Il basket è uno degli sport di squadra tra i più popolari al mondo, le dimensioni regolamentari del campo da gioco siano di 28x15m e, in quasi tutte le leghe professionistiche, con 4 tempi di gioco di una durata variabile da 10 minuti ognuno, fino ai 12 minuti in NBA; lo “shot clock”, il tempo che una squadra ha per concludere l’azione offensiva, salvo alcune eccezioni, è impostato a 24 secondi.

Il gioco del basket richiede un’alta percentuale di sistema fosfageno, una buona porzione di glicolisi anaerobica e un contributo minore di meccanismo anaerobico (Read et al. 2014) e può essere definito come uno sport ad impegno aerobico-anaerobico alternato, ma con una componente preponderante che è sicuramente quella anaerobica.

Dato il massiccio impegno del sistema anaerobico alattacido, una delle abilità più importanti per un giocatore di basket è quella dell’accelerazione e della qualità del processo di recupero durante i periodi di medio-bassa intensità. Questa abilità di ripristinare rapidamente le riserve energetiche durante il recupero breve e attivo esprimendo subito dopo un’azione intensa è determinante e viene chiamata Repeated Sprint Ability (RSA).

Dal punto di vista fisiologico, l’alternanza dei meccanismi energetici ci mostrano che seppur molto frazionata dalle pause la frequenza cardiaca si mantiene al di sopra dell’85% per il 74% del live time (Read et al. 2014), con valori più alti nel primo tempo. La produzione di lattato, non trascurabile, in vari studi è risultata essere molto eterogenea, con una media tra i valori di 4-7 mmol/l e l’intensità espressa secondo il parametro del VO2max è del 65-70% (Narazaki et al. 2009).

Nell’arco di una partita, raramente tutto ciò che rientra nell’espressione di alte intensità, come ad esempio uno sprint, sono effettuati in linea e in continuità, ma spesso sono presenti cambi di direzione, accelerazioni, decelerazioni, gesti specifici e salti (circa 45 per match). Il 90% delle distanze percorse all’interno di un singolo spostamento è inferiore ai 10 metri, di queste quasi il 60% è inferiore ai 5 metri (Slides Corso PFN 2017).

Infatti, Il giocatore di basket durante una partita sta fermo in media 114 ± 118 azioni, cammina per 253 ± 36 azioni che durano in media 2,3 secondi, esegue un movimento specifico lento (ad esempio scivolamento laterale a bassa intensità) per 291 ± 44 volte che durano in media 1,5 secondi, corre lentamente 126 ± 60 azioni che durano in media 2,1 secondi, corre a media intensità per 93 ± 34 per 1,6 secondi, esegue un movimento specifico di gioco a più veloce intensità per 211 ± 38 in cui ogni azione dura circa 1,3 secondi, sprinta per 56 ± 13 azioni che durano circa 1,5 secondi e sviluppa movimenti specifici più intensi per 124 ± 18 azioni con durate medie di 1,5 secondi (Colli et al 2012).

Ad oggi diversi studi hanno deciso di focalizzare l’attenzione non sono sul numero di azioni che avvengono durante una partita, che sono da ritenere per noi fondamentali per la programmazione dell’allenamento fisico su base intermittente, ma su quelle che sono le vere e proprie distanze che sviluppano i cestisti in gara. Infatti Colli et al., qualche anno fa,  hanno identificato per ogni ruolo tattico (play, ala e centro) la distanza percorsa in metri per le diverse fasi di gioco. 

Si è visto che Ali e play percorrono circa 4 km a partita, mentre un centro percorre circa 3 Km, ossia meno distanza. Inoltre Ali e i play maker sviluppano molte più azioni ad alta velocità rispetto ai centri, e i centri e le ali sviluppano molta difesa sul lato debole e i play e le ali difendono molto di più sulla palla rispetto ai centri.

Dall’analisi della letteratura emerge inoltre che sia presente un cambio di pattern motorio ogni due secondi (Read et al. 2011); infatti gli sprint non in linea, e quelli effettuati con cambi di direzione costituiscono il 52% del totale all’interno di una partita (Conte et al. 2015).

Altri autori tra cui Scanlan et al. hanno inoltre suddiviso le intensità di gioco in bassa, moderata e alta, le quali occupano rispettivamente il 50-72%, il 17-43% e il 6-20% del live time, o tempo reale di gioco; con il 97% degli sforzi ad altissima intensità che dura meno di 15 secondi e il 94% di quelli sub-massimali meno di 20 (Taylor, 2004).

Addentrandoci più all’interno dei singoli tempi di gioco, secondo uno studio non pubblicato di Barnabà e Colli, il 73% delle azioni dura meno di 40 secondi, dei quali ben il 42% rientra in un intervallo di 1-20 secondi, a questo si aggiunge lo studio di Shelling et al, che mostra come la densità del gioco (work/rest) possa variare a seconda dell’azione, dell’intensità e del momento di gioco. Tendenzialmente, le azioni medio-intense hanno un rapporto di 1:1, con una durata media di 15 secondi, mentre le azioni ad altà intensità, tendente al massimale, durano dai 2-5 secondi, e hanno una densità di lavoro-recupero 1:10.

Inoltre, dall’osservazione fatta da Barnabà e Colli, viene evidenziato un ulteriore aspetto importante: ossia come questo rapporto sia più elevato all’inizio di ogni quarto, con i minimi che vengono raggiunti nei minuti finali dei due tempi (termine del 2 e del 4 quarto).

Da questa analisi dettagliata si può concludere che le “richieste fisiologiche del basket siano fortemente influenzate dai movimenti specifici effettuati in spazi stretti, come blocchi, rimbalzi, mantenimento della posizione e dalla contingenza tattica. La valutazione della prestazione fisica risulterebbe però sottostimata se venissero utilizzati come parametri di valutazione soltanto le velocità o le accelerazioni, escludendo le quantità di salti e contatti”(Slides Corso PFN 2016-2017).

Alessandro Lonero