Problematiche del Tendine di Achille

Il tendine di Achille è il tendine più largo e più forte del corpo. Il tendine non ha una vera e propria guaina sinoviale, ma è rivestito da paratenon che ha uno spessore variabile. L’apporto vascolare del tendine proviene distalmente dai vasi intraossei del calcagno e prossimalmente dalle branche intramuscolari. Le lesioni del tendine d’achille sono associate all’impatto di carichi dovuti alla corsa o al salto. Le disfunzioni dell’achilleo possono anche essere messe in relazione con vari fattori. Essi sono problematiche posturali, scarpa scadente o con un complesso gastrosoleo poco estensibile. Un altro tipo di problematica al tendine è la tendinosi dell’achilleo. Essa è caratterizzata da una degenerazione intratendinea del tendine senza segni di infiammazione. La tendinosi è asintomatica fino a quando il tendine non si rompe del tutto  e si può avere una massa palpabile non dolente all’inserzione prossimale del tendine .

Cause

La tendinite dell’Achille in genere non è legata ad un trauma specifico. Il problema deriva da stress ripetitivi al tendine. Questo accade spesso quando spingiamo i nostri corpi nel fare troppo e troppo presto.  Altri fattori possono rendere più probabile lo sviluppo di una tendinite, tra cui:

  • Un improvviso aumento della quantità o dell’intensità dell’attività fisica, ad esempio, aumentando la distanza che si percorre ogni giorno di un paio di chilometri senza dare al vostro corpo la possibilità di adattarsi alla nuova distanza.
  • Muscoli del polpaccio contratti: avere i muscoli del polpaccio contratti o freddi e improvvisamente iniziare un programma di esercizi aggressivo può mettere ulteriore stress sul tendine di Achille.
  • Speroni ossei (osso cresciuto dove non dovrebbe esserci) nella zona dove il tendine di Achille si attacca al calcagno possono sfregare contro il tendine e causare dolore e infiammazione.
  • Esiti di Malattia di Haglund: una malattia del calcagno che si struttura durante la fase della crescita e che porta ad una protuberanza ossea posteriormente. Questa protuberanza sfrega contro il tendine e contro le normali calzature provocando una tendinite inserzionale talvolta molto fastidiosa e dolorosa (guarda figura in basso).
Test

Il Test di Thompson serve per valutare la rottura completa del tendine di Achille. Nel paziente normale, posto in posizione prona con il ginocchio flesso di 90°, la compressione del polpaccio provocherà una flessione plantare perché il tendine è intatto. Questo test è importante perché la maggior parte dei pazienti sono capaci di fare una flessione plantare del piede debolmente tramite il flessore lungo delle dita.

Raggi X. Le radiografie forniscono immagini chiare delle ossa. I raggi X possono mostrare se la parte inferiore del tendine d’Achille è calcificata, o indurita. Questo fa fare diagnosi di tendinite inserzionale calcificata dell’Achilleo. In casi di grave tendinite non inserzionale dell’Achille, ci possono anche essere calcificazioni nella parte centrale del tendine.

Risonanza Magnetica. sebbene la risonanza magnetica non sia necessaria per fare diagnosi di tendinite dell’Achille, è importante per la pianificazione dell’intervento chirurgico. Una risonanza magnetica può mostrare quanto sia grave il danno del tendine. Se è necessario un intervento chirurgico, il medico pianificherà la procedura in base alla quantità del danno tendineo.

Trattamento

Sono molti i trattamenti che vengono suggeriti in questi casi. Ancora non sono chiari quali siano i più efficaci e su quali pazienti.

L’efficacia maggiormente riscontrata risulta su un trattamento conservativo basato su una combinazione di più fattori: riposo,corticosteroidi se necessario, ortesi, stretching e riabilitazione attiva. Se il trattamento conservativo fallisce allora potrebbe essere utile agire chirurgicamente.  L’allenamento eccentrico è parte integrante e fondamentale nella riabilitazione. Più studi ci confermano come già un training di sei settimane sia in grado di portare notevoli miglioramenti alla patologia sia come funzionalità sia in termini di dolore. Questa tipologia di esercizio influisce sulla produzione di collagene di tipo 1 che permette di aumentare la forza e il volume del tendine.

Le onde d’urto hanno dimostrato essere efficaci nel ridurre il dolore nel medio termine quando sono associate a riabilitazione attiva.

È basilare capire che in presenza di un’affezione articolare o tendinea un intervento localizzato non è quasi mai sufficiente a risolvere il problema. È necessario riequilibrare la periferia della parte in difficoltà.

L’Osteopatia lavora proprio seguendo questa linea metodica. L’osteopata non si limita a curare la parte dolente ma interviene sulle cause primarie che hanno provocato il problema.

Questo modo di procedere garantisce una percentuale di successo statisticamente molto elevata e, per la verità, è l’unico modo sensato di procedere.

Non si nega l’utilità di interventi locali o terapie sintomatiche ma è inutile porre rimedio agli effetti senza prima intervenire sulle cause.

Alessandro Viganò