Un numero sempre crescente di giocatori di basket ha portato ad un alto tasso di infortuni, specialmente considerando che la pallacanestro è considerata uno degli sport di squadra a più alto rischio di infortuni, con un tasso riportato fra 7-10 su 1000. Sebbene tronco, testa, e lesioni agli arti superiori siano frequenti, l’evidenza suggerisce che la maggior parte degli infortuni (58-66%) siano a carico delle estremità inferiori, sia per cause da overuse (tendinopatie, fratture da stress..), sia traumatiche (ad esempio lesioni ai legamenti).

I due infortuni che tradizionalmente ricevono maggiore attenzione sono le lesioni del corciato anteriore (ACL) e le distorsioni di caviglia. In particolare, quest’ultime (a carico del comparto laterale) sono le più comuni riscontrate nei giocatori sia di sesso maschile che femminile, con una percentuale del 25% circa di tutti gli infortuni registrati. Nonostante le lesioni alla caviglia possano sembrare relativamente meno gravi per quantità di tempo passato lontano dai campi, la prevenzione è molto importante, soprattutto per il rischio di recidiva e lo sviluppo di instabilità cronica del comparto con conseguente possibile osteoartrite. L’incidenza degli infortuni dell ACL senza contatto è alta anche considerando le percentuali negli altri sport. Per esempio, fino al 16% delle giocatrici di basket può incorrere in una lesione dell’ ACL, con tassi da 2 a 4 volte superiori rispetto al basket maschile. L’infortunio all’ ACL può inoltre portare a conseguenze debilitanti, quali osteoartriti al ginochio, ricostruzioni chirurgiche, e costi importanti per le società, rendendo perciò la prevenzione molto importante.

La pallacanestro richiede movimenti specifici che differenziano i suoi fattori di rischio e i meccanismi di infortunio dagli altri sport. Queste esigenze si sono evolute nel corso degli ultimi due o tre decenni come modifiche delle regole di gioco (come palloni più leggeri per le donne, etc), hanno velocizzato il gioco, con conseguenti adattamenti fisiologici dei partecipanti.

Il basket è uno sport con un’importante componente verticale, che richiede un discreto numero di salti e atterraggi per partita, da 2-4 volte superiore rispetto al calcio o la pallavolo. La natura multidirezionale del gioco richiede costanti accelerazioni e decelerazioni, he forzano gli atleti ad un alto numero di cambi di direzione, circa uno ogni 2-3 secondi. Mentre altri sport sport multidirezionali enfatizzano movimenti sul piano sagittale quali jogging o sprinting, il basket richiede un’alta frequenza di movimenti non sagittali, quali movimenti sul piano frontale durante l’attività difensiva.

Gli attuali programmi di prevenzione variano enormemente sia per focus che per tipologie. Mentre alcuni si focalizzano sul training neuromuscolare, altri utilzzano supporti esterni (taping, calzature di supporto, fasciature..). Per progredire con lo sviluppo e l’implementazione di un programma specifico per la prevenzione degli infortuni sul comparto inferiore, le evidenze correnti relative a questi programmi necessitano di essere sintetizzate.

Perciò, lo scopo di questo studio è stato quello di una ricerca sistematica, di review e di meta analisi dell’efficacia dei correnti programmi di prevenzione nei giocatori di basket, con focus sul tasso di infortuni generale sugli arti inferiori, sulle distorsioni di caviglia e sulle lesioni all’ ACL. Abbiamo ipotizzato che la letteratura presentasse risultati inconsistenti riguardo la prevenzione degli infortuni nel basket, che si traduceva in una riduzione non significativa degli infortuni sul comparto inferiore in generale, sull’ ACL e sulla caviglia.

Discussione

Il Basket necessita un grande numero di richieste sul piano frontale e verticale che lo distinguono dagli altri sport. Perciò, i programmi di prevenzione dovrebbero tener conto di queste specifiche, cosi come dei vari differenti fattori di rischio e meccaniche degli infortuni agli arti inferiori. Vi è una carenza di programmi di prevenzione, con interventi spesso somministrati uniformemente a tutti gli atleti, simili o uguali a quelli di sport differenti come calcio e pallavolo. Soltanto 10 erano gli studi specifici sul basket inclusi in questa review, e hanno evidenziato come i programmi di prevenzione possano risultare efficaci nel ridurre significativamente il rischio di infortuni agli arti inferiori, distorsioni di caviglia e lesioni dell’ACL.

I risultati della nostra meta analisi per quanto riguarda i risultati di prevenzione sugli infortuni agli arti inferiori (general lower extremity injuries) sono significativi e interessanti poiché mostrano come ogni singola articolazione sia complessa da analizzare. Per esempio, l’aumento di rischio infortunio all’ACL può essere attribuito a fattori biomeccanici dell’anca e del ginocchio. Aumentare il rischio per una patologia potrebbe aumentare quello per un’altra. Per esempio, la diminuzione della capacità di adduzione e rotazione interna dell’anca tramite il potenziamento degli estensori d’anca e rotatori esterni è uno degli obiettivi primari dei programmi di prevenzione per l’ACL, ma allo stesso tempo, l’aumento della rotazione esterna potrebbe aumentare i rischi di sindrome patellare, ognuno dei quali può essere innescato da diversi fattori di rischio. Così come le cavigliere possano ridurre il rischio di infortuni alla caviglia, è stato riscontrato un trend di un numero maggiore di infortuni in altre parti. Questo perché, magari, aggiungere stabilità artificialmente ad un’articolazione può reindirizzare le forze ad un’altra, rendendola più vulnerabile. Anche se i programmi inseriti in questa review differivano per prescrizione di esercizi ed intensità, i risultati della meta analisi indicano che il rischio di lesioni può essere ridotto attraverso sforzi di prevenzione neuromuscolari dedicati, indicando come questi siano fondamentali da inserire all’interno di ogni programma di prevenzione. Ad ogni modo, sia l’allenamento neuromuscolare, l’utilizzo di supporti esterni, o una combinazione di entrambi, necessitano di un ulteriore inquadramento in ottica di quale possa essere la metodologia migliore per ridurre il rischio di infortuni.

E’ stato visto come programmi specifici di prevenzione riducessero significativamente gli infortuni alla caviglia. Uno studio ha dimostrato come per 7 giocatori partecipanti ad un programma di balance training si prevenisse 1 infortunio. Mentre i programmi di prevenzione di tipo neuromuscolare utilizzano differenti componenti, l’enfasi maggiore è stata posta sul balance training statico e dinamico. Questo tipo di programmi, che evidenziassero questa componente, si sono mostrati di successo al fine di prevenire gli infortuni alla caviglia, anche in altri sport di tipo multidirezionale (calcio, pallavolo). Vi è una forte evidenza che supporta gli effetti di un balance training di tipo neuromuscolare sull’aumento del balance e sul senso di posizione delle articolazioni nello spazio. Considerando che un controllo precario dell’articolazione della caviglia è segnalato come uno dei maggiori fattori di rischio, il balance training garantisce un’adeguata prevenzione su questo aspetto. Supporti esterni, come scarpe alte e cavigliere, hanno mostrato efficacia nel ridurre il rischio di infortuni, con un maggiore effetto delle cavigliere rispetto alle scarpe alte. Il loro uso cronico è molto dibattuto però, poiché i muscoli potrebbero diventare deboli e perdere la capacità di rispondere alle perturbazioni, di conseguenza aumentando il rischio di infortunio. Tuttavia, vi è l’evidenza di come la muscolatura peroneale, principale responsabile di un’improvvisa inversione di caviglia, non sia interessata dal processo. Ciò suggerisce che l’uso prolungato di una cavigliera non comporta cambiamenti neuromuscolari nella stabilizzazione dinamica della caviglia e non può aumentare il rischio di distorsioni. La nostra ricerca non ha individuato studi che analizzassero specificamente l’effetto dei bendaggi sul rischio infortuni. Ciò è sorprendente considerando che il taping è equivalente all’utilizzo di una cavigliera. Da sottolineare come sia stato individuato che le distorsioni alla caviglia non siano mai un evento singolo nella storia di un atleta, ma che siano fortemente a rischio recidive. Fino ad oggi la prevenzione secondaria, ossia la riduzione di richio di ricaduta, e’ risultata però essere più efficace di quella primaria. Dopo una prima distorsione gli atleti mostrano un ridotto equilibrio, forza e stabilità articolare ed un aumento del tempo di reazione del peroneo. L’allenamento di tipo neuromuscolare e l’uso di supporti esterni potrebbero migliorare uno o più fattori di rischio e risultare efficaci se utilizzati in combinazione.

Solo 3 studi all’interno di questa review analizzavano la prevenzione infortuni dell’ACL nel basket, e riguardavano tutti atleti donne. Tutti risultavano non efficaci. Questi risultati sono in linea con le precedenti meta analisi che riportavano come i programmi di prevenzione di ACL erano significativamente meno efficaci nel basket rispetto agli altri sport, come il calcio. Probabilmente, le richieste sport specifiche diverse nel basket, tra cui frequenti salti, atterraggi in one leg o double-leg, movimenti sul piano frontale e scivolamenti laterali, potrebbero influenzare negativamente il successo dei programmi di prevenzione. Molto interessante è però che il programma di prevenzione di questi tre studi era lo stesso di quello somministrato alle giocatrici di calcio e pallavolo. I giocatori di basket,abbiamo gia detto però, svolgono movimenti differenti, e si oppongono di conseguenza a tipi di forze differenti. Ciò suggerisce come la prevenzione dovrebbe essere sport specifica, conseguentemente alle richieste differenti di ognuno degli sport. I programmi contenevano un numero contenuto di movimenti sul piano frontale e di single leg, a differenza delle richieste del gioco. Questi si focalizzavano su movimenti double leg sul piano sagittale, mirati al rinforzo e al controllo neuromuscolare delle gambe e del valgismo, il primo fattore biomeccanico di rischio infortunio.

Limitazioni

La review e la meta-analisi sono soggette a limitazioni basate sulla quantità e qualità dei programmi precedentemente elaborati sulla popolazione in studio. Considerando il numero esiguo di studi, le diverse definizioni di infortunio e i sistemi di valutazione, la carenza di studi altamente qualitativi e l’eterogeneità dei programmi di prevenzioni e della popolazione studiata, risulta difficile dare specifiche raccomandazioni riguardanti l’ottimale utilizzo di programmi di prevenzione. Nessuno studio ha specificamente affrontato la misura in cui un programma di prevenzione riduca effettivamente il rischio di infortunio agli arti inferiori, lasciando aperta la possibilità che ciò che abbia effetto positivo su una componente possa mettere a rischio infortunio un’altra.

Alessandro Lonero

Taylor, J. B., Ford, K. R., Nguyen, A. D., Terry, L. N., & Hegedus, E. J. (2015). Prevention of lower extremity injuries in basketball: a systematic review and meta-analysis. Sports health, 7(5), 392-398.

Studio integrale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4547118/