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Quali sono le strategie posturali nella propriocezione?

Il mantenimento della postura richiede la contrazione continua, “tonica”, dei muscoli antigravitari, per contrastare l’azione della forza di gravità. Questi muscoli si contraggono, infatti, in risposta ai segnali provenienti dallo stiramento dei fusi neuromuscolari, per cui interrompendo le vie afferenti, la contrazione riflessa diventerebbe impossibile e il soggetto in stazione eretta o seduta si accascerebbe al suolo.

Sherringhton (1906) ha introdotto il termine propriocezione definendola come il flusso di segnali che nasce dai propriocettori e raggiunge il midollo per dare origine alle risposte riflesse.

Nei decenni successivi vari Autori hanno attribuito alla parola propriocezione significati anche contrastanti (senso della posizione, cinestesia…), limitandosi però sempre a considerare la componente cosciente e trascurando completamente quella incosciente, probabilmente per la mancanza di mezzi atti a studiarla e comprenderla.

Che cos’è l’archeopropriocezione?

Riva (2000) ha introdotto i concetti di archeopropriocezione e propriopercezione.

Per archeopropriocezione si intende il flusso di segnali che nasce dai propriocettori periferici e raggiunge le strutture più primitive del sistema nervoso: midollo spinale, tronco dell’encefalo e parte primordiale del cervelletto (figura 1 e 2). Tali strutture vengono definite sottocorticali, in quanto non sono sotto il dominio della coscienza. La valutazione dei comportamenti posturali in situazione bipodalica e in statica equivale a testare una Formula 1 nel giardino di casa: è evidente come le situazioni imprevedibili, dinamiche e monopodaliche sono quelle che governano la vita quotidiana e il sistema di controllo posturale.

Figura 1: Sezione sagittale mediana dell’encefalo di un uomo: le aree azzurre sono le più antiche, strettamente correlate all’archeopropriocezione

Come venivano definite le strategie posturali in passato?

In passato, si usava definire le strategie posturali in base al distretto corporeo considerato (anca o caviglia), ma oggi si deve differenziare in base ai sistemi funzionali coinvolti. Utilizzando un sistema elettronico composto da una tavola basculante/traslante (DEB – Delos Equilibrium Board) e da un lettore posturale (DVC – Delos Vertical Controller), entrambi con feedback visivo e in tempo reale, si può valutare in pochi minuti le caratteristiche del controllo posturale di chi si testa. Il DVC registra i movimenti angolari del tronco in senso latero/laterale e antero/posteriore.Figura 2: Propriocezione e archeopropriocezione

Che cos’è la priopriocezione secondo il Prof. Riva?

Che cos’è la strategia archeopropriocettiva?

La strategia archeopropriocettivo-visiva è la più immediata e fine, quella che permette di gestire la stabilità posturale. Se questo sistema non è in grado di funzionare adeguatamente, interviene quello vestibolare, più impreciso e grossolano, che aiuta a trovare stabilità attraverso ampi movimenti del corpo.

Nella strategia di compenso, il soggetto mantiene la quiete usando le braccia come timone, soluzione ultima se il primo sistema non funziona e si vuole limitare l’intervento del secondo. Oggi ci si è comunque accorti che l’uso degli arti superiori come compenso, in molti casi, destabilizza ulteriormente e nel prossimo articolo vedremo come. per concludere l’argomento, verrà sviluppato l’allenamento specifico

Andrea Nonnato

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