Nel calcio moderno, con partite che si susseguono di settimana in settimana o spesso di 3 in giorni in 3 giorni, i giocatori possono essere sottoposti a notevole stress sia fisico che psicologico. Infatti, un numero sempre crescente di partite, si è visto come può influenzare in qualche maniera il recupero muscolare e di conseguenza la capacità di prestazione.

Diversi anni fa, Ekstrand et al. (2004), hanno dimostrato che un elevato numero di partite porti a un abbassamento della performance e un aumento del rischio di infortunio.  Dupont et al. (2010) dimostrarono che giocare partite ogni 3 giorni innalzi il rischio di infortunio del 6,2 %, rispetto al giocare solamente due partite per settimana.

Tutto ciò è dovuto al fatto che i calciatori sono sottoposti a sprint, cambi di direzione, contrasti, salti, tiri, cambi di velocità, e frenate che producono tutta una serie di modifiche organiche come la disidratazione che, come dimostrato da Mohr et al. (2010), porta ad una perdita del 2% sul peso corporeo iniziale. Alla fine del match si è inoltre notato come possa essere un fattore di rischio importante, da prendere in considerazione, la forte deplezione dei substrati glicolitici, (Di Salvo et al, 2009; Mohr et al, 2010).

Questo fenomeno è dovuto alle distanze percorse ad alta velocità e le azioni ad alta potenze, che insieme alle accelerazioni e decelerazioni creano uno stress alle fibre muscolare portando all’esaurimento i suoi substrati. Inoltre, sembrerebbe che l’attività ad alta intensità ripetuta da bruschi cambi di ritmo e azioni intense, porti all’insorgenza di DOMS e ciò possa aumentare il rischio di infortunio (Rahnama et al, 2002).

Tutte questi fattori e variazioni, provocano un aumento delle infiammazioni corporee, come l’aumento del CK che va dal 70% al 250% e ha un ritorno alla norma in 48/120 ore, quindi almeno 2 giorni dopo la gara (Thompson et al, 1999; Takarada et al, 2003). Si è visto inoltre che dopo la partita, DOMS e CRP 24h dopo e CK e LDH avevano il loro picco 48h dopo, e di conseguenza i processi infiammatori su una partita portano ad avere un’alterazione transitoria, che svanisce in 72h, tempo necessario per un recupero.

L’effetto post-match oltre ad avere effetto negativo sulle prestazioni fisiche, ha effetto negativo anche sulle capacità tecniche come quella di effettuare brevi passaggi su distanze ravvicinate (Rampinini, 2008).

Sapendo che tutti questi fattori possono influenzare l’allenamento post-match (il giorno dopo) è facile pensare come la gara giochi un ruolo fondamentale, non solo a livello tecnico tattica ma anche a livello fisico, nella strutturazione del morfociclo di allenamento.

Partendo quindi da questo e dall’analisi sulla pianificazione del morfociclo, dallo stato di fatica fisico e psicologico dei giocatori, si programma la settimana di lavoro, per un corretto recupero muscolare.

Nel nostro modello di periodizzazione, Il giorno seguente la gara è un giorno dedicato al recupero passivo e permette ai giocatori di ripristinare e recuperare dagli sforzi della gara, preparandosi nel miglior modo alla nuova settimana di allenamenti (Figura 1).

Figura 1: Modello di periodizzazione tattica (Immagine presa da Futbol Pratico)

 

Recupero Muscolare Attivo

Il giorno della ripresa sul campo del morfociclo è il terzo giorno (o primo giorno) ed è svolto in forma di recupero attivo.

L’obiettivo di questo allenamento è creare sollecitazioni brevi negli stessi meccanismi e regimi di contrazione della gara, mantenendo inalterati anche gli stessi sistemi metabolici (Gatti e Vulcano, 2015).A livello fisico le esercitazioni nella loro globalità sono dedicate al recupero muscolare tramite il sistema aerobico, con potenze medie relativamente basse ed esercizi di durata medio-breve con un’intensità medio-bassa.

Questa seduta, prende il nome dal concetto di recupero e viene chiamata Recupero Attivo, nella quale attraverso l’allenamento di sotto-principi e sotto sotto-principi le esercitazioni costruite hanno un basso impegno cognitivo e alta discontinuità favorendo il recupero.L’obiettivo è di recuperare psico-fisicamente quindi si tralasciano tutti i tradizionali lavori da lunedì (dalla potenza aerobica, al fartlek in regime aerobico) preferendo costruire insieme all’allenatore esercitazioni di scelta semplice o più ludiche e con un impegno cognitivo ridotto.

Secondo il nostro modello di periodizzazione tattica, abbiamo visto che durante l’arco annuale gli allenamenti di recupero muscolare attivo hanno avuto una simile struttura (Figura 2)

Figura 2: La seduta di recupero attivo, secondo la nostra periodizzazione. Analisi a livello fisico dei parametri metabolici, neuromuscolari e del tempo di recupero passivo

Nella prima parte dell’allenamento dopo alcuni lavori di attivazione neuromuscolare e/o core stability, i giocatori sono stati coinvolti in esercitazioni quali rondos o lavori individuali di scelta semplice (figura 3), di una durata di circa 11 minuti, con una potenza metabolica relativamente bassa 8,1 W/Kg, 3,3 azioni intense al minuto, un carico neuromuscolare (o indice di Toschi) di 11, una % di W> intense non elevata e un tempo di recupero passivo al minuto di 23,7 secondi.

Figura 3: Esercitazione di scelta semplice, individuale, con ricerca del terzo uomo e conclusione nella porticina

Nella seconda parte dell’allenamento o parte centrale, la nostra periodizzazione ha visto lo sviluppo di possessi a numeri medi e in uno spazio di campo non così grande (es. 60x40 6vs.6 con sponde attive o passive), partite a zone o partite a 4 porte (figura 4). Possiamo notare da questa partita a 4 porte della durata complessiva di circa 24 minuti, composta da 3 ripetizioni della durata 6 minuti a cui si sono susseguiti 2 minuti di recupero passivo con la spiegazione dei differenti obiettivi, ha avuto una potenza media (analizzando il totale) di recupero con 8,4 W/kg, un carico neuromuscolare un 10% circa maggiore rispetto alla gara (con 11,4), un buon numero di azioni intense 3,4, un tempo di recupero passivo al minuto di 22,6 secondi, % W> intense del 18 % e % del tempo vel/W che identifica il rapporto di alta intensità (HI) che è stato del 23%.

Figura 4: Esercitazione di partita a 4 porte 6vs.6 + 6 sponde esterne passive. La durata dell’esercizio è stata di 24 minuti, comprendente delle pause di recupero tra cambio squadre e sponde.

Nella parte finale dell’allenamento, la seduta concludeva con partite libere, torneino a tre squadre con le sponde o torneo chi segna resta a tre squadre che si inter-cambiavano ogni gol subito (Figura 5). Si è vista da questa analisi come il torneo finale, a tre squadre, produca potenze medio-basse con 8,8 W/Kg, un carico neuromuscolare medio 11,0 un buon numero di azioni intense al minuto 3,2 e un tempo di recupero passivo al minuto più basso rispetto agli altri esercitazioni.

Figura 5: Torneo a 3 squadra, con la squadra che subisce il goal esce e lascia spazio alla terza squadra che è fuori in recupero passivo. Se nessuna delle due squadra ha effettuato un goal dopo 3 minuti, entra la squadra che è fuori ed esce quella che è da più tempo dentro.

Ritornando all’analisi globale dell’intero allenamento (figura 1) si può notare come la potenza media di questo giorno di recupero attivo sia bassa 7,5 W/kg, condizionata dalle notevoli pause tra un esercizio e l’altro o tra una serie e l’altra di lavoro che mostrano 11 pause della durata maggiore a 1 minuto nella media di tutti gli allenamenti analizzati. Nell’analisi abbiamo inserito 20 allenamenti che avevano queste caratteristiche e che hanno mostrato una durata media di 71 minuti circa, e con un dispendio energetico di 29, 4 KJ/kg.

In ultimi analisi abbiamo provato a verificare quale fosse l’andamento del tempo, della spesa energetica e del carico neuromuscolare durante l’anno di recupero attivo. Si è visto come durante gli allenamenti monitorati il carico neuromuscolare (figura 6) sia stato mediamente più alto rispetto alla media in alcuni allenamenti e abbia avuto dei picchi il 15 dicembre, il 24 gennaio, il 7 febbraio e il 21 febbraio.

Figura 6: Andamento dell’indice di Toschi durante gli allenamenti monitorati

Il tempo, durante gli allenamenti, è stato di 65 minuti escluso il riscaldamento o l’attivazione neuromuscolare, e ha avuto il seguente andamento come mostrato in figura 7.

Figura 7: Andamento dei minuti di allenamento durante gli allenamenti monitorati

 

Da questa analisi si può notare come la media sia stata un po’ alterata da alcune registrazioni di breve durata dove per problematiche di spazi o di gestione gruppo, l’allenamento è durato meno del previsto. Alcuni allenamenti hanno avuto una durata più lunga fino ad 86-89 minuti/allenamento. Analizzando ancora il dispendio energetico (Kj/Kg) possiamo notare (figura 8) come mediamente il dispendio energetico sia stato di 29,4 Kj/kg ma abbia riscontrato dei picchi di 40,4 Kj/Kg e 47,8 Kj/Kg, con dei decrementi in corrispondenza di quegli allenamenti di durata minore che abbiamo potuto osservare nella figura precedente.

Figura 8: Andamento del dispendio energetico durante gli allenamenti monitorati

In conclusione abbiamo voluto mostrare un esempio di giorno di recupero attivo, partendo dai presupposti fisiologici su cui il modello di periodizzazione tattica si basa (a livello fisico), volendo offrire una nostra personale analisi di alcuni parametri utili a monitorare ed avvalorare il nostro lavoro. Il monitoraggio del dispendio energetico, dei minuti di lavoro e del carico neuromuscolare è un passo in avanti nel poter controllare il training load degli atleti. Attraverso tale controllo, monitorando sempre più allenamenti, possiamo tenere conto delle variabili che influenza il gioco di ripresa e di recupero. Riteniamo che questo giorno sia uno dei principali da tenere sotto osservazione per preservare gli atleti da infortuni, per ridurre il carico percepito e la fatica della gara precedente, sia a livello fisico sia a livello cognitivo, e per riprendere gradualmente l’attività quotidiana di lavoro preparando al meglio la prossima gara.

Bibliografia

  • Rampinini, E., Impellizzeri, F. M., Castagna, C., Azzalin, A., Ferrari, B. D., & Wisløff, U. L. R. I. K. (2008). Effect of match-related fatigue on short-passing ability in young soccer players. Medicine and Science in Sports and Exercise, 40(5), 934-942.
  • Thompson D, Nicholas CW and Williams C. Muscular soreness following prolonged intermittent high-intensity shuttle running. J Sports Sci 1999 May; 17 (5): 387-95
  • Takarada Y. Evaluation of muscle damage after a rugby match with special reference to tackle plays. Br J Sports Med 2003; 37 (5): 416-9
  • Mohr M, Mujika I, Santisteban J, Randers MB, Bischoff R, Solano R, Hewitt A, Zubillaga A, Peltola E, Krustrup P. Examination of fatigue development in elite soccer in a hot environment: amultiexperimental approach. Scand J Med Sci Sports 2010 Oct; 20 Suppl. 3: 125-32
  • Mohr M, Krustrup P, Bangsbo J. Match performance of high-standard soccer players with special reference to development of fatigue. J Sports Sci 2003 Jul; 21 (7): 519-28
  • Dupont G, Nedelec M, McCall A, McCormack D, Berthoin S, Wisløff U. Effect of 2 soccer matches in a week on physical performance and injury rate. Am J Sports Med 2010 Sep; 38 (9): 1752-8
  • Ekstrand J, Walde´nM, Hagglund M. , A congested football calendar and the wellbeing of players: correlation between match exposure of European footballers before the World Cup 2002 and their injuries and performances during that World Cup. Br J Sports Med 2004 Aug; 38 (4): 493-7
  • Rahnama N, Reilly T and Lees A. Injury risk associated with playing actions during competitive soccer. Br J Sports Med 2002 Oct; 36 (5): 354-9
  • Di Salvo V, Gregson W, Atkinson G, Tordoff P, Drust B. Analysis of high intensity activity in premier league soccer. Int J Sports Med 2009 Mar; 30 (3): 205-12
  • Gatti P. e Vulcano L. La periodizzazione tattica: come e perchè. Edizioni Correre. 2016

Co-fondatore di PerformanceLab, blog sulla preparazione fisica. Attualmente lavora come Peparatore fisico e training load analyst per il Torino F.C., società professionistica di Serie A, nella quale segue la preparazione fisica e il monitoraggio dei carichi di allenamento della Primavera. E’ cultore della materia di Basi del Movimento Umano e Teoria e Storia della Metodologia di Allenamento per l’Università degli Studi di Torino, è appassionato al mondo della ricerca nelle scienze motorie e collabora con alcuni professori per lo sviluppo di progetti di tesi e di ricerca.