Varicocele: sintomi

Varicocele: sintomi

Il varicocele è un in grandimento delle vene scrotali che causa una problematica dilatazione patologica delle vene testicolari (o spermatiche), che hanno il compito di drenare il sangue dal testicolo. Si manifesta spesso nel tempo e può provare dei problemi funzionali nell’atleta, come descritto nel nostro articolo sul Varicocele e sport.

Varicocele: che sintomi ha?

Il varicocele non causa né segni né disturbi, raramente, può provocare dolore. Infatti, il dolore può variare da acuto a sordo, può aumentare stando in piedi (ad esempio per chi fa attività sul campo sempre in piedi), o dopo uno sforzo fisico prolungato, fare attenzione a chi fa sport molto intenso. Alcune volte, il fastidio che genera può peggiorare nel corso del giorno e può essere alleviati stando sdraiati in posizione supina.

Come può una persona accorgersi di avere il varicocele?

La domanda sembrerebbe banale, ma da una prima attenta analisi e valutazione possiamo definire alcune sintomatologie e osservare alcuni segni:

1. Dimensione dei testicoli: la dilatazione di un vaso se di notevole importanza, può essere palpata e/o vista ad occhio nudo. In questo caso è importante mettere in diagnosi differenziale con cisti all’epididimo o con un’epididimite.

2. Dolori Testicoli – Fastidi. I principali segnali in questo caso sono fitte, stilettate improvvise, ripetute pulsazioni della zona. Anche in questo caso è importante mettere in diagnosi differenziale con cisti all’epididimo o con un’epididimite. Dolori acuti e che non scompaiono dopo poco tempo, sono se pur più rari, da non sottovalutare, poiché potrebbe celarsi un’ostruzione importante.

3. Fertilità: è possibile che un varicocele silente, non visibile ad occhio nudo possa creare infertilità, proprio per questo lo spermiogramma è un esame fondamentale per capire cosa si ha davanti prima e come comportarsi poi.

Questi tre punti sono solamente un macroscopico focus sui segni e i sintomi. 

Varicocele: perchè si forma?

Succede che il fenomeno colpisca per il 90% il testicolo sinistro, come già descritto qui in questo articolo.

Tuttavia, il fenomeno è già stato studiato dagli anni 80.

Colsaet, che studiò studiò questi fenomeni mediante indagini radiologiche flebografiche, ha suddiviso il varicocele in tre tipologie differenti:

  • varicocele di tipo I (o reflusso reno-spermatico): ostacolo al deflusso venoso esercitato dall’arteria, con ostacolo allo sbocco della vena spermatica nella vena renale sinistra con secondario deficit valvolare. Situazione molto frequente
  • varicocele di tipo II: compressione dell’arteria iliaca comune di destra sul sistema venoso destra. Questa causa è molto più rara
  • varicocele di tipo III: coesistono i due meccanismi insieme

I varicocele esclusivamente destri sono un fenomeno raro e deve sempre far sospettare una trombosi o occlusione della vena cava inferiore, e solo un 5-10% possiede un varicocele bilaterale, quindi negli atleti è molto più raro.

Il medico di competenza infatti procederà con la visita specialistica, ed eventualmente con una ecografia con color doppler. Se sei arrivato qui perchè hai questa problematica o hai i sintomi ti consiglio di approfondire anche l’articolo sullo sport, così da prendere le giuste precauzioni quando ti alleni.

Nordic Hamstring vs. Russian Belt: qual è il migliore?

Nordic Hamstring vs. Russian Belt: qual è il migliore?

Dopo il successo del Prof. Paolo Traficante con il suo Webinar Hamstring – tra Prevenzione e Performance (per vederlo clicca qui) dove ha analizzato l’anatomia, gli infortuni agli hamstring nel calcio e i corretti protocolli di intervento, con esercizi sia di rieducazione funzionale sia di allenamento, oggi fa l’esordio con un articolo Jacopo Petrucci, Advance Member della nostra Community PerformanceLab.

Gli sport attuali, in particolare gli atleti d’élite, (Sport e professionisti ad alte prestazioni) richiedono alte prestazioni di sforzo fisico, per cui è essenziale una condizione fisica perfetta e straordinaria, grazie alla quale può eseguire al massimo, con il minimo rischio di lesioni. Va notato che la pratica di un’attività sportiva di lunga durata, con costanti cambi di ritmo e intensità di sforzo, con frenate improvvise e strappate, corse laterali e salti, come nel calcio, pallacanestro, tennis, pallamano, pallavolo, atletica, ecc., la resistenza organica e aerobica (resistenza muscolare), che lavora intensamente con questi sport dovrebbe essere accompagnata, per timore che essi provochino stress muscolare (che alla fine può innescare l’insorgere di varie lesioni articolazioni del corpo e della parte bassa della schiena per usura), un buon lavoro dei muscoli del core di rafforzamento muscolare coinvolti nello sforzo atletico.

Così tanto nella vita di tutti i giorni, come nello sport, specialmente negli atleti d’élite, uno dei  muscoli da sviluppare sono gli HAMSTRINGDi seguito ho deciso di fare un’analisi comparativa di due esercizi che utilizzo nel circuito di forza-attivazione nella squadra che alleno.

Il “Nordic Hamstring (NHE)” è un esercizio di elevata intensità consigliato esclusivamente a coloro che svolgono regolarmente esercizio fisico che hanno un buon livello di flessibilità, in quanto questo esercizio sfrutta una tecnica intensiva per rafforzare la muscolatura.

Il NHE richiede di spostare il peso del corpo, senza sovraccarico esterno, tramite delle ripetizioni enfatizzate dall’uso dinamico dei flessori del ginocchio .

La partenza deve avvenire in posizione inginocchiata, con le gambe al suolo flesse a 90° rispetto al corpo e bloccate da un fermo o da un partner di allenamento. Fare attenzione a tenere le cosce e il tronco allineati.Durante la fase eccentrica di inclinazione del tronco in avanti, il busto deve rimanere allineato con le cosce. Infatti, in questa fase in cui avviene la contrazione dei flessori del ginocchio, si tende ad inarcare il bacino. Eseguire con la massima cautela e controllo la discesa progressiva, monitorando l’intensità della contrazione muscolare senza esagerare assolutamente nell’ampiezza del movimento.

Il “Russian Belt Exercise” (RBE) è progettato per allenare e rinforzare le gambe, puntando il suo lavoro soprattutto sugli hamstring e sui quadricipiti. Ha anche effetti positivi sul recupero dagli infortuni come contratture, strappi o dolori nella zona lombare.

L’esercizio si esegue con o senza una piattaforma leggermente inclinata (~ 45 °) dove si posizionano i piedi e la cintura russa si trova nell’area appena sopra il ginocchio. Simile a un esercizio di stacco, e con un’avversione pelvica eseguita poco prima di iniziare l’esercizio, i giocatori si posizionano in avanti (cioè la flessione dell’anca) durante la fase eccentrica per provare a toccare il pavimento con le mani e successivamente hanno iniziato l’estensione dell’anca durante la fase concentrica per tornare alla posizione di partenza.

 Gli obiettivi degli esercizi sono gli stessi? Dove li possiamo collocare? 

Gli obbiettivi degli esercizi sono pressochè simili, in quanto entrambi lavorano la fase di contrazione muscolare eccentrica ma come come potremmo vedere in seguito da degli studi, i due esercizi lavorano muscoli posteriori della coscia differenti.

Una contrazione muscolare eccentrica, è l’allungamento di un muscolo in risposta a una forza in opposizione alla contrazione muscolare, in cui la forza di contrasto è maggiore della produzione dell’energia in atto. 
In generale, la capacità di generare forza durante un’azione muscolare eccentrica è approssimativamente del 30-40% maggiore rispetto all’azione muscolare concentrica. 

Durante l’azione eccentrica, vengono reclutate preferenzialmente le fibre muscolari di tipo 2, più soggette all’ipertrofia.
Poiché le fibre di tipo 2 sono per caratteristica più forti delle fibre di tipo 1, questo potrebbe spiegare in parte la maggior forza notata nella fase eccentrica. Durante la fase eccentrica è stato osservato un inferiore reclutamento di fibre muscolari. Questo significa che le fibre reclutate ricevono un maggiore sovraccarico specifico per fibra, il che può spiegare l’ipertrofia preferenziale. 

Infine, è stato riconosciuto che le ripetizioni eccentriche siano superiori per stimolare la sintesi proteica muscolare. L’esercizio eccentrico tuttavia è stato riconosciuto anche come metodo efficace ai fini riabilitativi. L’intero sistema muscolo-tendineo lavora coeso per rallentare il movimento degli arti. 
La stretta relazione tra muscolo e tendini aiuta a dissipare il calore o la temporanea conservazione dell’energia cinetica. 
Se le forze necessarie a rallentare un arto superano la capacità del sistema muscolo-tendineo è probabile che si verifichi un infortunio.

Gli atleti con ricorrenti infortuni muscolari agli ischio-crurali agli abduttori o in generale della loggia dell’arto inferiore accusano una maggiore riduzione della forza eccentrica, il che suggerisce che la stimolazione degli stessi con un allenamento eccentrico possano ridurre al minimo il rischio di lesioni tramite il rafforzamento dei gruppi muscolo-tendinei in aree del corpo ad alta esposizione allo stress. 

Secondo i ricercatori (LaStayo et al., 2003), l’allenamento eccentrico può essere altamente benefico per la prevenzione degli infortuni, migliorando le capacità dei muscoli di assorbire più energia prima di deteriorarsi.
L’allenamento eccentrico ha dimostrato di essere un valido metodo per aumentare la flessibilità tramite la sarcomerogenesi, ovvero la crescita dei sarcomeri.

Studi effettuate hanno rilevato che le ripetizioni eccentriche possono aumentare la mobilità dell’anca in media del 22%. 
Il range di movimento (ROM) di tutte le articolazioni misurate è stato rilevato aumentato di almeno 13 gradi. 
Il motivo di questa efficacia sarebbe dovuto al fatto che il movimento eccentrico è in grado di provocare la crescita delle fibre muscolari, aumentando i sarcomeri in parallelo all’interno di un muscolo, ovvero il muscolo si allunga favorendo una maggiore flessibilità.

Gli esercizi li possiamo collocare nel circuito di forza, dopo aver effettuato un warm up con esercizi specifici di riscaldamento per la seduta di forza come ad esempio piccoli balzelli monopodalici, corse e andature con corsa indietro e il tutto finisce sempre con piccole frenate sulle sagome.

Quali sono gli studi PRO e quali CONTRO?

Le ricerche epidemiologiche condotte fino ad oggi indicano che il calcio è una disciplina che presenta un elevato rischio di incorrere in infortuni di diverso tipo. A questo proposito, Dvorak e Junge (2000) avevano osservato un’incidenza di 10-35 infortuni per 1000 ore di allenamento. Tra di essi, le lesioni dei muscoli ischiotibiali erano quelle che apparivano con la frequenza più elevata: 12-16% dell’incidenza complessiva (Arnason et al., 1996; Hawkins et al., 2000; Woods et al., 2004). Una quota significativa era costituita dalle recidive, per cui gli Autori del presente lavoro hanno sollevato alcuni dubbi sui metodi tradizionali di riabilitazione, enfatizzando allo stesso tempo l’importanza della prevenzione primaria e secondaria.

Una delle azioni di gioco che sollecita maggiormente gli ischiotibiali è rappresentata dallo sprint. Nell’esecuzione di un’accelerazione intensa, i muscoli della parte posteriore della coscia sono sottoposti ad un allungamento forzato determinato dalla flessione dell’anca realizzata simultaneamente all’estensione del ginocchio. In questa condizione, i sarcomeri all’interno delle fibre muscolari subiscono un “riarrangiamento” disomogeneo, per cui alcuni di essi subiscono delle micro-lesioni (Proske & Morgan, 2001). La ripetizione di numerosi eventi microtraumatici potrebbe causare la comparsa di una zona di particolare debolezza strutturale, a partire dalla quale insorgerebbe l’evento lesivo maggiore. Sono stati proposti diversi metodi di allenamento per la forza da utilizzare come prevenzione nei confronti di questo tipo di traumi.

Ė stato dimostrato che il NORDIC HAMSTRING (NH) presenta una serie di vantaggi rispetto ad altri esercizi comunemente utilizzati:

1) consente una maggior attivazione della muscolatura sollecitata;

2) determina un incremento superiore del picco di forza in regime eccentrico;

3) causa una modificazione della relazione forza-lunghezza che si è rivelata utile al fine di evitare le microlesioni da sollecitazione eccentrica rapida e intensa (Brockett et al., 2001; Proske & Morgan, cit.).

mentre il RUSSIAN BELT:

a) Esercizi di stretching muscolare “eccentrici” (glutei e glutei) migliora la flessibilità

b) Poiché la contrazione prevalentemente eccentrica, aumenta la tensione muscolare, cioè maggiori guadagni in forza e elasticità muscolare.

c) Vi è una maggiore incidenza di tessuto elastico, in modo che l’ipertrofia muscolare sia longitudinale e trasversale.

d) Tutte le persone e soprattutto gli atleti d’élite, che hanno utilizzato la Russian Belt, hanno migliorato molto rapidamente la tua forma fisica e le prestazioni atletiche e non si sono infortunati facilmente come prima

e) Mancanza di rischio nel loro uso per sviluppare il quadricipite e il tendine del ginocchio. Nei tipici “Squat” con peso del manubrio sul dorso, vi è un grande rischio di lesioni vertebrali e di dischi intervertebrali, così come l’articolazione del ginocchio, soprattutto nelle atlete, dovrebbe garantire la vita con una cintura di protezione lombare.

Ad esempio, nello studio MRI-Based Regional Muscle Use during Hamstring Strengthening Exercises in Elite Soccer Players, gli autori hanno esaminato i muscoli specifici del bicipite femorale utilizzando la risonanza magnetica funzionale (MRI) nei giocatori di calcio d’élite durante l’allenamento di forza. 36 giocatori sono stati divisi in 4 gruppi, ognuno dei quali ha eseguito serie di Nordic Hamstring, un Leg curl , Russian Belt o esercizi di estensione dell’anca conic-pulley. Lo spostamento del tempo di rilassamento trasversale (T2) da pre-post-RM è stato calcolato per i muscoli bicipite femorale (BFl) e corto (BF), semitendinoso (ST) e semimembranoso (SM) nelle aree prossimali, media e distale di la lunghezza del muscolo. A

bbiamo potuto notare che  i  valori di T2 sono aumentati sostanzialmente dopo i piegamenti con la leg-curl in tutte le regioni del BFl (da 9 ± 8 a 16 ± 8%), BF (41 ± 6-71 ± 11%) e ST (60 ± 1-69 ± 7% ), nel bicipite Nordic Hamstring ha indotto un aumento sostanziale di T2 in tutte le regioni dei BF (13 ± 8-16 ± 5%) e ST (15 ± 7-17 ± 5%). I valori di T2 dopo il deadlift della Russian Belt sono sostanzialmente aumentati in tutte le regioni del BFl (6 ± 4-7 ± 5%), ST (8 ± 3-11 ± 2%), SM (6 ± 4-10 ± 4%), e regioni prossimali e distale di BFs (6 ± 6-8 ± 5%). I valori di T2 sono aumentati in modo sostanziale dopo il conic-pulley dell’estensione dell’anca solo nelle regioni prossimali e media di BFl (11 ± 5-7 ± 5%) e ST (7 ± 3-12 ± 4%). La rilevanza di tale utilizzo inter- e intra-muscolare basato sulla risonanza magnetica nella progettazione di un allenamento di resistenza più efficace e per migliorare la funzione degli ischiocrurali e prevenire le lesioni del tendine del ginocchio nei giocatori di calcio d’élite, dovrebbe essere esplorata con ulteriori studi meccanicistici.

Ad esempio, Mendiguchia et al. (2013b) hanno esaminato 15 diverse sezioni di MR durante l’affondo in avanti e l’arricciatura di gamba eccentrica che mostra che l’arricciatura delle gambe preferiva mirare alla ST, mentre l’affondo preferiva indirizzare la porzione prossimale del BFl. Gli stessi autori hanno riportato un uso muscolare non uniforme derivato dalla RM nell’esercizio del bicipite femorale nordico, con un uso preferenziale di ST e BF. Kubota et al. (2007) hanno riscontrato un maggiore utilizzo delle regioni prossimale e centrale rispetto alla regione distale della ST in seguito ad un esercizio di arricciatura delle gambe incline eccentrico. Complessivamente, quelli tra le differenze di utilizzo dei muscoli specifici per l’esercizio fisico suggeriscono che specifici adattamenti morfologici e architettonici potrebbero essere indotti con la combinazione di diversi esercizi del bicipite femorale.

Tuttavia, quegli studi precedenti non hanno indagato l’uso dei muscoli in élite, giocatori di calcio professionisti che eseguono esercizi di rafforzamento contemporanei attualmente impiegati per migliorare la funzione muscolare degli ischiocrurali e / o prevenire e riabilitare le lacrime muscolari degli ischiocrurali. L’alto tasso di infortuni per i muscoli dei muscoli posteriori della coscia nei giocatori di calcio contemporanei e il fatto che gli estensori dell’anca e la forza eccentrica dei flessori delle ginocchia sono stati considerati un fattore di rischio per ceppi di muscoli posteriori della coscia, sostengono la logica che la forza dei muscoli posteriori della coscia dovrebbe essere considerata un componente importante di qualsiasi programma di allenamento per calciatori. Determinare l’uso muscolare specifico della regione degli esercizi profilattici e terapeutici comunemente usati nei giocatori di calcio d’élite è importante per progettare il tipo di allenamento di resistenza che può essere più efficace per migliorare la qualità dei muscoli ischiocrurali e quindi prevenire le lesioni iniziali o ricorrenti del bicipite femorale all’interno di questa coorte. Nello specifico, i programmi di allenamento di resistenza mirati alla prevenzione degli infortuni integreranno idealmente gli aspetti regionali di utilizzo muscolare più simili alle condizioni associate al trauma, in modo tale che l’atleta possa ottimizzare i guadagni di forza funzionale e ridurre al minimo il rischio di lesioni future. Pertanto, la proposta del presente studio era di esaminare le differenze regionali negli spostamenti indotti dall’esercizio in T2 (tempo di rilassamento trasversale)  in determinati esercizi di rinforzo eccentrico usati comunemente per prevenire e / o riabilitare le lesioni del tendine del ginocchio nei giocatori di calcio d’élite.

Le lesioni nella parte posteriore della coscia negli sport, come il calcio, si verificano durante la corsa ad alta velocità e / o gli sforzi di accelerazione o durante i movimenti con grandi escursioni articolari (es. Lesioni da stiramento) come calci in alto.

Le tensioni muscolari dei muscoli posteriori della coscia nel calcio sia correlata alla presenza di azioni eccentriche ripetitive ad alta forza, come quelle durante la corsa ad alta velocità dove le richieste di allungamento poste sul muscolo potrebbero superare i limiti meccanici del tessuto. È stato quindi proposto di aumentare la forza eccentrica dei muscoli posteriori della coscia come metodo per prevenire le lesioni al tendine del ginocchio.

L’alto tasso di infortuni per muscoli posteriori della coscia nei giocatori di calcio e il fatto che gli estensori dell’anca e la forza eccentrica dei flessori delle ginocchia sono stati considerati un fattore di rischio per ceppi di muscoli posteriori della coscia, sostengono che la forza dei muscoli posteriori della coscia dovrebbe essere considerata un componente importante di qualsiasi programma di allenamento per calciatori.

La mia idea

Penso che, riguardando i dati emersi da questi studii, i lavori precedentemente descritti siano fondamentali da inserire in una seduta di forza di una squadra di calcio d’elite.

Nella mia personale esperienza cerco sempre di inserire nella seduta di forza settimanale soprattutto lavori eccetrinci come il Nordic Hamsting e il lavoro di Russian Belt aggiungendo a questo ultimo esercizio un piccolo sovraccarico. Inserendo questi esercizi ho potuto notare una notevole diminuzione di infortuni della squadra nella parte posteriore della coscia.

L’esercizio del Nordic Hamstring può essere raccomandato quando l’obiettivo è di lavorare più specificatamente sul Semi-Tendinoso e Bicipide Femorale, mentre l’esercizio di Russian Belt è considerato più completo quindi lavora in tutti i muscoli della parte posteriore della coscia.

Concludo dicendo che la conoscenza dell’uso muscolare differenziale degli esercizi di forza comunemente impiegati nei giocatori di calcio appare rilevante nel decidere la selezione degli esercizi di forza esatta al fine di preparare il giocatore per un’attività funzionale. Nel prossimo articolo vi presenterò un’altra analisi comparata tra alcuni eserci di ”forza” utilizzati durante i protocolli di ”prevenzione”. Con dati alla mano e proposte entreremo sempre più nella corretta selezione degli esercizi allenanti.

 

 

 

 

Jacopo Petrucci

Laureato in Scienze Motorie sportive e della salute presso la facoltà di Urbino, lavora come Preparatore Atletico della Prima Squadra della società ASD ARZIGNANO VALCHIAMPO che milita nel campionato di serie D. Per due anni è stato preparatore atletico della juniores nazionale della JESINA CALCIO e nell’ultimo anno responsabile della preparazione atletica di tutta la fascia agonistica e delle categorie Giovanissimi e Allievi. Jacopo è entrato a far parte della Community PerformanceLab dal 2018.

Jumper’s knee e allenamento eccentrico: trattamento della tendinopatia patellare

Jumper’s knee e allenamento eccentrico: trattamento della tendinopatia patellare

Il jumper’s knee è una patologia diffusa, soprattutto in alcune categorie sportive come il volley. 

L’allenamento eccentrico è diventato un popolare mezzo di trattamento per la tendinopatia patellare ( o jumper’s knee). 

Lo scopo di questo studio è stato quello di revisionare l’evoluzione dello strenght training eccentrico atto a questo scopo, con un focus sulle prescrizioni degli esercizi utilizzati, così da aiutare i medici/terapisti ad operare le scelte corrette ed identificare le aree su cui la ricerca dovrà concentrarsi in futuro.

E’ stata svolta una ricerca su tutto il database MEDLINE, il 1 settembre 2006, così da identificare le prospettive ed i trials clinici randomizzati con un focus sul trattamento tramite training eccentrico della tendinopatia patellare.

Sono stati inclusi infine 7 articoli con un totale di 162 pazienti i quali tra gli interventi hanno svolto allenamento eccentrico.

I risultati degli studi erano tutti positivi, ma la loro qualità discutibile.

Il contentuto dei vari programmi variava, ma la maggior parte erano svolti due volte al giorno per dodici settimane.

Un numero potenzialmente significativo di differenze sono state identificate nei programmi svolti: drop squat o movimenti eccentrici lenti, squat svolto su una piattaforma declinata o sul pavimento, esercizio svolto sotto soglia di dolore o con dolore, sovraccarico solo della fase eccentrica o di entrambe le componenti, e progressione di velocità e poi carico o solo carico.

In conclusione, si può affermare che pressochè tutti gli studi mostravano l’efficacia della componente eccentrica di allenamento in ambito riabilitativo, ma la possibilità di raccomandare uno specifico protocollo rimane limitata.

Gli studi disponibili indicano che i programmi di trattamento del jumper’s knee dovrebbero includere una piattaforma declinata e dovrebbero essere svolti con un certo livello di disconfort, e che gli atleti non dovrebbero chiaramente svolgere attività sportiva durante i trattamenti.

Tuttavia, questi aspetti necessitano di ulteriori studi.

Link: http://bjsm.bmj.com/content/41/4/217.short

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Metodi di stretching a confronto

Metodi di stretching a confronto

In questo studio del Dottor Rosario D’Onofrio, presentato al Congresso Internazionale Isokinetic tenutosi a Londra nel 2016, si sono valutate le differenze fra 3 metodi di stretching attivo e passivo ed analizzato quali di esse avesse un maggior impatto sulla flessibilità degli hamstring.

Lo studio ha coinvolto 24 giocatori professionisti di calcio, partecipanti al campionato di serie A italiana.

I giocatori hanno svolto lo Straight leg raise test per valutare la flessibilità degli hamstring e stabilire eventuali differenze prima dell’allenamento.

Il protocollo di allenamento consisteva di tre sedute di stretching per settimana, per 4 settimane, con esercizi di stretching svolti dai giocatori, i quali erano stati divisi in 3 gruppi:

A (n=6): stretching posturale globale per la catena posteriore (6x20”)

B (n=6): stretching sulla piattaforma vibrante (Nemes, Bosco system) in posizione di standing pike stretch (20hz di vibrazione applicata 6x20”).

C (n=6): stretching statico analitico (Anderson) 6x20”.

Tutti i giocatori riposavano 10” tra gli stretches e svolgevano lo stesso allenamento successivamente. SLRT è stato ripetuto dopo il periodo di training e 14 giorni dopo la fine dello studio.

Miglioramenti significativi sono stati riscontrati sulla performance di SLRT per tutti i tre gruppi.

In questo studio, nessun protocollo di stretching è risultato essere migliore per l’aumento di flessibilità.

Dopo 14 giorni dalla fine dello studio è stata riscontrata una diminuzione della performance nello SLRT per due gruppi, A e C, mentre il gruppo B ha riscontrato una lieve ma non significativa diminuzione.

Link: http://www.youblisher.com/p/1764889-THREE-STRETCHING-TRAINING-METHODS-TO-INCREASE-HAMSTRINGS-FLEXIBILITY-IN-PROFESSIONAL-SOCCER-PLAYERS/

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Riduzione dell’infortunio agli hamstring: due tempistiche di intervento

Riduzione dell’infortunio agli hamstring: due tempistiche di intervento

La riduzione dell’infortunio agli hamstring è una priorità nel lavoro dei preparatori fisici in tutti gli sport, e in particolare nel calcio, dove l’incidenza è molto alta.

E’ stato esaminato l’effetto di un programma di 12 settimane di Nordic hamstring exercises (NHE), effettuato prima e dopo un allenamento di calcio, sulla forza in eccentrica degli hamstring , attività muscolare, e adattamenti strutturali; questo con l’obiettivo di valutare gli effetti possibili sulla riduzione dell’infortunio agli hamstring. 

I giocatori amatoriali sono stati randomizzati in 3 gruppi. Il gruppo di controllo (CON; n=11) ha intrapreso esercizi di core stability, mentre un programma periodizzato di NHE è stato svolto prima (NHEBEF ; n=10) o dopo (NHEAFT ; n=14) due allenamenti a settimana.

Le misure previste comprendono peak torque e i concomitanti segnali di elettromiografia superficiale normalizzati (sEMG) dei muscoli del bicipite femorale (BF) e mediale (MH) durante le contrazioni eccentriche massime del flessore del ginocchio, eseguite a 30 ° · s-1.

L’ultrasonografia è stata usata per determinare lo spessore del muscolo BF, l’angolo di pennazione della fibra muscolare e la lunghezza del fascicolo.

L’esecuzione del NHE è probabile che aumeti i moderati valori di peak torque sia in NHEBEF (+ 11,9%, nell’intervallo di confidenza del 90%: dal 3,6% al 20,9%) e sia in NHEAFT (+ 11,6%, dal 2,6% al 21,5%) rispetto a CON.

Gli aumenti massimi di sEMG sono stati moderatamente maggiori nel BF di entrambi i gruppi di allenamento con NHE rispetto a CON. Ci sono stati probabilmente aumenti moderati dello spessore muscolare di BF (+0,17 cm; da 0,05 a 0,29 cm) e probabilmente aumenti piccoli degli angoli di pennazione (+ 1,03 °; -0,08 ° a 2,14 °) in NHEAFT rispetto a CON e rispetto NHEBEF.

L’aumento della lunghezza della fascia BF è stata probabilmente maggiore in NHEBEF (+1,58 cm; da 0,48 a 2,68 cm; piccolo effetto) rispetto a CON e a NHEAFT.

Un programma di rafforzamento degli hamstring in modo eccentrico di 12 settimane ha aumentato la forza e la sEMG con una grandezza simile indipendentemente dalla sua programmazione relativa alla sessione di allenamento del calcio.

Tuttavia, gli adattamenti strutturali per sostenere i guadagni di forza differivano in base alla tempistica del programma di prevenzione dell’infortunio agli hamstring.

Link: http://researchdirect.westernsydney.edu.au/islandora/object/uws%3A26913/datastream/PDF/view

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Infortunio agli hamstring: la flessibilità è davvero un fattore predisponente?

Infortunio agli hamstring: la flessibilità è davvero un fattore predisponente?

Nel calcio, nonostante si pensi che la flessibilità giochi un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’ infortunio agli hamstring, la relazione tra flessibilità e infortunio rimane poco chiara.

Lo studio si propone di investigare la relazione che intercorrerebbe tra flessibilità e infortunio agli hamstring in giocatori di calcio non professionisti.

Lo studio ha incluso 450 giocatori maschi; la flessibilità è stata misurata tramite sit and reach test. La relazione fra flessibilità e infortunio agli hamstring è stata osservata nell’anno successivo all’effetuazione del test, e i possibili effetti confoundings come l’età e precedenti infortuni subiti, sono stati presi in considerazione. 

Dei 450 giocatori, il 21.8% aveva riportato un infortunio agli hamstring nell’anno precedente. Durante il periodo di studio, il 5.1% ha subito infortunio. Non è stata riscontrata in questo studio, una relazione fra infortunio agli hamstring e flessibilità. 

In questo gruppo di giocatori, la flessibilità degli hamstring, misurata con SRT, non è stata correlata alla loro probabilità di lesione.
L’età e le lesioni precedenti come possibili “confounders” non sembrano influenzare questa relazione.

Altri fattori eziologici devono essere esaminati per chiarire ulteriormente il meccanismo delle lesioni agli hamstring.

Link: http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0363546516664162

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