6), 1042-1047.
[13] Kelly, V. G., & Coutts, A. J. (2007). Planning and monitoring training loads during the competition phase in team sports. Strength and Conditioning Journal, 29(4), 32.
[14] Scott, B. R., Lockie, R. G., Knight, T. J., Clark, A. C., & Janse de Jonge, X. A. (2013). A comparison of methods to quantify the in-season training load of professional soccer players. International Journal of Sports Physiology and Performance, 8(2), 195-202.
[15] Jeong, T. S., Reilly, T., Morton, J., Bae, S. W., & Drust, B. (2011). Quantification of the physiological loading of one week of “pre-season” and one week of “in-season” training in professional soccer players. Journal of sports sciences, 29(11), 1161-1166.64
[16] Casamichana, D., & Castellano, J. (2015). The relationship between intensity indicators in smallsided soccer games. Journal of human kinetics, 46(1), 119-128.
[17] McLaren, S. J., Macpherson, T. W., Coutts, A. J., Hurst, C., Spears, I. R., & Weston, M. (2017). The relationships between internal and external measures of training load and intensity in team sports: A meta-analysis. Sports Medicine, 1-18.
[18] Al, H. H., Méndez-Villanueva, A., Torreño, N., Munguía-Izquierdo, D., & Suárez-Arrones, L. (2017). Variability of GPS-derived running performance during official matches in elite professional soccer players. The Journal of sports medicine and physical fitness.
[19] Rossi, A., Perri, E., Trecroci, A., Savino, M., Alberti, G., & Iaia, M. F. (2016, December). Characterization of in-season elite football trainings by GPS features: The Identity Card of a Short- Term Football Training Cycle. In Data Mining Workshops (ICDMW), 2016 IEEE 16th International Conference on (pp. 160-166). IEEE.
[20] Bartlett, J. D., O’Connor, F., Pitchford, N., Torres-Ronda, L., & Robertson, S. J. (2017). Relationships between internal and external training load in team-sport athletes: evidence for an individualized approach. International journal of sports physiology and performance, 12(2), 230-234.
[21] Gabbett, T. J., & Jenkins, D. G. (2011). Relationship between training load and injury in professional rugby league players. Journal of Science and Medicine in Sport, 14(3), 204-209.
[22] Piggott, B. (2008). The relationship between training load and incidence of injury and illness over a pre-season at an Australian Football League club.
[23] Jaspers, A., Beéck, T. O. D., Brink, M. S., Frencken, W. G., Staes, F., Davis, J. J., & Helsen, W. F. (2017). -Relationships Between the External and Internal Training Load in Professional Soccer: What Can We Learn From Machine Learning?. International journal of sports physiology and performance, 1-18.).

 

Nato a Sassari il 25 aprile 1993, laureando magistrale in Scienze e Tecniche Avanzate dello Sport, si occupa di studiare, analizzare e approfondire la performance sportiva. Attualmente sta svolgendo uno stage in una squadra giovanile professionista occupandosi di analisi del Training Load mediante GPS e cardiofrequenzimetri. Durante il suo percorso universitario ha svolto diversi stage in squadra professionisti di Serie A, come Torino e Sampdoria dove si è occupato di approfondire il carico di lavoro in una squadra di alto livello.